Per i miei coetanei il nome di Ciro Cirillo evoca ben poco. E invece, come le generazioni precedenti ben sanno, quando si affronta l’argomento del sequestro del potente assessore regionale, un brivido corre lungo la schiena. Non tanto per l’esito di quella vicenda, che si consumò con il rilascio dell’ostaggio. È piuttosto quanto avvenne nell’arco dei tre mesi dal rapimento alla liberazione che continua a porre scottanti interrogativi. Napolitano la definì come “una delle pagine più nere dell’esercizio del potere nell’Italia democratica.”

Prima di inoltrarci nella storia di Ciro Cirillo, proporrò un accordo tra autore e lettore. I protagonisti eccellenti di questa storia sono molteplici ed è proprio la densità con cui fanno la loro comparsa a rendere l’intreccio singolare, per non dire inquietante. Starà al lettore decidere chi coinvolgere, cercando di indovinare a ogni passaggio cruciale di chi si sta parlando. Al termine di questo percorso interattivo vi verrà rivelata la storyline ufficiale. Non è detto che sia meno paradossale delle versioni alternative.

Tutto inizia la sera 27 aprile 1981. L’assessore Ciro Cirillo sta rientrando a casa, accompagnato dal poliziotto Luigi Carbone, dall’autista Mario Cancelli e dal segretario personale Ciro Fiorillo. Due Ciro in una frase sono un chiaro indizio che ci troviamo

Chi è Ciro Cirillo? È un influente politico sulla piazza dagli anni ‘60, affiliato

Dopo aver servito il partito negli anni ‘60 come segretario provinciale, viene eletto Presidente della Provincia e successivamente negli anni ‘70 approda alla Regione. Cinque anni da assessore all’Urbanistica, fino a che nel 1980 si corona la sua ascesa: viene eletto Presidente. Il suo cursus honorum è legato a doppio filo alla storia del suo padrino politico, anch’egli nel pieno del successo.

Nel novembre del 1980 avviene il dramma che sconvolse una generazione:

Oltre ai numerosi morti e feriti, causa lo sfollamento di 280mila persone. Cirillo è l’uomo del momento: con le competenze acquisite nel decennio precedente viene richiamato all’Urbanistica per gestire la ricostruzione. Ed è qui che inizia la nostra storia. Gestire la ricostruzione comportava avere il controllo di tutti gli appalti edilizi, oltre alla responsabilità di ricollocare la popolazione evacuata: molto potere nelle mani di una sola persona. Mentre i senzatetto venivano accampati nelle roulotte, altri traevano cospicui vantaggi provenienti da un giro di affari miliardario. Tutto ciò non andava a genio a ____________________ che vedevano in Cirillo il simbolo della ricostruzione imperialista e antiproletaria: la sera del 27 aprile 1981 un commando compie il sequestro dell’assessore. Nell’agguato vengono uccisi a sangue freddo Carbone e Cancelli.

Il governo decide di non scendere a compromessi con i rapitori: è “linea della fermezza”, la stessa che pochi anni prima veniva applicata per

Per il gruppo terroristico, invece, è l’occasione per fare breccia in un Sud Italia abbandonato dalle istituzioni: guidati dal latitante Giovanni Senzani, ex consulente per il ministero di Grazia e Giustizia e fondatore ____________________, danno avvio alla “campagna di primavera”, con una serie di rapimenti e uccisioni di figure di spicco dell’industria e delle istituzioni. Lo Stato è impotente.

C’è però un secondo “Stato”, che ha il controllo capillare del territorio e le forze per rovesciare la situazione: si tratta della

È a quest’organizzazione criminale che decidono di rivolgersi gli agenti _______________________: 24 ore dopo il rapimento, il funzionario Giorgio Crisciuolo si reca sotto copertura presso il carcere di Ascoli Piceno, dove è detenuto il capo-clan Raffaele Cutolo. L’obiettivo è avvalersi della collaborazione di quest’ultimo per scoprire dove è ubicato Cirillo. Cutolo si rifiuta di collaborare, e così il primo colloquio fallisce.

Nel frattempo si apre il “processo popolare” a Cirillo – l’accusa e la giuria vengono impersonati, come d’uso, dai suoi carcerieri. Nel comunicato n° 5, diffuso il 12 maggio, Senzani induce l’imputato a pronunciare la seguente confessione: «Sono Ciro Cirillo, sono rinchiuso nella prigione del popolo come prigioniero di guerra (…). Sto pagando trent’anni di attività antiproletaria. Ho capito che la ricostruzione non può essere basata _____________________».

Nel clima di terrore venutosi a creare, l’amministrazione locale si apre alle richieste del gruppo terroristico, requisendo 900 case sfitte. Per contro, ____________________ decidono di alzare il tiro. La “campagna di primavera” continua a mietere vittime, nella sua totale imprevedibilità.

La “campagna di primavera” continua a mietere vittime, nella sua totale imprevedibilità. Il 7 giugno viene recapitata ai figli di Cirillo una lettera, con la richiesta di dare alle stampe il verbale integrale dell’interrogatorio del padre. Nei colloqui con i rapitori, Ciro Cirillo mette a nudo la ____________________, descrivendo con dovizia di particolari i retroscena del potere in regione negli ultimi trent’anni.

Bisogna trovare un giornale disponibile a divulgare questi contenuti infamanti. Alla fine, non senza una certa riluttanza, ____________________ accetta l’incarico,

… titolando l’edizione ____________________. Esaudita la richiesta, si inizia a sperare nel rapido rilascio dell’ostaggio e invece…

Il 9 luglio viene diramato il lapidario comunicato n°11: «Il processo a Ciro Cirillo è terminato e la condanna a morte di questo boia è la giusta sentenza in questa società divisa in classi ed è nello stesso tempo il più alto atto di umanità che le forze rivoluzionarie possono compiere». La moglie di Cirillo, presa dalla disperazione, decide di scrivere

Lo Stato invece torna a parlare con Cutolo, e stavolta manda due agenti del SISMI, il servizio segreto militare che in quel periodo era diretto dagli ufficiali Santovito e Musumeci, entrambi membri

Cutolo vuole delle garanzie che gli agenti siano venuti a parlare a nome del partito di Cirillo. Gli agenti gli portano Giulio Granata, il segretario personale dell’assessore. Hanno inizio una serie di colloqui, a cui partecipano gli uomini di fiducia di Cutolo, i due ____________________ latitanti Enzo Casillo e Corrado Iacolare. Questi ultimi verranno mandati a trattare nel carcere di Palmi con i prigionieri politici affiliati a Senzani per il rilascio di Cirillo, con un lasciapassare fornito dai servizi segreti.

Cosimo Giordano, uno degli agenti del SISMI, racconterà in una deposizione al processo Cutolo: «Ogni volta che entravano queste persone io telefonavo al ministero e dicevo: “Guardate, sono venuti Tizio Caio e Sempronio, Casillo e Iacolare”. Mi dissero queste testuali parole: ____________________».

____________________ Questo è quanto riporta Giulio Granata in una recente intervista. Non è mai stato chiarito cosa sia successo dietro le quinte, fatto sta che di lì a breve i rapitori si metteranno in contatto con la famiglia Cirillo per accordarsi sul riscatto. Una serie di grottesche registrazioni documentano i colloqui telefonici tra Senzani e il giornalista Zambelli, emissario dei Cirillo. Il negoziato si conclude con la promessa di consegnare ai terroristi 1 miliardo e 450 milioni di lire. Nelle chiamate successive vengono comunicate le modalità di consegna del denaro e di rilascio dell’ostaggio.

Il 24 luglio 1981, Ciro Cirillo viene liberato, dopo 89 giorni di prigionia. Quel giorno, che segna la fine di un’esperienza drammatica, si sarebbe rivelato di lì a poco il preludio di un incubo forse peggiore. In seguito alla comunicazione del luogo di rilascio, Cirillo viene dapprima prelevato da una squadra della polizia stradale per essere trasferito in Questura e interrogato. Quattro volanti accostano il loro veicolo: un funzionario di polizia, ____________________, chiede e ottiene l’immediata consegna dell’assessore, per portarlo subito presso la sua abitazione.

Il PM Libero Mancuso, scoperto il raggiro, si reca immediatamente a casa di Cirillo, ma una perizia svolta dal medico di famiglia prescrive che l’ex-ostaggio si riposi e non venga disturbato, ostacolando così le indagini della magistratura. Passano pochi minuti e fa tempestivo ingresso nell’appartamento ____________________, suo padrino politico.

Il contenuto di quel colloquio non è noto. Contemporaneamente ____________________ diramano l’ultimo comunicato: «Abbiamo espropriato al boia Cirillo, alla sua famiglia di speculatori e al suo partito di affamatori 1 miliardo e 450 milioni di lire».

Le smentite repentine dei vertici di partito non bastano a smorzare l’ondata di clamore e le polemiche che alimenteranno il dibattito pubblico per i mesi successivi. Nel marzo del 1982, l’Unità pubblica un rapporto del Ministero degli Interni (rivelatosi in seguito un falso prodotto dai servizi segreti) che accusa il ministro Vincenzo Scotti di aver incontrato personalmente Cutolo e avergli chiesto di aprire una trattativa con i rapitori. Sotto pressioni politiche il ministro Rognoni ammette pubblicamente che la famiglia Cirillo ha pagato il riscatto, ma nega il coinvolgimento del governo nella trattativa e qualsiasi contatto con la criminalità organizzata. Eppure è evidente che la famiglia Cirillo non disponesse da sola di tali somme. Dalle prime confessioni ___________________ finiti in manette, si scopre che il pagamento è stato saldato grazie a donazioni di amici del partito di Cirillo, suoi creditori.

I sospetti della magistratura vanno ben oltre: _______________________ avrebbero contribuito con ingenti quote, in cambio di appalti promessi dal partito di Cirillo.

Questi soldi, almeno il triplo di quanto dichiarato, sarebbero serviti a ricompensare Cutolo. Quest’ultima ipotesi emerge dalle dichiarazioni di Claudio Sicilia, cugino di Iacolare, un pentito

Sulla base di questa ricostruzione, le opposizioni chiedono le dimissioni di _______________________, divenuto da poco Ministro degli Interni nel governo De Mita. La bagarre politica non porta però a risultati concreti. Di lì a breve si apre il processo al mafioso Cutolo, il quale (forse solo per convenienza?) sostiene davanti ai giudici di avere un ruolo essenziale nel salvataggio di Cirillo, “un uomo dello Stato”. Una sentenza della cassazione del 1993 confermerà questa versione dei fatti, insieme alla tesi della regia politica, ma nessun dirigente di partito subirà conseguenze giudiziarie.

L’ultima dichiarazione pubblica di ____________________ è stata: «Che reato abbiamo commesso? Abbiamo tentato di salvare una vita umana». L’unico a fare le spese è proprio Cirillo, a cui, per opportunità politica, il proprio partito chiede di farsi da parte e dimettersi dall’incarico di assessore. Oltre al danno la beffa, o, come si direbbe da quelle parti, cornuto e mazziato.

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Sono passati 35 anni e molti dubbi restano ancora da chiarire. Per esempio, chi contribuì al pagamento del riscatto? Quali promesse furono fatte a Cutolo? Su ordine di chi agirono i servizi segreti? Il governo ne era a conoscenza? Chi convinse Senzani a risparmiare la vita dell’ostaggio? Uno dei pochi che oggi potrebbe fornire risposte è ancora Cirillo, il quale però, a 95 anni suonati, preferisce mantenere un profilo omertoso.

Non molto tempo fa, in un’intervista concessa a Giuseppe D’Avanzo, Cirillo dichiarò: «Signore mio, glielo dico subito, io non le racconterò la verità del mio sequestro. Sa che cosa ho fatto? Ho scritto tutto. Quella verità è in una quarantina di pagine che ho consegnato al notaio. Dopo la mia morte, si vedrà. Ora non voglio farmi sparare per le cose che dico e che so di quel che è accaduto dentro e intorno al mio sequestro, dopo la mia liberazione…».

Una bomba a orologeria pronta a esplodere: quel dossier potrebbe aprire uno squarcio nella storia della Prima Repubblica, portando allo scoperto figure insospettabili – e insospettabilmente collegate tra loro. Oppure si tratta di un bluff, strumento di ricatto e insieme garanzia di immunità, ideato da Cirillo per garantirsi un salvacondotto politico. I confini tra realtà e speculazione si sono persi già da un pezzo e con ogni probabilità un alone di mistero continuerà a circondare la vicenda.

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