La settimana scorsa la compagnia di Elon Musk ha completato l’acquisizione del colosso delle energie rinnovabili Solar City. Grazie all’approvazione dell’85% degli azionisti, Tesla ingloba al suo interno uno dei tasselli mancanti per la definizione del grande master plan del tycoon. Elon Musk aveva già delineato i punti chiave del piano in un post sul sito della società, così riassunti in maniera molto efficace:

1. Costruire una macchina sportiva.

2. Usare i guadagni per costruire una macchina economica.

3. Usare i guadagni per costruire una macchina ancora più economica

4. Il tutto tentando di creare prodotti energetici a emissione zero.

5. Senza dirlo a nessuno.

Dopo un investimento di ben 2,6 miliardi di dollari e una gigafactory in cantiere, Elon Musk sembra sempre più vicino al coronamento del suo grande piano. E anche se il Wall Street Journal e Goldman Sachs hanno individuato dei potenziali rischi economici nella fusione – Solar City infatti consuma sei dollari di investimento ogni dollaro guadagnato – Elon Musk ha definito di common sense la decisione di fondere le due società. Gli interessi dei consumatori nei prodotti Tesla infatti si sovrappongono inevitabilmente a quelli dell’azienda di energia rinnovabile.

Quando vendiamo il Powerwall molto spesso, se non quasi sempre, i clienti sono incuriositi anche dal solare. Non essere in grado di vendere soluzioni per l’energia solare direttamente nei negozi di Tesla è molto inefficiente. Come si guarda avanti per vendere il Modello 3 – una macchina da 35,000 dollari – a quello stesso cliente nello stesso momento possiamo vendere un valore equivalente di pannelli solari, raddoppiando di fatto la vendita,” ha affermato Musk.

A meno di una settimana dall’acquisizione, dunque, i due colossi festeggiano il felice sodalizio con la pubblicazione di un video che dimostra la lungimiranza del progetto industriale.

Attraverso l’installazione di sistemi alimentati da pannelli solari le compagnie (ormai riunite sotto lo stesso tetto) hanno coperto il fabbisogno energetico dei 600 abitanti dell’isola di Ta’u, nelle Samoa Americane. I 5,328 pannelli alimentano le 60 batteria Tesla Powerpacks e permettono di escludere l’uso di circa 400,000 litri per anno che invece venivano utilizzati sull’isola — compreso il consumo per le spedizioni via nave. Le celle energetiche permetteranno d’ora in poi un’alimentazione completa per tre interi giorni senza la necessità di sole, mentre per la ricarica delle batterie saranno necessarie solo sette ore.

Ta’u è solo una piccola dimostrazione dell’impatto che grandi industrie come Tesla e Solar City possono avere sulla quotidianità dei consumi. Con la presidenza Trump alle porte però, la sfida per Elon Musk ora sarà quella di riuscire a passare dai 600 abitanti del Pacifico ai grandi mercati statunitensi (e chissà, magari mondiali). Questa volta senza il fascino di un SUV elettrico.

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