Per la seconda volta in un mese un concerto di Bello Figo viene annullato per le minacce ricevute dagli organizzatori. Ma il rapper riceve insulti razzisti e minacce in continuazione.

La notizia è di ieri: il più famoso rappresentante del lol-rap italiano, Bello Figo, ex Gucci Boy, parmense di origini ghanesi, si è visto annullare un altro concerto in seguito alle minacce ricevute dagli organizzatori.

A prima vista sembrano soltanto scaramucce da cronaca locale — e così perlopiù vengono trattate dalla stampa italiana: Bello Figo era stato invitato a cantare a una festa di Capodanno organizzata da un’associazione studentesca nel palazzetto dello sport di Cerese, una frazione di Borgo Virgilio, in provincia di Mantova.

Il sindaco di Borgo Virgilio, Alessandro Beduschi, ha detto che l’esibizione è stata annullata per motivi di sicurezza. “La sua presenza crea tensione e non è ciò che vogliamo per una festa di ragazzi dai 14 ai 18 anni.” Stando a quanto riporta il Corriere della Sera, dunque, il problema non sarebbero soltanto le minacce — da cui il sindaco Beduschi non sembra essersi dissociato — ma anche i testi sboccati, troppo “forti,” del rapper.

Soltanto un paio di settimane fa, il 14 dicembre, un altro concerto di Bello Figo previsto per il 23 alla Latteria Molloy di Brescia era stato annullato per ragioni analoghe. “Abbiamo ricevuto vere e proprie minacce che non ci permettono di far svolgere il concerto serenamente e garantire la sicurezza del pubblico. Il clima di svago e divertimento che quell’evento avrebbe dovuto creare è stato irrimediabilmente compromesso,” avevano scritto su Facebook gli organizzatori in quell’occasione, poi intervistati da Noisey.

Ma da dove arrivano le minacce? Nel caso di Borgo Virgilio, una vera e propria campagna contro il rapper è stata condotta dalla pagina Facebook “Mantova Ai Virgiliani” (poco più di mille “mi piace” al momento in cui scrivo), che purtroppo non è l’organo ufficiale di un gruppo di latinisti amanti della poesia augustea, ma uno di quei frequenti “comitati” di cittadini che si definiscono apartitici, ma dietro cui è sempre facile individuare esponenti dell’estrema destra locale — com’è il caso, a Milano, del comitato “Giù le mani dalla Montello,” nato per protestare contro l’arrivo dei profughi ospitati nella caserma Montello in Zona 8.

Basta scorrere velocemente i commenti ai post per capire il tenore dei frequentatori della pagina. Il 23 dicembre, dopo la notizia iniziale di un braccio di ferro con gli organizzatori del concerto, che si erano detti determinati a ospitare comunque in città Bello Figo, sulla pagina si leggeva una minacciosa nota del sedicente comitato: “Intendiamo far sapere a questi personaggi, che dello scopo di lucro hanno fatto professione a scapito della loro cultura e identità virgiliana, che non siamo disposti ad accettare questo individuo su un palco nella terra natia di Virgilio. Ci rendiamo perciò disponibili sotto palco ad augurarci che la festa si svolga nel totale decoro e rispetto della nostra gente.”

Però buon Natale, eh, non dimentichiamoci le radici cristiane

I casi di Mantova e Brescia (dove è attiva una pagina Facebook simile, “Brescia Ai Bresciani”, molto più popolare e di stampo chiaramente fascista) sono due effetti diretti dell’enorme onda di popolarità che ha investito Bello Figo dopo la sua apparizione nella trasmissione condotta da Maurizio Belpietro Dalla vostra parte, su Rete 4, tempio televisivo del “gentismo” e della destra fascio-leghista.

Il suo scontro con Alessandra Mussolini è diventato un meme nel giro di poche ore, Bello Figo è uscito dalla sua nicchia trash sull’internet italiano e si è ritrovato ad essere una sorta di eroe, almeno per tutti coloro che hanno saputo apprezzare la sua magistrale opera di détournement — la sua presenza in tv è stata un capolavoro di situazionismo in prima serata.

Se però nell’ottica professionale di Bello Figo la virata “politica” degli ultimi anni è essenzialmente una buona trovata per rinnovare la propria popolarità in un genere di per sé effimero — che fine ha fatto Lil Angel$? — agli occhi della destra italiana il nuovo personaggio interpretato dal rapper (che fa arte con la propria stessa presenza, anche fuori dal palco e da YouTube) incarna i peggiori incubi dei razzisti di ogni epoca, dalla recente retorica salviniana dei profughi che vivono alle spalle degli italiani fino all’orrore ancestrale — che faceva parte già della propaganda razziale nazista — della prolificità sessuale dell’uomo nero, rivolta verso le fighe bianche.

Non importa quanto sia difficile razionalmente prendere sul serio Bello Figo: le reazioni degli altri ospiti della trasmissione bastavano già a dimostrare che l’assurdità palese del personaggio è irrilevante, perché non elimina il dato della sua persona: Bello Figo non è un profugo, ma è davvero un immigrato ghanese, la sua pelle è davvero scura, il suo accento non è mimato. Per questo, quella che sarebbe una scenetta da avanspettacolo razzista se fosse interpretata da un attore bianco con la faccia annerita (come si usava fare negli anni Trenta), può trasformarsi in una potente arma satirica.

Che però non ha “distrutto la retorica ventennale sul tema dell’immigrazione,” come ha scritto qualcuno. Difficilmente lo stridore evidente delle contraddizioni di quella prima serata avrà fatto cambiare idea a qualcuno dei telespettatori di Belpietro, a cui è stato servito esattamente il piatto che volevano. Al contrario, la popolarizzazione di Bello Figo ha prodotto come primo effetto quello di scatenare i razzisti — che sono altrettanto veri — contro un bersaglio facile proprio perché visibile e caricaturale. Da settimane il rapper riceve minacce e insulti quotidiani, spesso pesanti.

Non ci sono soltanto i concerti annullati a Brescia e a Borgo Virgilio: su Twitter Bello Figo ritwitta in continuazione il campionario di troll razzisti che lo insultano — e lo fa con la stessa tranquillità sorniona che contrapponeva alle grida scomposte di Alessandra Mussolini.

(Bello Figo è stato ospite di recente anche su Rai 2, nel programma di Michele Santoro, con Giulia Innocenzi)

Così, le stesse manifestazioni d’odio vengono riassorbite dal personaggio-Bello-Figo, in una finta dinamica naturale tra haters e guliebers — come il rapper definisce i propri fan, ricalcando i belieber di Justin Bieber. Ma sarebbe un grave errore sottovalutarle, perché purtroppo, va ripetuto, il personaggio è costruito, i razzisti sono veri. Di fronte a una simile escalation di violenza, finora per fortuna soltanto verbale, occorre una solidarietà attiva e seria, non soltanto da parte di chi ha esaltato la sua performance televisiva, ma di chiunque possa definirsi antifascista.

— FIN —