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Continuità con il governo precedente e pochissime indicazioni di un nuovo indirizzo politico: ma allora perché esiste questo governo?

Il governo Draghi è ufficialmente in carica: la Camera ha votato la fiducia con 535 sì e 56 no, confermandosi il governo con la terza maggioranza più ampia nella storia della repubblica. A sinistra, l’unico voto contrario è stato quello di Nicola Fratoianni. Il premier ha deciso di non ripetere il discorso già pronunciato al Senato ma, al termine del dibattito, si è concesso una replica di circa 13 minuti, in cui è tornato su alcuni elementi del proprio programma: lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, ripartenza del turismo — “il turismo è sicuro che riparte, perché siamo l’Italia” — centralità dello sport per il suo “straordinario valore sociale, educativo, formativo.”

Durante il discorso al Senato Draghi aveva rilasciato dichiarazioni ancora più utili per provare a capire come sarà il suo governo. In particolare, secondo Draghi, “Il governo dovrà proteggere i lavoratori, tutti i lavoratori, ma sarebbe un errore proteggere indifferentemente tutte le attività economiche. Alcune dovranno cambiare, anche radicalmente. E la scelta di quali attività proteggere e quali accompagnare nel cambiamento è il difficile compito che la politica economica dovrà affrontare nei prossimi mesi.”

Le parole sembrano confermare la fine degli aiuti “a pioggia” per ristorare lavoratori e imprese dal rischio di fallimento, impostando l’investimento da parte dello stato invece verso le imprese e i settori che più possano garantire un’espansione dell’economia in futuro. Nonostante le parole del nuovo presidente del Consiglio, evitare che a fare le spese di un’eventuale ristrutturazione profonda dell’economia italiana siano soprattutto i lavoratori sarà un’impresa che richiederà impegno e — oltre che “competenza” — anche una precisa volontà politica.

Il governo Draghi per il momento non sembra essere nemmeno particolarmente amico delle piccole e medie imprese, che costituiscono la base elettorale dei partiti di destra che lo sostengono. È difficile immaginare quale potrà essere il futuro di tutte le forze al governo e in particolare della coalizione di centrosinistra, rimasta orfana dalla defenestrazione di Conte ad opera di Matteo Renzi.

Come tutti i governi e le forze politiche basati sulla convinzione di essere più competenti degli altri, però, quello guidato da Draghi dovrà fornire rapidamente molte risposte e scegliere da che parte stare — tra più ricchi e meno ricchi — nella gestione dei fondi del Recovery Fund. Il rischio è bruciare i residui di credibilità di tutto l’arco parlamentare a parte Sinistra Italiana e, soprattutto, fratelli d’Italia. Per ora le premesse non sono delle migliori, visto che in tutti gli interventi parlamentari del Premier sono state date poche informazioni concrete.

Show notes

In questa puntata sono con voi: Stefano Colombo @stefthesub e Alessandro Massone @amassone. Per non perderti nemmeno un episodio di TRAPPIST, abbonati su Spotify e Apple Podcasts.

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