Tre cittadini statunitensi sono stati arrestati ieri in Kansas, nella città di Liberal — circa 20 mila abitanti — con l’accusa di aver progettato un attentato contro un complesso abitativo che ospita 120 persone, per la maggior parte immigrati somali, e un centro di preghiera musulmano nella vicina città di Garden City.

I tre, che hanno tra i 47 e 49 anni, si autodefinivano “crociati” e miravano a fare strage degli “scarafaggi” musulmani. Ora sono accusati di cospirazione con finalità di distruzione di massa — un reato federale — e dovranno comparire di fronte al giudice lunedì.

L’arresto segue oltre otto mesi di indagini da parte dell’FBI, tramite intercettazioni e agenti infiltrati nel sottobosco delle formazioni suprematiste bianche della zona, come il Kansas Security Force e altre milizie del genere, diffusissime in tutto il territorio federale.

I tre “crociati” avevano espresso più volte il proprio odio nei confronti dei somali e dei musulmani in generale. In un’intercettazione telefonica, Patrick Eugene Stein, uno di loro, dice che soltanto “un bagno di sangue” potrebbe imprimere una svolta al Paese.

A quanto pare, il gruppo aveva da tempo tenuto d’occhio l’obiettivo — in cui contava di far detonare un ordigno esplosivo — e aveva preparato un manifesto da pubblicare subito dopo l’attacco. Tra le informazioni diffuse dall’FBI, spicca il resoconto di una riunione dei tre, a luglio, poco dopo la sparatoria in un nightclub di Orlando — che sarebbe servita da ispirazione a “reagire”: passando in rassegna i possibili obiettivi e segnandoli su Google Maps, i “crociati” prendono in considerazione “varie modalità di attacco, inclusi omicidio, rapimento, stupro e incendio.” Il sindaco di Garden City si è detto “scioccato” dal piano.

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Nell’area di Garden City vivono tra i 300 e i 500 immigrati somali, per la maggior parte impiegati nel macello di carne bovina della Tyson Foods. Secondo dati ufficiali, dei 906 rifugiati arrivati nello stato del Kansas tra il 2014 e il 2016 — numeri, come si vede, piuttosto contenuti — il 7,5% proveniva dalla Somalia.

Non è la prima volta che gli Stati Uniti si trovano a che fare con il terrorismo bianco, anzi bianchissimo. Il caso più celebre risale all’inizio dell’anno, quando una milizia armata ha occupato un edificio federale dismesso in una riserva naturale nel sud-est dell’Oregon, rivendicando dallo stato federale un controllo privato o locale su alcune terre.

Nel mese dell’occupazione — terminata con uno stand-off finale e la resa dei miliziani l’11 febbraio — in molti criticarono l’atteggiamento blando del governo e dell’opinione pubblica nei confronti dei terroristi, chiedendosi quale sarebbe stato il trattamento riservato loro se si fosse trattato di neri o musulmani.

Il discorso vale anche in questo caso: non solo è facile trovare su Twitter commenti che sottovalutano l’accaduto — addirittura incolpando dell’islamofobia l’Islam stesso — ma anche sulla stampa internazionale la notizia non si avvicina neanche lontanamente alla rilevanza data, per esempio, a quella del ventiduenne siriano arrestato in Germania pochi giorni fa.

 

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