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114: Perché l’Italia non può fare a meno dell’ex Ilva

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La storia dello stabilimento di Taranto è una lista di promesse disattese, posti di lavoro persi, morti per inquinamento. Ma l’impianto resta di importanza economica e strategica innegabile

La questione Ilva sembra finalmente avviarsi verso una soluzione che non metta a rischio tutti i posti di lavoro dello stabilimento di Taranto nel breve termine. Questa soluzione è l’ingresso dello stato, tramite la controllata pubblica Invitalia, che con 400 milioni diventerà di fatto il principale socio dell’azienda. Nasce così Acciaierie d’Italia. Il ritorno di Ilva allo stato arriva dopo più di due decenni di privatizzazione che si è rivelata rovinosa per le casse dell’azienda e soprattutto sotto il profilo di efficienza ambientale dell’impianto, al centro di numerose polemiche per la sua nocività per gli abitanti dei territori circostanti.

L’altro ieri l’operazione è stata ufficializzata dal ministro dello Sviluppo economico Giorgetti — che nelle scorse settimane era sembrato freddo all’idea di un rientro così forte dello stato — dopo essere stato annunciato già a dicembre e a gennaio. Giorgetti potrà indicare tre nomi per il nuovo cda, tra cui quello del nuovo amministratore delegato. Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, potrebbe essere Franco Bernabè, ex ad di Eni e Telecom Italia.

Cercheremo di ripercorrere la storia dell’acciaieria e delle ultime vicende che vedono coinvolto lo stabilimento di Taranto — compreso il licenziamento di un operaio in seguito alla pubblicazione di un post su Facebook sulla pericolosità dell’inquinamento causato dall’acciaieria. Il licenziato ha incassato il sostegno morale del ministro del Lavoro Orlando e quello economico di Sabrina Ferilli. Negli ultimi anni, l’inquinamento dell’acciaieria ha causato migliaia di vittime nella città di Taranto, e le gestioni private non hanno fatto nulla per cambiare questa situazione drammatica — a cominciare da Arcelor Mittal.

Per finire parleremo dello scoppiettante mercato mondiale dell’acciaio, dominato dall’industria cinese, ma in cui l’Italia gioca ancora un inatteso ruolo di primo piano. In generale, tutti i mercati delle materie prime sono destinati a subire cambiamenti rilevanti in seguito alla pandemia, evidente soprattutto nell’aumento vertiginoso dei loro prezzi — dal frumento al petrolio all’acciaio, appunto: fatto che rende ancora più sensibile la riuscita dell’affare-ex Ilva.

Show notes

In questa puntata sono con voi: Stefano Colombo @stefthesub e Alessandro Massone @amassone. Per non perderti nemmeno un episodio di TRAPPIST, abbonati su Spotify e Apple Podcasts.

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