in copertina: fedeli pregano dopo l’attacco alla moschea di Finsbury Park. Foto via Twitter

In occidente c’è un grosso problema di comunicazione riguardo al terrorismo.

Londra è stata colpita da un nuovo attentato. Ieri sera, un terrorista è piombato con il suo furgone sulla folla in uscita dalla moschea di Finsbury Park. Dopo la strage di Nizza dello scorso anno, furgoni e camion sembrano essere diventati l’arma preferita dei terroristi di ogni ideologia — in effetti è più facile procurarsi una patente che un mitra. A Londra, è il terzo attentato con queste modalità nel giro di un mese.

Il bilancio è di un morto e una decina di feriti: tutti musulmani. Il guidatore del mezzo, una volta sceso e datosi alla fuga a piedi, si è messo a urlare frasi e insulti incoerenti, come “voglio uccidere tutti i musulmani” e altri su questo stampo. Alcuni fedeli non direttamente coinvolti nell’incidente sono riusciti a placcarlo, trattenendolo fino all’arrivo della polizia.

Come scrivevamo questa mattina, i media fanno ancora fatica ad usare la parola “terrorismo” quando ad essere colpiti sono dei musulmani e non degli occidentali. Questo è particolarmente evidente nei casi in cui vengono colpiti musumani residenti in paesi occidentali. Un’autobomba a Baghdad è subito e ovviamente un attentato terroristico, ma un furgone a Londra forse no, nemmeno per Theresa May.

Eppure, è sempre bene ricordarsi un dato fondamentale: le vittime di terrorismo sono in larghissima maggioranza musulmane. Secondo un rapporto di Amnesty International, non freschissimo ma più che valido a un anno e mezzo dalla sua pubblicazione, il 94% delle vittime di attentati riconducibile al terrorismo islamico è a sua volta musulmana.

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Questo dato è dovuto al fatto che la maggior parte delle morti per terrorismo avviene in Medio Oriente, dove la popolazione musulmana è la maggioranza — ma non la totalità, va notato — quasi ovunque. In Europa, le vittime di terrorismo islamico accertate sono state 389 negli ultimi trent’anni, mentre in Medio Oriente — anche escludendo le vittime dovute a vere e proprie guerre religiose — questo numero è svariate volte superiore.

In occidente c’è un grosso problema di comunicazione riguardo al terrorismo. Tanto per cominciare, spesso vengono diffuse informazioni inesatte, anche da fonti ritenute generalmente affidabili. Ad esempio, su Wikipedia Italia, nella pagina che tratta il terrorismo islamico, è riportato questo dato sconcertante:

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In nessun caso e sotto nessuna accezione di “vittime” in Europa è possibile pensare a numeri del genere per le vittime di terrorismo islamico. Se si segue il link 38 che dovrebbe supportare la cifra, si arriva a una pagina poco più che vuota. È un errore piuttosto marchiano e sia spera che non sia voluto — Wikipedia Italia ha da tempo un problema con le infiltrazioni da destra. In ogni caso, visto che la data riportata non è recentissima, è da supporre che questo dato falso sia stato letto da un gran numero di persone, aumentando la confusione e facendo crescere la tensione su una questione già delicata.

Oltre a queste vere e proprie bugie, negli ultimi anni una gran parte della stampa ha contribuito a gonfiare notizie o diffondere bufale. Nel 2014 e nel 2015, ad esempio, quando l’ISIS era qualcosa di recente e non ancora metabolizzato, moltissimi giornali di destra — ma non solo — avevano cominciato a diffondere una serie infinita mistificazioni a riguardo, o di notizie palesemente false, con titoli sensazionalistici e contenuto nullo. Questo articolo di Leonardo Bianchi per VICE spiega bene l’atteggiamento dei media di quel periodo.

La situazione generale non è cambiata molto — anzi, dagli attentati di Parigi e Nizza, che hanno segnato uno spartiacque nella copertura mediatica del fenomeno terrorismo in Europa, si può dire che una visione obiettiva del fenomeno terroristico sia diventata ancora più difficile.

Questo irrigidimento diventa evidente quando tocca parlare di attentati con vittime musulmane.

A fine gennaio, un uomo ha aperto il fuoco in una moschea di Quebec City, in Canada, facendo sei vittime. In quell’occasione molti media faticarono a inquadrare la vicenda come attentato terroristico, definendola in vari casi come una “sparatoria,” un po’ come se l’attentato sul lungomare di Nizza fosse stato declassato a pirateria della strada.

Domenica scorsa una ragazza di 17 anni è scomparsa davanti a una Moschea a Fairfax, Virginia. La polizia ne ha trovato il corpo solo questa notte e ha arrestato un ragazzo di 22 anni, accusato di omicidio. Non è ancora chiaro se si tratti di un assassinio d’odio o meno — ma purtroppo non importa: in Italia la notizia è stata riportata solo da noi questa mattina, e ore dopo da TPI e il Messaggero. È un esempio di vicenda di nera a cui si dà solitamente molto più spazio, anche se si tratta di cronaca internazionale. La notizia invece non è nemmeno entrata nel giro delle brevi d’agenzia.

Se sembra francamente impossibile da parte della politica, europea e italiana, un cambio di tendenza verso posizioni semplicemente più decenti, è semplicemente inaccettabile da parte della stampa e in generale dai mezzi di comunicazione — il cui ruolo dovrebbe proprio essere quello di tenere la bussola su fronti come questi — di appiattirsi a questo livello al minimo comun denominatore.

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