Lo scorso 6 Agosto è entrata in vigore in Germania la legge “Incentivare e pretendere,” preparata dal governo tedesco con l’intenzione di meglio affrontare il problema dell’integrazione dei rifugiati.

La legge si sta dimostrando un completo fallimento. Fin dalla propria concezione inevitabilmente estremamente controversa, il testo prevede sia la sospensione dell’obbligo di priorità di assunzione per lavoratori indigeni e europei, per tre anni, ma introduce anche una norma che codifica lavori a 1 euro, con contratti che possano scendere ampiamente sotto lo stipendio minimo garantito.

La scorsa notte, NDR Info — la stazione radiofonica all news dell’emittente radiotelevisiva pubblica dei Länder del nord — ha rivelato come la legge, che auspicava di regolamentare i contratti illegali a cui troppo spesso sono costretti rifugiati, sia ignorata dai datori di lavoro di più di 100mila rifugiati.

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Human–Care, la società che gestisce gli ostelli e i centri di accoglienza dove i rifugiati sono ospitati, ha raccontato ai microfoni di NDR come un loro stesso ex–dipendente si occupasse di mettere in contatto i rifugiati con possibili datori di lavoro, sarebbe forse più corretto chiamarli padroni, sia per contratti a un euro che per lavori completamente in nero.

Fonti tra i volontari che lavorano presso gli ostelli confermano il modello, colleghi compromessi offrono ai rifugiati che hanno bisogno di lavoro immediato — per mandare soldi alla famiglia o per pagarsi il viaggio, ovviamente non approvato dai centri, verso una città, dove cercare migliore fortuna, ma ai confini della società.

Le difficoltà incontrate dalle misure per l’integrazione mettono in seria difficoltà la CDU della Merkel, che si confronterà con l’onda populista di ultradestra dell’Alternativa per la Germania nel Länder di Meclemburgo–Pomerania Anteriore, dove il partito della cancelliera rischia di dover scontare gli eccessi della propria onesta (?) moderazione in ambito immigrazione.

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