Un paio di settimane fa è spuntata sui loro social l’immagine  della locandina del primo one-day festival curato direttamente da Damon Albarn e Jamie Hewlett.

Non si può dire che non si siano fatti notare. I Gorillaz sono tornati riempiendo un vuoto lungo 7 anni con l’annuncio del nuovo album Humanz in uscita il 28 aprile, ma non solo. Un paio di settimane fa è spuntata sui loro social l’immagine  della locandina del primo one-day festival curato direttamente da Damon Albarn e Jamie Hewlett.

Il 10 giugno a Margate (sud dell’Inghilterra) si svolgerà il “Demon Dayz”, nella location del parco di attrazioni di Dreamland, con una line-up to be announced ma che si attende esplosiva, includendo ovviamente gli stessi Gorillaz come headliner. La biglietteria ha aperto il 10 marzo alle 9 in punto, facendo sold-out alle 11.45.

Non contenti, un secret show per presentare il nuovo album è stato organizzato venerdì scorso a Londra, al Printworks, con un full package di ospiti direttamente dal nuovo album.

(uno dei video della serata)

Dopo l’ultimo tour per Plastic Beach nel 2010, la band era scomparsa dai radar per ricomparire inaspettata a gennaio 2017 con Hallelujah Money, un nuovo pezzo featuring Benjamin Clementine.

Dopo l’annuncio, il deserto. Che sarebbe arrivato un nuovo album era abbastanza chiaro, ma quando? L’onere dei Gorillaz è sempre stato quello di combinare delle sonorità molto specifiche a dei featuring inaspettati, tradizione nata nel 2001 con Clint Eastwood featuring Del tha Funkee Homosapien. Questo è quasi paradossale, avere sempre voci diverse ma rimanendo assolutamente riconoscibili. Così facendo, hanno iniziato una carriera piena di aspettative e che poche altre band hanno avuto, contando inoltre che Damon Albarn è l’unico membro fisso della band, oltre ai personaggi in 2D.

Il sound dei Gorillaz è forse quello più anacronistico che si possa immaginare. Mi sono ritrovata a pensare, riascoltando Feel Good Inc, “fa così 2005!”, ma si può veramente collocare un brano come quello in un periodo storico preciso? O anche dire quanto sia attuale? Penso invece che sia quasi impossibile da collocare: potrebbe anche venire dal futuro. E questo rende i Gorillaz qualcosa di unico, insieme al fatto che l’eterogeneità delle collaborazioni sia una fonte di continuo stupore. Chi riesce ad avere un featuring con Noel Gallagher e con Pusha T nello stesso album? E ancora di più, chi riesce a farli incastrare con il proprio sound e a far venire fuori un tesoro ad ogni traccia? O con Snoop Dogg, Lou Reed, The National Orchestra for Arabic Music!

Come dice Hewlett, i Gorillaz sono “qualcosa che sarebbe valsa la pena di commentare.”

Ad ogni nuovo brano sembra siano riusciti a trovare l’unico pezzo di cielo che incastrandosi con il puzzle nella mente di Albarn potesse far uscire il paesaggio completo. Non hanno bisogno di seguire lo “stile musicale del 2017”, in quanto loro non ne hanno mai avuto bisogno, né di seguire la moda né tanto meno di andare contro corrente. Loro stanno proprio in un fiume diverso, parallelo. E che ci piaccia o no, rimangono una delle più grandi invenzioni musicali del ventunesimo secolo.

Di seguito, un mio piccolo Best of Gorillaz, con tracce volontariamente non in ordine cronologico.

Per chi non potesse assistervi dal vivo, e immagino saranno in molti, il Demon Dayz sarà trasmesso in streaming sulla Red Bull TV, in quanto sponsor ufficiale del festival.

— FIN —

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