Poche cose al mondo sanno catturare l’attenzione dei bambini e l’immaginazione degli adulti come i libri pop–up. Alla base del loro magnetismo, forse, c’è uno scontro implicito tra libro, regno della bidimensionalità e della stasi, con il movimento, il tridimensionale.

Ritagliare, piegare, dare forma alla carta è un’arte vecchia quanto la carta stessa — basti pensare agli origami — ma la storia dei libri pop–up è piú strana, piú vasta. E, come una vera arte, piú difficile da tracciare.

I libri pop-un sono parenti più prossimi delle macchine che dei libri veri e propri. A fine Duecento il teologo, matematico e alchimista catalano Ramon Lull decise di realizzare un modello fisico della propria teoria logica dell’Ars magna con piani di carta rotanti. I dischi di carta collegavano argomenti della conoscenza con azioni e aggettivi: ruotandoli era possibile verificare “verità già presenti” e trovarne di nuove. La ruota, realizzazione fisica delle regole del sistema filosofico di Lull, il calculus ratiocinator, garantiva con i propri limiti fisici che i meccanismi logici rimanessero legati a fondamenti razionali, senza deviare verso la pura immaginazione.

L’innesto “meccanico” all’interno del libro era pienamente giustificato dal testo filosofico stesso.

L’uso di tecniche meccaniche all’interno di libri si diffonde a macchia d’olio dal secolo successivo in tutti gli ambiti dell’accademia. Impressionante in particolare il De Humani Corporis Fabrica Librorum Epitome di Andrea Vesalio, considerato fondatore della moderna anatomia. Vesalio realizza le proprie rappresentazioni dell’anatomia umana con un fitto sistema di finestrelle, che rivelano cosa c’è sotto strati di pelle e muscoli, o aprono finestre con ulteriori approfondimenti.

pop_up_anatomyCon l’abbassarsi dei costi della stampa iniziano a diffondersi sempre di piú strutture che nascono al di fuori dei libri pop-up per sé, come i gatefold. La diffusione di tecniche di lavorazione della carta nella fustellatura e cordonatura al di fuori dell’arte però è proprio quello che rende possibile l’arrivo dell’arte al proprio medium naturale: i libri per bambini.

Siamo a fine Settecento quando John Newbery di fatto inventa il settore della letteratura per bambini. È importante considerare il contesto — con l’eccezione di Newbery e Locke nessuno all’epoca riteneva che lo svago o il giocare avessero un ruolo positivo per l’educazione di un bambino, che i genitori al contrario dovevano mantenere al massimo del rigore.

Oltre la stretta letteratura d’intrattenimento, Newbery inizia a pubblicare le metamorfosi e le Harlequinade di Robert Sayer. Sayer, forse ispirato dai primi esperimenti di Vesalio, è ideatore formale del sistema di piega “lift-the-flap” — che realizza piegando e incollando la pagina in quattro parti, tagliando poi parti della faccia superiore per creare delle finestre.

Una volta provato che il settore della letteratura per ragazzi aveva un pubblico famelico iniziano ad essere commissionate nuove edizioni, a volte ridotte, a volte illustrate, altre volte appunto trasformate in libri pop-up: vengono prodotte opere di narrativa d’intrattenimento originariamente destinata ad adulti come i Viaggi di Gulliver e Robinson Crusoe.

L’espansione del settore prosegue lentamente ma con costanza fino a metà Ottocento, soprattutto per opera di nuove produzioni per la prima volta stampate in numeri piú grandi.

L’editore Dean & Son viene fondato da Thomas Dean (il figlio diventerà socio molti anni dopo) a cavallo tra i due secoli, e in pochi anni diventa leader incontrastato della stampa di libri “novelty” per bambini. È il figlio di Dean a inventare il meccanismo delle illustrazioni animate, dove parte di un disegno è posto su un foglio di carta fustellato separato dalla pagina, che si muoveva tirando una linguetta a lato della pagina. Malgrado la tiratura dei libri fosse sostanzialmente piú alta rispetto a esperienze precedenti, che spesso vantavano letteralmente un numero di copie in una sola cifra, gran parte del lavoro dopo la stampa, solitamente in letterpress, delle illustrazioni, rimaneva a mano.

Le animazioni con le linguette colpiscono la fantasia del pubblico e di tanti altri artigiani del settore, tra tutti brilla Lothar Meggendorfer, vero genio della tecnica, che la porterà agli apici piú ambiziosi, realizzando animazioni multiple e concatenate che si attivavano tirando una sola linguetta.

Sebbene l’effetto pop-up fosse presente in già tantissimi volumi editi da Dean & Son, l’espressione pop-up è coniata solo anni dopo, negli anni Quaranta del ventesimo secolo, dall’editore newyorkese Blue Ribbon Publishing. Sono anni difficili per l’arte dei libri animati: malgrado la stampa di massa avesse finalmente permesso di ai libri animati di avere prezzi accessibili, la domanda non si era espansa con la produzione, e sono pochissimi i libri del genere pubblicati durante le due Guerre.

Bisognerà aspettare il 1956 per assistere al rinascimento del genere, interamente scaturito dalle opere visionarie dell’architetto e artista ceco Vojtěch Kubašta. Kubašta lascia il mondo degli artisti e appassionati del pop-up sconvolti quando pubblica la propria versione di Capuccetto rosso per l’editore statale ARTIA, di Praga.

A causa del patto di Varsavia, nessun editore poteva importare negli Stati Uniti le opere di Kubašta, che avrebbe continuato per anni a sorprendere e deliziare i bambini dell’Unione Sovietica. Ma le pubblicazioni di ARTIA avevano dimostrato all’Occidente che era ancora possibile trovare grande successo coi libri pop-up, e che, malgrado la necessità di tenere prezzi accessibili per tutte le famiglie fosse sempre la prima necessità, era necessario essere molto piú ambiziosi con la realizzazione tecnica per sopravvivere contro la televisione, la musica, e il cinema.

Sarà l’editore statunitense Waldo Hunt a imbottigliare lo spunto creativo di Kubašta per l’Occidente: con la sua Graphics International porta alla ribalta il libro pop-up e animato anche negli Stati Uniti, e subito dopo in Europa. Fiore all’occhiello della Graphics Interational fu il piccolo capolavoro, e medaglia Kate Greenaway per l’illustrazione Haunted House di Jan Pieńkowski.

I meccanismi di Haunted House, 1979, ad opera di Tor Lokvig, erano virtualmente mai visti prima in Occidente, con multiple finestre per pagina, elementi pop–up e animati che si dividevano stretti lo spazio a disposizione sulla pagina. Dagli anni Sessanta agli anni Novanta Hunt avrebbe curato la pubblicazione di 1000 libri, progressivamente sempre piú ambiziosi e complessi. È impossibile pensare che i libri pop-up sarebbero arrivati come genere vivo e denso di innovazioni fino al ventunesimo secolo senza i contributi di Kubašta e Hunt.

Oggi, la filiera produttiva dei libri pop-up è quasi esclusivamente accentata in Colombia, Messico e Singapore.

Malgrado i meccanismi piú semplici siano stati negli anni automatizzati, gran parte del lavoro è effettivamente svolto in catena di montaggio, da gruppi di piú di 50 persone. I libri piú complessi possono richiedere anche un centinaio di interventi manuali diretti.

Quasi un’arte circense, quella dei libri animati e pop-up è un’arte destinata a rincorrersi per sempre, sempre alla ricerca del meccanismo, del trucco — quasi magico — successivo per sorprendere il proprio pubblico. Un’arte nata dal bisogno di visualizzare in movimento — con mezzo secolo di anticipo sulla tecnologia — e che ha trovato una casa perfetta nell’immaginazione di bambini e adulti.

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