Il primo dicembre ha aperto a Milano, in via De Cristoforis, il primo temporary shop Pornhub in Europa. Resterà aperto fino al 31 dicembre con lo scopo esplicito di vendere, in sostanza, regali di natale un po’ osé.

“L’atelier di 60 metri quadrati, situato in un tipico cortile milanese, rappresenta la prima presenza fisica del brand in Europa, e sarà la perfetta occasione per uno shopping natalizio alternativo,” si legge sull’evento su Facebook dedicato all’apertura. “Oltre alla linea di abbigliamento e gadget ufficiali, nello store saranno presenti prodotti in esclusiva come la linea di lubrificanti Pornhub, le Pornhub Premium Card e la nuova linea di sex toys Pornhub.”

Alla fine del mese il negozio chiuderà e Pornhub tornerà ad essere reperibile esclusivamente online, dove già sessanta milioni di persone sono abituate a visitarlo ogni giorno. Ma lo scopo ultimo di Pornhub, in questa operazione, qual è? Vendere qualche gadget e un po’ di lubrificante? Difficilmente sembra averne bisogno a livello economico, viste le dimensioni della sua infrastruttura.

Pornhub vuole sdoganare la pornografia, sottraendola dall’ambito del proibito e collocandola a pieno diritto in quello della cultura pop. Del resto è stato il vice-amministratore delegato di Pornhub, Corey Price a dichiarare nel dicembre del 2014 di voler rendere la pronografia “qualcosa di cui si può parlare.” Negli ultimi cinque anni il sito si è reso protagonista di una lunga serie di iniziative con questo obiettivo di fondo.

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Nel 2014, ad esempio, ha lanciato una campagna per piantare alberi. L’idea era nata in occasione dell’Arbor day 2014, la giornata americana delle piante, ed era questa: per ogni video visualizzato nella categoria “big dick” dal 25 aprile al 2 maggio Pornhub avrebbe fatto sì che venisse piantato un albero da qualche parte in America. Ovviamente il sito ha fatto ogni tentativo possibile per giocare sul doppio senso del vocabolo inglese wood (“legno/foresta” ma anche “pene eretto” nel gergo parlato).

Un’altra iniziativa a sfondo filantropico risale al 2012 e al 2015, questa volta in favore del cancro al seno. La campagna si chiamava “Save the boobs” e bastava cliccare su uno dei video con questo tag per donare. Pornhub avrebbe donato alla ricerca un centesimo di dollaro per ogni trenta video visualizzati. E non si finisce qui. Ci sono anche state iniziative sulla prevenzione del cancro ai testicoli, e nel 2015 Pornhub ha messo a disposizione una borsa di studio da venticinquemila dollari per chi avesse dimostrato di “saper creare la felicità altrui.”

Tutti esempi lodevoli di filantropia. Siamo assolutamente convinti che la pornografia vada quantomeno liberata dal tabù diffuso e ipocrita che ancora oggi la avvolge, visto che si può tranquillamente definire un fenomeno di massa. Senz’altro anche a Pornhub la pensano così — ma nonostante sembrino essere persone con uno spiccato senso dell’umorismo, senza dubbio hanno anche un’altra giustificazione allo sdoganamento del porno: il proprio guadagno.

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Pornhub, ad oggi, realizza più di sessanta milioni di visite al giorno. Potenzialmente, potrebbe realizzare cifre notevoli grazie alle inserzioni pubblicitarie, ma non lo fa. Un’inserzione su un sito porno costa tra l’80 e il 90% in meno rispetto alla media delle inserzioni pubblicitarie online — secondo i dati pubblici più recenti che abbiamo reperito, del 2013. Questo significa che Pornhub ha guadagnato in questi anni un decimo di quanto avrebbe potuto fare se fosse stato un sito di qualunque altro tipo.

Se la pornografia online smettesse di essere un tabù, Pornhub potrebbe accrescere in modo sostanziale i suoi profitti. Certo è che non basta essere simpatici per riuscire in questo intento — nonostante la simpatia sembri aiutare molto. Pornhub potrebbe, grazie all’influenza mediatica di cui dispone, pronunciarsi contro fenomeni della pornografia che la rendono ancora non pronta per essere sdoganata come fenomeno pop: ad esempio, la diffusione non consensuale di video intimi di ex o ottenuti grazie a spy-cam; oppure il miglioramento delle condizioni di lavoro di molte pornostar, ancora oggi tutelate in misura minore rispetto ai loro colleghi maschi.

Queste cose, però, costano molta più fatica rispetto a un’operazione di facciata come piantare alberi o aprire un negozio con le lucine in centro a Milano.

Cosa possiamo fare fare, dunque? Smettere di guardare Pornhub per tornare a YouPorn? Non così in fretta. Un fenomeno poco noto, nonostante sia in realtà completamente alla luce del sole, è l’interconnessione strettissima tra la maggior parte dei siti porno di tutto il mondo. PornHub, YouPorn, RedTube, Tube8 e molti altri, sono posseduti dalla compagnia MindGeek, una società con sede fiscale in Lussemburgo, che prima dell’acquisizione di RedTube aveva l’agghiacciante nome di ManWin.

MindGeek controlla l’80% del traffico dei siti pornografici mondiali, con un fatturato annuo di più di un miliardo di dollari — gli ultimi dati esatti disponibili sono del 2013, ma visto l’ulteriore allargamento di Pornhub nel corso degli ultimi anni, non c’è motivo di dubitare che il monopolio sia stato messo in pericolo. In quell’anno il proprietario di ManWin, Fabian Thyllman, vendette l’azienda per 73 milioni di euro al proprio stesso consiglio di amministrazione. Da allora l’azienda non ha solo acquistato siti porno, ma anche la maggior parte delle case di produzione, come ad esempio Brazzers e RealityKings.

Pornhub è la punta di diamante di MindGeek, l’ammiraglia della compagnia. Su nessun sito del consorzio, prevedibilmente, troverete link a MindGeek, ma il legame tra le due aziende è così forte che Mike Williams, il responsabile della comunicazione di PornHub, risponde alle mail indirizzate a MindGeek, almeno secondo quanto riporta Il fatto quotidiano:

Cercando sul web, si incontra il nome MindGeek. È una società con sede in Lussemburgo fondata nel 2007, con uffici a Dublino, Amburgo, Londra, Los Angeles, Miami, Montreal e Nicosia. Sembra gestisca i più importanti aggregatori di video porno gratuiti, come Pornhub, Youporn e Retube. Li contattiamo per assicurarci che sia così. A rispondere alla mail indirizzata a Mindgeek è Mike Williams, che si occupa della comunicazione di Pornhub. “Posso parlare a nome di Pornhub – dice – ma non per Mindgeek”.

Il negozio della compagnia a Milano è aperto fino al 31 dicembre. Ricordatevi, se comprate qualcosa, di farlo in modo sicuro.

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