Ripetete ad alta voce:

“La mia spalla sinistra è al suo posto. Non sento la mancanza della mia spalla destra perché non credo che la mia spalla destra sia mai esistita. E ora è separata e sola, abbandonata a terra, e non ne sento la mancanza come non si sente la mancanza di un fratello o una sorella. Perché dopo i dieci anni, i fratelli e le sorelle non esistono. E prima dei dieci anni, non esistono i ricordi.”

—Within the Wires: Relaxation Tape #1

***

Within the Wires è il nuovo podcast della famiglia Nightvale presents, che espande il podcast di successo mondiale Welcome to Nightvale.

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Within the Wires racconta storie sentite “per caso” da registrazioni senza contesto — immaginate un equivalente radiofonico del genere cinematografico found footage.

Se siete estremamente confusi, fate bene.

Jeffrey Cranor, co-creatore di Within the Wires e Welcome to Nightvale, non è nuovo alle sperimentazioni in fatto di format narrativo: sono passati così tanti anni dal lancio di Nightvale che non è difficile darlo per scontato, nei contenuti e nelle scelte di struttura narrativa.

Per i non iniziati: Welcome to Nightvale è un podcast quindicinale che racconta gli eventi surreali e orrorifici di una sperduta cittadina nel deserto, dove ogni giorno l’occulto e il fantascientifico si intrecciano per creare una alienante normalità.

La storia continua (piú o meno) di puntata in puntata, in archi narrativi annuali che ricordano la struttura di una serie tv — ma l’intero intreccio viene narrato da una sola voce, quella di un adorabile radiocronista del bollettino della comunità. Ogni puntata apre un nuovo placido squarcio sugli orrori di Nightvale: da esperimenti di organizzazioni governative segrete, a sette pericolose.

Nightvale è iniziato nel 2012 e sono finora state trasmesse 90 puntate: lasciate aperta questa tab e andate ad ascoltarle, cercheremo di non andare troppo avanti senza di voi.

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Per ascoltare Within the Wires, in realtà, Nightvale non è assolutamente necessario. Non solo la vicenda non si svolge nel paesino in mezzo al deserto del podcast ammiraglia, ma non è nemmeno chiaro se gli eventi si stiano svolgendo nello stesso universo narrativo.

La prima stagione di Within the Wires si intitola Relaxation Tapes, e promette di raccontare una storia in dieci audiocassette di meditazione guidata.

Come?

Scritto in collaborazione con Janina Matthewson, autrice neozelandese trapiantata a Londra resasi famosa grazie al successo di culto del suo romanzo Of Things Gone Astray, il podcast nasconde bene la propria vicenda nell’artificio delle cassette. La storia viene sussurrata in momenti che è facile perdere di vista, e nel primo episodio è quasi completamente assente.

Una cristallina, giovane voce di donna — è Matthewson — guida l’ascoltatore attraverso una serie di esercizi di training autogeno: ma l’interlocutore non è generico, non stiamo ascoltando una cassetta “per tutti,” o una sessione di meditazione su Headspace (il Netflix della meditazione guidata). La donna sta parlando con qualcuno, qualcuno di specifico.

Il formato diverge quindi immediatamente dalla meditazione tout court, e costringe l’ascoltatore a immedesimarsi nella metà muta della conversazione delle Tapes.

La giovane donna sta cercando di far rilassare un paziente, ospite o prigioniero di un non meglio definitivo “Istituto.” Inizia subito a dipingersi uno scenario orrorifico — chi ascolta queste cassette è vittima di strani esperimenti, e la donna è una sorta di guida per rimanere se stessi, per non impazzire, ma anche per scomparire completamente come persona.

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In un’atmosfera che ricorda vagamente le pellicole della Dharma Initiative di Lost, niente in Tapes è come sembra. La voce della donna nella solitudine totale dell’Istituto è nostra alleata, o è solo un’altra carnefice, soltanto aggraziata? Vuole costringerci immobili nel letto dove stiamo per subire terribili esperimenti, o ci sta descrivendo una via di fuga lontana dalle sempre attente telecamere di videosorveglianza?

Quanto possiamo fidarci di quanto ci dice? Chi altro sta ascoltando la sua voce oltre a noi?

Le cassette di meditazione guidata (vorremmo scrivere, sorvegliata) di Cranor e Matthewson sono state accolte con recensioni divise sia dal pubblico che dalla critica. Anche i piú affezionati al surrealismo di Nightvale sono rimasti scossi dal format evanescente di Tapes: troppo eteree nel loro new ageism quasi lovecraftiano, troppo faticoso cercare di seguire la storia e le indicazioni della voce, in mezzo ai deliri meditativi degli autori.

The Submarine, invece, ve lo consiglia vivamente. Non è un podcast per tutti, e probabilmente non vi piacerà. Ma dovete provare ad ascoltarlo, perché non avete mai ascoltato niente del genere — è un’esperienza estetizzante, e per questo inevitabilmente compromessa, ma è un gioco irresistibile, in grado di farvi accapponare la pelle anche sotto il sole più cattivo dell’anno.

 

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