Arabeschi
Sufismo

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Nell’articolo di oggi parleremo di un’altra grande corrente interna alla teologia islamica, anch’essa causa di un importante dibattito all’interno della dottrina musulmana, in quanto non conforme con molti dei presupposti su cui si basa la dottrina ortodossa, ovvero il Sufismo.

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Il termine Sufismo viene reso in arabo con due corrispondenti: التصوف (at-taṣawwuf), ovvero “quietismo,” attitudine passiva verso la vita, caratterizzata da una devota contemplazione e abbandono al volere di Dio; oppure الصوفية (aṣ-ṣūfyyia), ovvero termine più generico per indicare il fenomeno del misticismo e della ricerca dell’unità con Dio.

Il sufismo ha saputo conservare il suo ruolo di rilievo a partire dalle origini dell’Islam fino ad oggi e in tutte le regioni in cui l’Islam si è diffuso, per effetto di ciò ha assunto numerose e diverse forme, facendo fiorire al suo interno innumerevoli correnti e tendenze. Allo stesso tempo, le autorità religiose musulmane mostrano verso di esso una doppia attitudine, causata da alcune riserve di fondo, parzialmente in contrasto con alcune fondamentali caratteristiche dell’Islam, come la concezione di Dio o la sua attitudine verso il mondo; nell’Islam, infatti, non si incoraggia un’esperienza diretta di Dio, allo scopo di sperimentarne la trascendenza. Nonostante ciò, come abbiamo detto sopra, la mistica islamica è stata uno dei filoni più fiorenti all’interno della letteratura mistica universale. Le cause di questa ambivalenza si trovano sia nella ricerca dell’assoluto, come irrefrenabile necessità dell’animo umano, sia nell’influenza che altre fedi e culture hanno esercitato sull’Islam delle origini.

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Nel sufismo la figura di Muhammad ha sempre esercitato un grande fascino sui mistici, i quali hanno fatto risalire direttamente al suo insegnamento la ragione di certe concezioni o pratiche alle quali si uniformano completamente. Questo conduce ad una ininterrotta catena di tradizione vivente che garantisce un contatto diretto con l’Inviato di Dio, che fonda la sua autorevolezza sulle stesse basi su cui poggia la Sunna. L’enfasi posta dal sufismo sul lato spirituale della figura del Profeta hanno assunto grande rilievo, spesso sfociando in una rappresentazione di Muhammad come perfetto esempio di asceta, non completamente infondata ma, quantomeno, incompleta, in quanto egli viene spesso descritto nella Sunna come un uomo tra gli uomini.

Il Corano, poi, all’interno dell’Islam, svolge un ruolo decisamente superiore rispetto al Profeta, come fonte nella quale ricercare i presupposti per la spiritualità musulmana e la definizione della natura di Dio: primi fra tutti sono da considerare gli attributi di unità e unicità di Dio, insieme con la sua trascendenza e inaccessibilità e con la sua potenza e volontà. L’accento posto sull’unicità e unità di Dio fa sì che venga considerato come unica realtà sussistente, allo stesso tempo, però, la trascendenza lo rende un’entità segreta e misteriosa, la quale risveglia un desiderio di conoscenza che superi la semplice materialità delle cose.

La sua onnipotenza lo rende la sola causa di ogni evento, definendo precisamente la relazione tra ogni creatura e il suo Creatore.

Questi sono stati i presupposti attraverso i quali i mistici musulmani si sono definiti, grazie alla loro brama di avvicinarsi all’unica e vera realtà di Dio, che conseguentemente implicava un distacco dal mondo dovuto sia alla bassa considerazione che il mondo materiale merita, rispetto all’assolutezza di Dio, sia al bisogno di eliminare ogni distrazione che possa deviare l’itinerario mistico verso l’Onnipotente. Imprescindibilmente, il sufismo raggiunge, così, un carattere fortemente ascetico, che si pone come cammino superiore a quello percorso da un credente comune, il quale solitamente dimostra la propria adesione alla fede, solo percorrendo la via dell’obbedienza alla legge divina.

In conclusione è necessario specificare, però, che nonostante Dio sia l’unica e vera realtà, la sua trascendenza e inaccessibilità rendono impossibile oltre un certo limite il processo di avvicinamento intrapreso dal mistico verso l’Onnipotente.

— FIN —

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