I tetti che incorniciano il cielo sbiadito di Milano

DIAFRAMMA || Questo mese, un’edizione speciale: tutti i giorni un progetto tratto dal corso di Fotografia per l’Architettura presso la Scuola di Architettura e Società del Politecnico di Milano.

a cura di Nicolò Piuzzi

Cornici Milanesi è un progetto di Mattia Cella

La struttura del tessuto urbano milanese caratterizza in maniera importante la trama con cui la città si dispiega sotto il nostro sguardo e i nostri passi.

In una Milano profondamente ridisegnata dopo il boom demografico di fine ‘800, la tradizionale maglia intrecciata di piccole vie lastricate lascia spazio ad un disegno geometrico caraterizzato da grandi arterie stradali.

A differenza forse di altri grandi città italiane, il centro di Milano perde interamente quel disegno urbano medievale caratterizzato da una infinito accavallarsi di piccoli passaggi capillari nascosti e austeri, aprendosi a dimensioni urbane più adatte ai fiorenti commerci che grande hanno fatto questa città sin dalla sua fondazione.

Anche ad un occhio inesperto la dimensione milanese della ‘urbe’ sembra un pò stonare rispetto ai sedimenti storici che caratterizzano le innumerevoli città e piccoli borghi dello stivale. Nell’immergersi nella realtà frenetica dei clacson e delle metro prese all’ultimo, la Milano «capitale del Moderno» sembra aver occultato il suo passato più antico, inghiottendo anche quei piccoli frammenti urbani che ne raccontano la storia pià antica. Proprio in questa cornice si inserisce il mio progetto fotografico, un progetto sorto nello sviluppare un interrogativo: esiste ancora qualcosa di questa antica Milano?

«D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.»
— Italo Calvino, Le Città Invisibili

Negli ultimi anni, da milanese e architetto, la dimensione della città «turistica» ha poco poco lasciato spazio alla scoperta del particolare nascosto. Nel vivere Milano ci si abitua troppo spesso a sbucare qua e là dalle scale di una metro, o ad arrivare da A a B con il solito autobus. Negli ultimi anni quello che ho voluto investigare, bicicletta alla mano, è stato invece scoprire la matassa ingarbugliata che si districava tra i punti cardine scanditi dalle fermate dalle fermate dei mezzi pubblici.

Ho tentato di ritrovare una dimensione urbana distinta, che esulasse dall’immaginario collettivo della grande Milano di Via Dante o di Corso Buenos Aires. Nella mia ricerca mi sono soffermato su una zona ai più ignorata, quella tra Via Torino e Sant’Ambrogio. Un frammento fuori dagli schematismi della mobilità ordinaria, che si dirama in un accrocchio vorticoso di piccole vie timidamente baciate dal sole come Via Bagnera, Via S.Maurilio, Via Morigi e, infine, Via Medici. Qui il gioco della compressione e dilatazione degli spazi invita prepotentemente ad alzare lo sguardo. La percezione spaziale di questi luoghi che intagliano lunghi e sottili frammenti di cielo, riporta alla luce, anche agli occhi di un milanese doc, la dimensione del borgo a misura d’uomo. Ho voluto riportare dei frammenti urbani che raccontassero una Milano nascosta e fatta di spazi angusti e bui, racchiusi tra le falde dei tetti che incorniciano il cielo sbiadito della metropoli, enfatizzando massa e vuoto come a disegnare la foto. Immortalare dei momenti della città che pochi (ri)conoscono e che molti hanno già dimenticato.

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— FIN —

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