Nei vagoni della metropolitana è difficile non trovare qualcuno che – libero dalla conversazione con un vicino o un compagno di viaggio – non tenti di riempire il tempo tra fermata e fermata scorrendo la timeline di Facebook, giocando a puzzle bubble, leggendo un giornale o ascoltando musica.

Ma il viaggiatore solitario – sprovvisto di un anestetico alla noia – si lascia incuriosire dalle pubblicità di servizi funebri, gruppi di ascolto e appartamenti di classe energetica elevata. Altre volte invece si lascia incuriosire dal turista o dall’ignaro cittadino che consultano la mappa della metropolitana, sussurrando in mantra la destinazione o la fermata successiva (con tanto di sguardo fuori dal finestrino sebbene non ci sia altro che il nero della galleria).


Ormai la sua attenzione è stata catturata: fa scorrere gli occhi su e giù per le linee colorate, lasciandosi suggestionare da nomi oscuri ed esotici, finché non deve scendere.

La metropolitana è riuscita col tempo a trasformare uomini, eserciti, monumenti, città bibliche e tanto altro in un nome. Un semplice nome diventa un trionfo minimalista. Qualcuno che aveva lavorato duramente per tutta la vita – tanto da farsi dedicare una piazza o una via – oggi è un luogo di appuntamento, una banchina perennemente illuminata o qualche buco nel marciapiede.


Ma tornando al viaggiatore solitario e annoiato, troppo discreto per sbirciare il telefono di chi gli sta accanto e troppo poco estroverso per attaccar bottone, ecco delle brevi note – ad uso pratico – della linea gialla della metropolitana di Milano. Nel tentativo di restituire alle sue fermate le gesta e i giorni di chi ha dato loro il nome.

Dal sito ufficiale della Metropolitana di Milano.

Dal sito ufficiale della Metropolitana di Milano.

Comasina (marzo 2011)

Il quartiere Comasina prende il nome dall’omonima via che un tempo portava a Como. Dico un tempo perché oggi se siete in via Comasina e volete andare a Como vi tocca prendere l’autostrada.

Attenzione a non cadere nell’equivoco di pensare che vi fosse situata Porta Comasina, perché in realtà questa è oggi conosciuta col nome di Porta Garibaldi e sta nella doppia scuderia della linea verde e lilla (infatti è a pochi passi da Corso Como).

Il personaggio più noto della fermata, anche se all’epoca non era ancora arrivata la metro, è Renato Vallanzasca, il criminale che con la banda della Comasina ha dettato legge nella città.

Affori FN e Affori Centro (marzo 2011)

Affori ha ben due fermate: una accanto alle Ferrovie Nord e un’altra davanti all’Esselunga. Da sempre un piccolo borgo, venne annesso alla città di Milano nel 1923. L’origine del suo nome è combattuta tra diverse correnti etimologiche. Chi vuole che Affori venga da ad forum ipotizzando la presenza di un mercato, altri che invece sostengono ad fontem per via delle fonti d’acqua del territorio. Infine si pensa a una contrazione di Sancta Iustine a foris – ovvero al di fuori delle mura spagnola – per distinguerla da un’altra Santa Giustina al di dentro, in zona Porta Romana.

Una curiosità: nella chiesa di Santa Giustina si trova un dipinto della Vergine delle Rocce, attribuito ad Ambrogio De Predis, comunque di scuola leonardesca. Altri due dipinti da Leonardo da Vinci e appunto da Ambrogio De Predis si trovano rispettivamente al Louvre di Parigi e alla National Gallery di Londra.

Amico e erede di Vallanzasca, a Bruzzano, a poche centinaia di metri dalla stazione FN, stava Giuseppe Flachi — narcotrafficante ‘ndranghetista. Fu arrestato romanticamente in Costa Azzurra nel ’91 e andò ai domiciliari nel 2011 per problemi di salute. Nel 2012 ritorna, meno romanticamente, nel carcere di Opera dopo un blitz della Finanza.

Dergano (marzo 2011)

Dergano era un piccolo villaggio di periferia, fu annesso ad Affori a metà ottocento e ora è un quartiere della periferia Nord. Il dirigente pubblico Enrico Mattei, presumibilmente ai tempi in cui lavorava alla Max Meyer di Cormano, impiantò proprio a Dergano una fabbrica di prodotti chimici per concerie.

Maciachini (dicembre 2003)

L'architetto Carlo MaciachiniCarlo Maciachini (1818-1899) è stato un architetto italiano. È conosciuto principalmente per aver costruito il Cimitero Monumentale di Milano, intorno agli anni ’60 dell’Ottocento. Visse in diverse case neogotiche da lui progettate e oggi scomparse. Sue anche le facciate della chiesa di San Marco e di Santa Maria del Carmine, entrambe nel quartiere Brera.

L’uomo della fermata è sicuramente Abu Omar alias Hassan Mustafa Osama Nasr, l’imam sospettato di terrorismo — sequestrato illegalmente dalla CIA nel febbraio 2003 mentre stava andando alla moschea di viale Jenner (a due passi da piazzale Maciachini). Poi portato in Egitto, per essere interrogato, torturato e seviziato.

Zara (dicembre 1995)

La fermata prende il nome dal viale omonimo, costruito intorno agli anni ’10 come alternativa alle strade radiali per arrivare da Monza. Zara è, per la storia, la città croata che dopo essere stata litigata per anni tra Venezia e Ungheria finì in mano napoleonica, poi asburgica, poi italiana, jugoslava e infine croata. Insomma se la sono passata un po’ tutti e, nomen omen, è tristemente nota per la presenza di signorine particolarmente compiacenti.

Poco distante dalla fermata Zara c’è la graziosa via Borsieri. Oggi c’è un parrucchiere di Aldo Coppola, il Blue Note Jazz club e altri locali di tendenza. Ieri ci stava Ezio Barbieri, il capo della ligéra, la malavita milanese del secondo dopoguerra, che oltre a rapinare banche e passanti, se la prendeva con gli industriali — gli rubava quel che poteva e poi lo spartiva con la povera gente del quartiere.

Sondrio (maggio 1991)

Sondrio, il cui nome viene da Sondrium, significa “terreno fatto lavorare direttamente dal padrone”. E infatti è una zona molto legata al proprio terreno a giudicare dal numero di agenzie e discussioni immobiliari su forum finanziari dedicati.

A dieci minuti di passeggio dalla fermata c’è via Cristoforo Gluck che diede i natali – e anche un discreto successo musicale – al molleggiato Adriano Celentano.

Centrale FS (maggio 1990)

Ovviamente la fermata prende il nome dalla stazione Centrale di Milano. Inaugurata nel 1931, è la seconda in Italia per flusso di passeggeri. Dall’architettura fascista mista a elementi liberty ed art-nouveau, la stazione fu progettata e realizzata dall’ingegnere Alberto Fava. Sempre in piazza Duca d’Aosta c’è anche il grattacielo Pirelli, comunemente noto come Pirellone — opera prima di Gio Ponti. Moltissimi sono i profughi accampati nella vicina via Sammartini e a volte nella stessa stazione.

Francesca Saverio Cabrini (1850-1917) fu una missionaria di Sant’Angelo Lodigiano, che a trentanove anni andò negli Stati Uniti per aiutare gli immigrati italiani. Operò principalmente a New York e a Chicago dove morì. Canonizzata da Pio XII nel 1946, dal 2010 lo scalo della stazione Centrale è intitolato a lei. È la protettrice degli emigranti.

Repubblica (maggio 1990)

Si trova in piazzale della Repubblica, di qui il nome. Un tempo era il luogo della stazione di Milano, poi spostata più a nord per esigenze di spazio. Infatti fu Piazzale Stazione Centrale, poi Piazzale Fiume e, nel 1946 in onore della proclamazione, Piazzale della Repubblica.

Nel 2010 Mario Balotelli fu sorpreso proprio nei pressi di questa fermata mentre sparava con un’arma giocattolo.

Turati (maggio 1990)

Filippo Turati (1857-1932) fu il leader del Partito Socialista italiano e uno dei fondatori del Partito dei Lavoratori italiani. Perseguitato dai fascisti, fu costretto a fuggire in Francia nel 1926, aiutato tra gli altri anche da Sandro Pertini.

Il personaggio principe della fermata è senza dubbio Adriano Galliani, il condor del calciomercato e amministratore delegato del Milan, che per cinquant’anni ha avuto sede in via Turati.

Montenapoleone (maggio 1990)

Via Montenapoleone in origine era la contrada Sant’Andrea. Con la dominazione austriaca l’amministrazione decise di aprire proprio lì un monte di pietà e quindi divenne contrada Monte Santa Teresa, in onore di Teresa d’Austria. Una volta arrivati i francesi la contrada prese il nome di Monte Napoleone.

La facciata dell'abitazione.In origine la fermata si sarebbe dovuta chiamare Manzoni, poiché situata esattamente sotto via Manzoni. E proprio in una traversa della via troviamo l’abitazione di Alessandro Manzoni, oggi casa museo. E proprio a pochi passi dalla fermata – nella silenziosa piazza san Fedele – Manzoni, scendendo dalle scalinate della chiesa, inciampò e si procurò il trauma che lo portò alla morte.

Duomo (maggio 1990)

Per chi volesse approfondire rimando a Giacomo Bascapè, Paolo Mezzanotte, Il Duomo di Milano, Milano, Bramante editrice, 1965.

Missori (dicembre 1990)

Giuseppe Missori (1829-1911) fu un militare italiano. Prese parte alla Cinque giornate di Milano, alla seconda guerra di indipendenza e alla spedizione dei mille in cui salvò la vita a Garibaldi, a Milazzo.

Sotto i portici, nei pressi di Piazza Diaz, ci sono numerosi locali di spogliarelliste e già tempo fa, al numero 3, c’era l’osteria Due Pernici — con sopra «el Peocett» un casino frequentato dall’anarchico Gaetano Bresci per procurarsi un eventuale alibi per il regicidio di Umberto I.

Crocetta (dicembre 1990)

Le crocette sono degli obelischi che sorgono in alcuni punti della città. Furono diffusi principalmente durante i periodi di peste del 1600. Avevano la funzione di far partecipare alle messe – che venivano celebrate appunto sotto le crocette – anche coloro che per prudenza o per veto non potevano uscire di casa. La fermata Crocetta sta proprio sotto una di queste.

L’Adalgisa, la signora milanese degli ultimi racconti dell’omonima raccolta di Gadda, fu «una Violetta e una Gilda di quinto ordine […] una stagione di autunno, al Carcano», proprio davanti alla fermata di Crocetta.

Porta Romana (dicembre 1990)

È una delle poche rimaste intatte dal tempo della sua costruzione 1596. Guardando dall’alto la piantina dell’epoca, le mura spagnole tracciano un grande cuore intorno alla città, la cui punta è proprio Porta Romana. Si dice che sia stato Filippo III di Spagna a volerlo, per via del suo imminente matrimonio con Margherita d’Austria Stiria sotto la cui Porta avrebbe dovuto fare il suo ingresso nella città.

Altra leggenda riguarda Ludovico Acerbi detto il «Diavolo di Porta Romana». Acerbi era un magistrato che intorno al 1600 comprò un palazzo nei pressi della porta e diede feste sontuose. Morto nel 1622, la tradizione vuole che nella peste del 1630 compisse le peggiori oscenità e sfrecciasse per il corso con una carrozza trainata da cavalli neri.

Lodi T.I.B.B. (maggio 1991)

Situata in Piazzale Lodi, si sarebbe dovuta chiamare in origine Porta Romana FS per via della stazione ferroviaria lì vicino. Per evitare l’omonimia con la fermata precedente si decise invece di darle il nome Tecnomasio, sede dell’industria meccanica Tecnomasio Italiano Brown Boveri (T.I.B.B.) che stava nelle vicinanze. Alla fine si decise per il toponimo seguito dall’acronimo dell’azienda. Giusto per semplificare le cose.

Oggi la Tecnomasio è diventata la Asea Brown Boveri – A.B.B. e si trova a Sesto San Giovanni, al suo posto c’è una coop.

Brenta (maggio 1991)

Si trova in viale Brenta, che prende il nome dal fiume che nasce in Trentino e sfocia in Veneto. Qui il viaggiatore solitario può riprendere a interessarsi di annunci di igiene dentale e materassi.

Corvetto (maggio 1991)

Luigi Emanuele Corvetto (1756-1821) – giurista e politico genovese – fu al servizio di Napoleone Bonaparte e in seguito ministro delle finanze del governo Richelieu. Rifiutò il titolo di Pari di Francia e non volle mai seguire i Savoia. Ironia della sorte sulla piazza a lui dedicata a Genova sorge un monumento a Vittorio Emanuele II.

Porto di mare (maggio 1991)

Agli inizi del Novecento, vista l’inefficienza degli antichi navigli, per la navigazione a motore si era pensato di collocare proprio in questa zona un porto per sostituire la darsena. Nel 1918 si iniziò a scavare il bacino portuale, ma dopo qualche anno i lavori vennero bloccati. Nel 1941 il progetto fu approvato ma i lavori mai ripresi.

Giovanni Broglio – l’architetto che progettò e costruì i primi quartieri operai della città – dal 1925 al 1928 usò lo scavo iniziale come cava per la ghiaia che sarebbe servita per costruire il quartiere popolare Regina Elena.

Rogoredo (maggio 1991)

Il nome del quartiere significa «bosco di roveri» e negli anni ’60 fu praticamente terreno fertile di impianti chimici.

Enzo Jannacci nel 1964 scrisse Andava a Rogoredo, una canzone con protagonista un uomo che vaga per il quartiere alla ricerca di una donna.

San Donato (maggio 1991)

Pur essendo molto vicina a San Donato Milanese, la fermata è ancora a Milano, tant’è che il biglietto è quello urbano. San Donato è ovviamente il nome del santo, ma i San Donato sono talmente tanti che è difficile stabilire con certezza a quale ci si riferisca. Perfino la Parrocchia è dedicata a due San Donato — vescovo e martire. Tra l’altro ne esistono ben tre di San Donato vescovo.

Il cadavere di Alberta Radelli, la venere privata dell’omonimo romanzo di Scerbanenco, viene trovato proprio nei pressi di Metanopoli, a San Donato.

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