Questa mattina, il giudice del tribunale di Palermo ha sospeso — di fatto, annullato — le primarie siciliane del Movimento 5 Stelle, che lo scorso luglio avevano designato Giancarlo Cancelleri come candidato del partito alla presidenza regionale.

Il giudice ha accolto il ricorso di Mauro Giulivi, un esponente 5 Stelle molto popolare a Palermo, a cui era stato impedito di candidarsi con una ragione che si può ormai definire pretestuosa. Giulivi, secondo il movimento, sarebbe stato escluso in quanto non avrebbe firmato il codice etico. Il reo Giulivi però ha dichiarato che era stato avvisato di dover firmare solo due ore prima della scadenza, mentre peraltro si trovava al lavoro.

A questo punto i 5 Stelle hanno due scelte: ripetere la consultazione,  ma i tempi sono strettissimi: i simboli vanno depositati entro sabato, mentre le liste devono essere pronte per il 6 ottobre. Oppure espellere su due piedi Giulivi, togliendogli diritto di parola su qualunque cosa. Ma quest’ultima soluzione sarebbe un bel danno d’immagine per il movimento, che sulle competizioni interne ha già mostrato molti conflitti e punti deboli.

Proprio ieri ha suscitato una certa costernazione la pubblicazione della lista dei candidati premier pentastellati. Conoscendo le dinamiche del movimento, l’unica vera competizione possibile sarebbe stata quella tra Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista: invece quest’ultimo si è ritirato, lasciando campo libero al primo, “sfidato” soltanto da altri sette candidati minori finora non meglio conosciuti, che chiaramente non hanno nessuna possibilità di partita.

Quando ancora sembrava che Di Maio sarebbe stato l’unico candidato, ha contribuito alla caciara anche Roberto Saviano, pubblicando un post su Facebook in cui si proponeva come sfidante, per “trarre d’impaccio” il Movimento da una “situazione bulgara.” La mossa sembra riecheggiare quella analoga di Beppe Grillo, quando nel 2009 tentò di candidarsi a sorpresa alle primarie del Pd. Come Grillo allora, Saviano non poteva davvero candidarsi alle primarie del Movimento, in quanto non rispetta nessuno dei criteri pubblicati pochi giorni fa sul blog — in primis, quello di essere iscritto al M5S — , ma probabilmente avrebbe raccolto ben più voti di tutti gli attuali sfidanti di Di Maio messi insieme.

C’è da augurarsi infatti che, almeno alle primarie nazionali, votino un numero consistente di aventi diritto.

Le consultazioni online 5 stelle, infatti, sono sempre state caratterizzate da una partecipazione così bassa da risultare sconfortante, specie per un movimento che ha fatto della democrazia diretta un suo presunto cavallo di battaglia.

Basta guardare qualche statistica per rendersi conto della situazione. A Milano, il primo candidato sindaco del M5S alle ultime elezioni amministrative, Patrizia Bedori, aveva ottenuto soltanto 74 preferenze: : meno di quante ne deve ricevere un candidato di un paese di 30000 abitanti per essere sicuro di entrare in consiglio comunale.  Un dato senza dubbio sconfortante anche tenendo conto del basso numero di aventi diritto al voto nel capoluogo meneghino: circa 2000 attivisti, che in teoria — essendo tutti militanti del partito — avrebbero dovuto avere una percentuale di astensione molto bassa.

A questo punto, bisogna porsi due domande: perché il Movimento 5 Stelle continua a fare primarie? E come fa a non perdere credibilità?

Le due domande sono strettamente correlate. Partiamo dal principio, ovvero da quando sono avvenute le prime consultazioni online di una dimensione rilevante all’interno del movimento: alla fine del 2012, con le cosiddette parlamentarie. Di lì a poco, infatti, si sarebbero tenute le elezioni che avrebbero trasformato il partito di Grillo da macchietta a importantissima forza politica nazionale, conquistando il 25% dei voti degli elettori.

Anche in quell’occasione, però, votarono pochissimi aventi diritto: solamente 20.252. Riporta un articolo dell’epoca de Il Fatto Quotidiano:

Qualcuno fa di conto e avanza dubbi. “95000/1400= 67,9 preferenze medie. Ogni iscritto, 3 voti: 95.000/3= 31.667 votanti [in realtà, come abbiamo visto, il numero finale risultò essere ancora più basso]. 31.667/1400 = 22,7 iscritti per candidato. Partecipazione dal basso? Più che altro, piccoli club privati e casta estremamente chiusa”, osserva una voce polemica. “95mila persone – aggiunge un altro – è la popolazione del mio quartiere”.

Quello, in Italia, si può dire sia stato il momento d’oro delle primarie: si erano appena tenute anche quelle del Partito Democratico, in cui Pierluigi Bersani aveva sconfitto Matteo Renzi, ottenendo una leadership solida grazie a una grande partecipazione popolare, l’ex segretario, infatti, fu votato da quasi un milione e mezzo di persone, portandone alle urne quasi tre milioni. Nonostante le modalità e lo scopo specifico delle consultazioni fossero diversi, il divario di partecipazione è lampante.

Quelli che oggi sono in parlamento a rappresentare il movimento 5 stelle vennero eletti pressapoco dai propri conoscenti, ma ciò non ha impedito in alcun modo l’exploit storico alle elezioni di marzo, dove alla camera il movimento 5 stelle risultò essere addirittura più votato del PD, nonostante l’impressionante differenza di partecipazione alle primarie.

Ed ecco perché il movimento 5 stelle continua ancora oggi con le primarie: perché, molto banalmente, a nessuno sembra rilevante che la kermesse delle primarie online sia in sostanza qualcosa di farlocco, un piccolo teatrino vuoto che non interessa a nessuno ma che elegge una parte importante della futura classe dirigente nazionale.

Le alte sfere del movimento — quindi Grillo e, soprattutto, Davide Casaleggio — sanno benissimo che le primarie, o le parlamentarie, o le regionarie eccetera sono un guscio vuoto, ma continuano comunque a farle e presentarle come una grande prova di democrazia da parte del proprio partito. Questo perché le primarie costituiscono un rito, qualcosa che i piani alti del partito utilizzano per mantenere una credibilità presso lo zoccolo più duro dei propri militanti in attesa dell’arrivo al potere. Sia le elezioni siciliane che quelle nazionali si avvicinano, e – come abbiamo visto – nonostante il precario allestimento, la magra partecipazione e le tegole giudiziarie, il Movimento potrebbe sbancare.            

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