096: Le prime vaccinazioni da sole non possono fermare la terza ondata

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Conte ha firmato il nuovo Dpcm ed è andato in conferenza stampa a presentarlo, sancendo quello che tutti già sapevano: sarà un Natale privato, in cui verranno limitati al massimo gli spostamenti per evitare quella che già viene fatta balenare come la terza ondata — nonostante la seconda sia ancora molto lontana dal finire, visto l’altissimo numero di morti registrati ieri: 993.

Il governo italiano sembra avere elaborato una sola strategia: tenere duro con le misure di distanziamento sociale e aspettare il vaccino, rinunciando di fatto ad elaborare qualsiasi miglioramento dei meccanismi di test & tracciamento. Anche se è una tattica molto rischiosa — perché la vaccinazione richiederà molto tempo — almeno sul fronte dei vaccini c’è qualche buona novità.

Durante gli ultimi giorni infatti Moderna, e Pfizer e BioNTech hanno fatto domanda per chiedere l’autorizzazione d’emergenza per l’uso dei propri vaccini in Europa. Moderna e Pfizer sono i due “vincitori” della corsa vaccinale: le prime due aziende ad aver terminato i test necessari per dimostrare la sicurezza e l’efficacia dopo le imprecisioni di AstraZeneca nel testing del “vaccino di Oxford.”

In particolare, il vaccino di Pfizer sembra quello che per primo verrà distribuito e utilizzato in Europa. Secondo i dati rilasciati dall’azienda, ha un’efficacia del 95%, e del 94% negli adulti di età superiore ai 65 anni. Utilizza la tecnologia dell’RNA messaggero: istruzioni genetiche che aiutano il corpo a riconoscere la proteina spike del virus. Il vaccino di Pfizer ha soprattutto un punto debole: ha bisogno di essere trasportato a temperature ultrafredde — -70 gradi —, per cui sarà quasi impossibile distribuirlo in molte parti del mondo.

L’EMA martedì ha dichiarato che avrà bisogno di almeno altre quattro settimane per valutare i vaccini di Pfizer e BioNtech. Gli Stati Uniti e il Regno Unito invece contano di arrivare a una conclusione prima: l’altroieri il Regno Unito ha infatti approvato per l’utilizzo il vaccino di Pfizer. La notizia è stata accolta con un sospiro di sollievo, in particolare dal segretario alla Salute Matt Hancock, che ha sentito il bisogno di dire che il Regno Unito è arrivato primo “grazie alla Brexit.” Una notizia rilanciata, ad esempio, anche da Viktor Orban nella sua polemica contro l’Unione Europea.

Purtroppo per Hancock, però, si tratta semplicemente di una falsità: l’approvazione è arrivata nel contesto delle Human Medicines Regulations, approvate molto prima della Brexit — nel 2012. Peraltro, le leggi europee non richiedono che gli stati membri debbano aspettare le indicazioni dell’EMA per procedere con approvazione di medicine per uso d’emergenza. Nonostante il sostegno ungherese in patria Hancock è stato sbugiardato da tutti, perfino dal portavoce di Downing Street.

Ok, e in Italia? Mercoledì il ministro Speranza, come previsto, ha riferito in Parlamento sul piano nazionale per i vaccini, confermando che il farmaco sarà gratuito per tutta la popolazione. In base ai piani attuali l’Italia nei prossimi mesi potrà contare su circa 202 milioni di dosi totali, di cui inizialmente 8 forniti da Pfizer e oltre 1 milione da Moderna. Nel caso in cui tutti i vaccini si dimostrassero efficaci e sicuri, l’Italia potrebbe ricevere 40,38 milioni di dosi da Astrazeneca, 26,92 da Johnsson, 20 da Sanofi, 26 da Pfizer-Biontech, oltre a 10 da Moderna. 

Con quali tempistiche? È prevista una prima partita di dosi all’inizio del 2021, mentre secondo Speranza “il cuore della campagna vaccinale, secondo le previsioni, sarà tra la prossima primavera e l’estate.” Si procederà in ordine di priorità: operatori sanitari e sociosanitari; residenti e personale delle Rsa; persone in età avanzata (over 80) circa 1 milione e 400 mila persone, poi i residenti e il personale delle RSA (le residenze per anziani), circa 570 mila persone. 

A quel punto si procederà per età in ordine decrescente, cominciando da chi ha più di 80 anni (oltre 4 milioni e 400 mila persone), poi la fascia tra i 60 e i 79 anni (più di 13 milioni di persone) e tutta la popolazione affetta da malattie croniche (più di 7 milioni di persone). Dopo queste categorie, sarà vaccinato chi lavora nei «servizi essenziali»: insegnanti, forze dell’ordine e personale delle carceri. Speranza non ha escluso di poter usare scorte di vaccino anche per rispondere a eventuali focolai che si venissero a creare e da contenere.

I vaccini che possono essere conservati tra i 2 e gli 8 °C saranno distribuiti in un magazzino nazionale e in diversi siti territoriali, con l’aiuto delle forze dell’ordine, mentre i vaccini che devono essere conservati a temperature molto più basse saranno distribuiti direttamente dalle aziende fornitrici a 300 punti già individuati sul territorio nazionale. Tutto il materiale necessario alla vaccinazione sarà responsabilità del commissario straordinario Domenico Arcuri. 

Una volta arrivato il vaccino, però, bisognerà convincere la popolazione a vaccinarsi — il che potrebbe non essere facilissimo: nel corso dell’ultimo mese, in seguito anche alle parole del virologo Andrea Crisanti, la percentuale di persone sicure di andare a farsi vaccinare è scesa di quasi 16 punti percentuali. Il governo intende comunque non imporre nessun obbligo di vaccinazione, contando sulla propria capacità di persuasione.

Su mondi lontanissimi, in Cina stanno venendo testati 5 candidati vaccini, che dovrebbero essere distribuiti anche in molti paesi in via di sviluppo, che non stanno riuscendo ad mettere in sicurezza le dosi, le cui prenotazioni sono monopolizzate dai paesi piú sviluppati. La Cina, infatti, non ha bisogno così disperato e urgente di un vaccino, dato che è riuscita a contenere la diffusione del virus tramite sistemi di tracciamento e isolamento dei casi funzionante — come, del resto, diversi altri paesi asiatici.

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