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130: Con la terza dose l’apartheid vaccinale si allarga ancora di più

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La preoccupazione per la variante Delta ha portato molti stati ad accelerare i propri piani per una terza dose. Ma con tutti i paesi più sfruttati del mondo ancora da vaccinare il rischio di protrarre ulteriormente la pandemia è altissimo

Sono passati otto mesi dall’inizio della campagna vaccinale in tutto il mondo, e le aziende farmaceutiche iniziano a pubblicare i primi dati riguardo alla diminuzione di efficacia dei vaccini dopo qualche mese. I paesi più ricchi del mondo stanno uno alla volta facendo i conti con la necessità di una terza dose, prima ancora di aver finito la campagna vaccinale — e con gran parte del resto del mondo ancora a zero dosi.

Questa settimana, il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus ha chiesto una sospensione della somministrazione delle terze dosi di vaccino, “almeno fino alla fine di settembre,” per permettere di vaccinare “almeno il 10%” (!) della popolazione di tutti i paesi. “Capisco le preoccupazioni di tutti i governi di proteggere i propri cittadini dalla variante Delta,” ha commentato Tedros, “ma non possiamo accettare che i paesi che hanno già usato quasi tutte le riserve di vaccini del mondo ne usino altri ancora.” La dichiarazione dell’OMS non è stata presa bene dagli Stati Uniti: l’addetta stampa della Casa bianca Jen Psaki ha detto che l’organizzazione sta “presentando una scelta falsa.” Psaki si è vantata del fatto che gli Stati Uniti finora hanno donato 110 milioni di dosi ai paesi che ne avevano bisogno — una quantità risibile rispetto a quanto necessario. 

Dopo otto mesi, la disuguaglianza vaccinale è ancora gravissima: mentre sia Stati Uniti che Unione europea corrono verso il 50% della popolazione vaccinata, ha ricevuto il vaccino solo l’1,8% della popolazione africana. Nei paesi classificati come ad alto reddito dalla Banca mondiale sono state distribuite 101 dosi ogni 100 persone; nei 29 paesi più sfruttati del mondo 1,7 dosi ogni 100 persone. Il dottor Bruce Aylward, uno dei consiglieri speciali di Tedros, ha ripetuto l’ovvio: l’emergere di nuove varianti dimostra che “non possiamo uscirne [dalla pandemia] finché tutto il mondo non è vaccinato.” Con una disparità vaccinale come quella attuale, l’obiettivo di vaccinare tutto il mondo, però, sembra impossibile.

C’è del vero in quello che dice Psaki: gli Stati Uniti infatti, si sono ufficialmente schierati a favore della moratoria sui brevetti dei vaccini, insieme al resto del mondo. Su questo fronte, infatti, al WTO c’è l’Unione europea sostanzialmente isolata, nella strenua difesa del diritto di Pfizer / BioNTech, e delle altre grandi aziende farmaceutiche, di chiedere prezzi sempre più esorbitanti a dose, mentre il resto del mondo resta senza vaccino.

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