Nell’ultimo mese, circa 70 mila profughi sono fuggiti dal Sud Sudan verso l’Uganda. Lo ha dichiarato ieri Stephen O’Brien, Sottosegretario per le questioni umanitarie e le emergenze. Più di un milione e mezzo di persone sono sfollate all’interno del Paese mentre 900 mila si sono rifugiate in altri paesi.

O’Brien ha visitato il Paese due volte dallo scorso giugno e ha dichiarato di aver trovato la situazione “significativamente deteriorata.” Il Paese è infatti al centro di tensioni tra l’etnia Dinka e quella Nuer, strumentalizzate dal Presidente Kiir e dal Vicepresidente Machar per contendersi il potere.

Il Paese è in uno stato di semiguerriglia fin dalla sua indipendenza, nel 2011. “Queste persone che scappano in Uganda non lo fanno solo per fame o per migliori condizioni di vita per sé e i propri figli, ma perché temono per la propria vita, proprio come faremmo noi,” ha dichiarato O’Brien.

Il delegato ONU ha visitato in particolare le regioni di Wau e Aweil. “L’anno scorso erano visti come luoghi di speranza e centro di un possibile sviluppo. Oggi una è tormentata dal conflitto e l’altra assiste alla peggior crisi alimentare da molti, molti anni.”

“In Aweil ho parlato con una donna che aveva con sé un bambino gravemente malnutrito: aveva tre mesi e pesava soltanto tre chili. Lei stessa era gravemente malnutrita, tanto che non poteva più produrre latte per allattarlo. Infatti aveva un altro figlio, gemello del bambino, morto qualche tempo fa per malnutrizione.”

O’Brien ha incontrato il Presidente Kiir, esprimendo il suo disappunto soprattutto per le violenze sui civili compiute dalle forze governative e per la morte di 57 collaboratori ONU nel corso dell’ultimo anno.

 

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