La Černobyl della democrazia italiana

Ignorando due referendum, la Camera ha dato carta bianca al governo per il nucleare. Tra le altre notizie: Zelenskyj scrive una lettera a Putin, la privatizzazione dei partiti italiani, e un otome dove corteggiare scarafaggi antropomorfi

La Černobyl della democrazia italiana
foto: dominio pubblico Bdx

La Camera ha dato il via libera al ddl del governo sul cosiddetto nucleare sostenibile — meno male, pensate se avesse dato il via libera a quello insostenibile! Il voto è passato con 155 sì, 86 no e 8 astenuti: Azione ha votato insieme al governo — Calenda è da sempre a favore — mentre invece Italia Viva si è astenuta, denunciando che si trattava di un provvedimento “vuoto.” I no sono di PD, M5S e AVS. Angelo Bonelli si è speso con parole particolarmente dure: “Il governo ha fatto carta straccia della volontà popolare di 55 milioni di italiani che con ben due referendum avevano detto no al nucleare. Vogliono il nucleare, un'energia estremamente costosa, per continuare a mettere le mani nelle tasche degli italiani.” (Adnkronos / Facebook)

Ancor prima di entrare nel merito dei possibili pregi e certissimi difetti strategici dell’energia nucleare, bisogna sottolineare come si tratti di un passaggio nerissimo per la tenuta democratica del paese: la Camera ha votato — quasi due terzi della Camera hanno votato! — una delega in bianco all’esecutivo, che si impegna a stilare entro un anno i decreti attuativi che dovranno occuparsi di tutto: piano nazionale, siti dove sorgeranno le centrali nucleari, strategia di ricerca, localizzazione dei depositi per le scorie nucleari. Ignorando non uno ma due referendum che hanno espresso un rifiuto sostanziale da parte della popolazione — uno recentissimo, di soli 15 anni fa — il Parlamento ha dato carta bianca al governo per fare quello che vuole in merito. In pratica: fare referendum non serve a niente, perché il Parlamento può decidere dopo due o tre legislature di ignorare completamente la volontà popolare; lavorare per portare voci competenti in Parlamento serve a poco o pochissimo, perché poi il Parlamento vota per essere sollevato dalla responsabilità di esprimersi su quello che sarebbe il più grande cambio di strategia energetica nella storia recente del paese. (il manifesto)

Tutto questo spacciando il nucleare come una soluzione per la crisi energetica e le bollette altissime. Il ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin ha promesso che i decreti attuativi della legge delega sul nucleare saranno pronti “entro Natale” — anche se per ora il ministro non si impegna in nessun dettaglio, nemmeno sul numero di centrali nucleari che si vogliono costruire: “È difficile dirlo, dipenderà dalla domanda, dalle tecnologie, dai prezzi, dalla consapevolezza della popolazione.” In uno sprazzo di realismo, Pichetto Fratin ha dichiarato che “l’obiettivo del governo con il ddl è consegnare al paese il quadro giuridico che renda possibile fare scelte per avere l’energia per i prossimi decenni.” Parola chiave: decenni. Anche perché le strutture promesse dalla coalizione di destra a stento esistono — di SMR di terza generazione ne esistono operativi al mondo 2, uno in Russia e uno in Cina; degli AMR, i reattori di quarta generazione, non è nemmeno ancora iniziata la sperimentazione, che è prevista per il 2032. Riguardo agli AMR il premio Nobel Giorgio Parisi aveva avvertito la Camera già a marzo: “Sulla carta, è un’idea affascinante.” “Ma sulla carta la fisica è sempre affascinante; il problema è la realizzazione pratica.” Non è stato ascoltato. (ANSA / Camera.it)

Dal WWF è arrivata una condanna netta, sottolineando come, in realtà, “dal referendum del 2011 le uniche vere innovazioni tecnologiche hanno riguardato rinnovabili e batterie, non l’energia atomica.” L’accusa è una, e molto specifica, ovvero di voler favorire la dipendenza dell’Italia dal gas fossile per almeno un altro ventennio: “Si tratta di una perdita di tempo (e di soldi) favoleggiando di una tecnologia non ancora disponibile, se mai lo sarà, come quella dei piccoli reattori modulari. Il tutto al solo scopo, reale, di favorire lo status quo, cioè l’attuale pericolosa e costosa dipendenza dal gas fossile.”  Il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, ha liquidato la questione: “Seduta spiritica sul nucleare in Parlamento, impossibile rianimare un morto. Il nucleare è morto e lo ha ammazzato definitivamente il mercato. Avanti tutta con le rinnovabili.” Greenpeace insiste sul punto politico: “La verità è che le rinnovabili fanno paura proprio perché possono liberarci rapidamente da gas e petrolio, riducendo il potere di chi controlla il sistema energetico basato sui combustibili fossili. Prima il gas come presunta garanzia di sicurezza, ora il nucleare come promessa per il futuro: più che una strategia energetica, sembra una corsa a ostacoli costruita apposta per ritardare ulteriormente la transizione.” (WWF / Greenreport)