La città sembrerebbe inevitabilmente escludere da se stessa la natura trascurando il rapporto diretto con la terra. Lo sviluppo diffuso del suolo urbano della città di Milano a scapito delle campagne ha effettivamente fatto sì che negli ultimi 40 anni il mondo rurale che la circondava sia parzialmente scomparso a favore delle periferie.

Il tentativo da parte dei cittadini di recuperare quel mondo è rappresentato dalle nuove esperienze green per la riqualificazione e la salvaguardia del territorio e della biodiversità che ospita.

A seguito della dismissione di numerose strutture industriali, dagli anni Settanta, Milano ha visto nascere enormi vuoti urbani che hanno dato l’occasione di ridisegnare la città. In quelle aree nel corso degli anni sono state edificate nuove zone quali Fiera Milano City e Bicocca, ma anche progetti paralleli e innovativi di riqualificazione delle zone degradate. Accanto alle nuove icone dello skyline di Milano sono nate, infatti, anche piccole e tacite realtà che promuovono l’integrazione nei quartieri, l’attenzione all’impatto ambientale dell’uomo e all’alimentazione sana.

Il recupero del verde urbano e la lotta contro il degrado sono le linee guida della nascita dei primi orti urbani a Milano. Già nella prima metà del XIX secolo esistevano coltivazioni urbane, ma di tipo autonomo e abusivo. Non erano veri e propri orti, ma appezzamenti di terra arrangiati per la sopravvivenza del nucleo familiare. Gli orti di necessità aumentano durante le due guerre: ogni spazio verde, dalle aiuole in piazza del Duomo ai giardini cittadini, viene messo a coltivazione.

Con il secondo dopoguerra, la ripresa e il successivo boom economico, la città cambia volto: il mondo rurale e contadino viene inglobato dalle industrie. L’attività agricola urbana torna a essere relegata ai quartieri periferici dove le famiglie emigrate che abitano i quartieri dormitorio delle periferie e forniscono manodopera ai grandi complessi industriali cercano di recuperare, per necessità o inclinazione, le abitudini agricole che la città sembra impedire.

Verso la fine del secolo scorso l’Associazione Italia Nostra svolge un censimento delle zone orticole di Milano: dal 1964 al 1980 sono passate da 91 a 285. Il grande interesse della popolazione alla coltivazione e il valore sociale degli orti urbani spinge il Comune verso una maggiore attenzione alla tematica. Questa sorta di “rivoluzione dal basso” ha portato fin dagli inizi del XXI secolo grandi risultati.

Italia Nostra, una delle più antiche associazioni ambientaliste d’Italia — nata nel 1955 a Roma — impegnata nella salvaguardia dei beni culturali artistici e naturali,  a metà degli anni Settanta ottiene la gestione dal Comune di Milano del Boscoincittà: 110 ettari di parco che compongono una delle aree verdi più grandi di Milano (il Parco Agricolo Sud) tra i quartieri Trenno e Quinto Romano, collegandosi con il Parco delle Cave.

Il Boscoincittà ospita oggi 150 orti gestiti dalla Onlus Italia Nostra concessi tramite bando di gestione in comodato d’uso ai cittadini.

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Un esempio di riutilizzo di aree dismesse è dato dall’esperienza del Giardino degli Aromi. L’area boschiva dell’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini, chiuso nel 1999, costituisce un importante polmone verde della nostra città. Su un territorio di quasi 300.000 mq sono nate negli ultimi 20 anni numerose realtà di riconversione dell’area: dai progetti di reintegrazione sociale a un asilo e laboratori artistici.

Il parco che circonda le varie palazzine risalenti agli anni 30 è composto da 1200 varietà di piante che sono state catalogate assieme alle varietà di volatili che nel corso degli anni sono stati studiati nell’area.

I due terzi di questo territorio multifunzionale è composto dagli orti urbani del Giardino degli Aromi dove circa 130 ortisti coltivano due ettari di terreno. Da quest’anno, ci ha spiegato Aurora, referente dell’associazione, a causa della grande richiesta, gli ortisti hanno spontaneamente suddiviso i propri lotti per una ulteriore condivisione e lo spazio è stato allargato.

Addentrandosi tra i viali alberati del parco, ci si dimentica del traffico della città; lo skyline è lontano, si vede solo il cielo. Non ci sono cartelli che indichino la strada, i visitatori sono rari ed è facile perdersi.

In fondo al viale, un pergolato collega la strada asfaltata con un prato da cui partono i lotti coltivati intervallati da aiuole di erbe aromatiche, due pollai, un recinto per i conigli, e una casa sull’albero.

Incontriamo Leopoldo che partecipa al progetto da 8 anni, ma fa ricerca agricola da 25. È molto orgoglioso della biodiversità del suo orto-giardino “Questo è un Martinsec innestato con un Moscatello, si chiama Martinsec perché si mangia a San Martino a novembre. Veniva coltivato già nel 1500”.

Di ogni pianta ha ricostruito la provenienza e la storia.

“Queste sono carote bianche, lì ci sono quelle rosse e laggiù la variante arancione, quella che è stata creata dagli olandesi per la casa d’Orange.”

Quei papaveri là sono infestanti, ma io li lascio crescere perché saltati in padella sono buonissimi

“Quei papaveri là sono infestanti, ma io li lascio crescere perché saltati in padella sono buonissimi”

Ci racconta che l’area coltivata prima era un pereto dove lavoravano circa 60-70 pazienti dell’ospedale.

Oltre a promuovere la salvaguardia del verde urbano e della biodiversità, questo progetto si inserisce in una più ampia iniziativa di reinserimento sociale sotto forma di tirocinio. Un progetto di ortoterapia che fa del Giardino degli Aromi un unicum nel panorama milanese.

L’Agenzia Italiana per la Campagna e l’Agricoltura responsabile ed Etica lo ha premiato nel 2010 per la categoria Community Garden nel concorso nazionale degli “Agricoltura Civica Award”

Il polmone verde della zona nord della città non finisce però qui. Il Politecnico di Milano ha inaugurato, nell’ottobre del 2012, Coltivando un orto condiviso tra studenti, docenti e cittadini all’interno del polo Durando nel quartiere Bovisa: il primo orto d’ateneo d’Italia.

Oltre a essere un importante progetto di ricerca per gli studenti, i 900 metri quadrati di orto sono un motivo di integrazione del campus nel quartiere: un progetto trasversale alle fasce d’età che coinvolge sia l’ateneo che i residenti.

Un’altra area con grandi risorse verdi è quella a nord-est della città.

CasciNet nasce per il recupero della cascina sant’Ambrogio tra il quartiere Ortica e il Parco Forlanini. Il progetto nasce nel 2012 grazie a un gruppo di ragazzi. Ce ne parla Sara che è una dei responsabili della gestione degli orti e del progetto ambientale. La incontro mentre sta facendo vedere a una famiglia di nuovi possibili assegnatari gli appezzamenti di terra ancora liberi.

“Gli orti funzionano tramite assegnazioni annuali. Vengono le famiglie, gli studenti di agraria, gli anziani e più in generale chi vuole passare dei momenti comunitari. Il contributo che chiediamo è minimo e serve solo per le spese di mantenimento dell’orto come per esempio l’acqua.”

Lei è un ingegnere ambientale e, assieme a Umberto, economista sociale, lavora nella cascina dalla fondazione del progetto, nato dalla voglia di creare un luogo per la salvaguardia ambientale, storica, e artistica.

Il progetto Terra chiama Milano, che rientra tra le iniziative di CasciNet, a cui il Comune di Milano ha riconfermato quest’anno la concessione trentennale in usufrutto del territorio, comprende anche corsi ed eventi rivolti alla sensibilizzazione del cittadino alla cura della terra e della persona, al risparmio di risorse verso una vita ecosostenibile.

“La forza del progetto è nell’energia positiva dei partecipanti che vengono coinvolti da una motivazione altruista rivolta al bene per l’ambiente, per ridurre le emissioni di CO2 e la loro impronta ecologica, occupandoci della natura; ma c’è anche un valore più individuale che è legato alla propria salute fisica e psicologica. Inoltre possedere il proprio pezzo di terra ci educa sia alla condivisione che alla responsabilità di mantenere vivo qualcosa.”

Dall’altro lato del quartiere Ortica, verso Lambrate, in via San Faustino, si trova un enorme spazio inutilizzato di 1800 mq. Poche settimane fa, il proprietario, l’Università Statale di Milano, ha deciso di dare in usufrutto al Comune il terreno.

A sua volta il Comune passerà la gestione ad associazioni e cittadini, ma per avere un quadro completo sul suo destino bisognerà aspettare le decisioni della nuova giunta. Tuttavia il rettore Gianluca Vago ha assicurato che l’Ateneo seguirà le iniziative che verranno fatte sul territorio: “Stiamo pensando a una serie di ipotesi, potremmo farci promotori di varie iniziative con i nostri studenti e giovani ricercatori di Agraria, anche per coinvolgere attivamente i residenti della zona.”

La novità è che il territorio di Via San Faustino è il primo a nascere in un’area non comunale.

Il Comune possiede ad oggi più di 309 particelle orticole per un totale di 25mila metri quadri, ai quali si aggiungono gli orti urbani sociali all’interno dei 13 giardini condivisi.

“Un fenomeno in forte crescita, sempre più apprezzato dai cittadini di Milano anche per la funzione sociale che riveste. Con questo strumento forniamo un’opportunità per il loro sviluppo, in una logica di scambio pubblico-privato,” ha dichiarato Chiara Bisconti, assessore al Benessere.

Il 23 aprile 2016, infatti, è stata approvata una nuova convenzione grazie alla quale potranno essere trasformati in orti coltivabili dalla cittadinanza anche appezzamenti privati per rispondere alla domanda in forte aumento.

Salvaguardare le aree verdi in una città come la nostra è fondamentale, tra le altre cose, per ridurre il nostro impatto ambientale. Milano è la tredicesima città più inquinata d’Italia secondo Legambiente e le principali fonti di emissione sono i trasporti e il riscaldamento domestico. Milano ha avviato il progetto dell’area C, ma il miglioramento dell’aria può avvenire in buona parte anche grazie alla reintroduzione di vegetazione urbana. Un’area verde sufficientemente ampia, ben curata e nutrita rende alla città un servizio ecosistemico che permette la riduzione di CO2.

Accanto alla sensibilizzazione ambientale, la coltivazione della terra in un contesto urbano educa il cittadino a una sensibilizzazione alimentare.

Un pensiero moderno e in crescita che ha portato l’uomo dall’orto agricolo verso l’orto urbano, polifunzionale, utile alla salute, diversivo in una città frenetica, per una sensibilizzazione ambientale e alimentare.

Nel corso dell’intera storia dell’umanità il ruolo dell’orto-giardino all’interno delle mura urbane è mutato, ma ha sempre rappresentato una costante nelle culture mondiali. L’orto giardino nasce da una spinta dell’uomo a ricercare l’Eden in terra. La natura spontanea e rigogliosa dell’Eden è un’utopia da cui l’uomo ha preso le distanze nel corso delle epoche, ma questo sogno utopico è rinato nei giardini pensili di Babilonia, negli orti-giardino dell’acropoli di Atene, nell’hortus della domus romana, nei primi orti botanici delle ville Medicee e nei giardini di Versailles.

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