Gli Stati Uniti non provano nemmeno a giustificare l’attacco all’Iran
Secondo Rubio l’attacco preventivo sarebbe giustificato dalle possibili ritorsioni che l’Iran avrebbe lanciato ad un attacco israeliano (sì). Tra le altre notizie: le disavventure di Tony Tajani, il rischio che il conflitto in Ucraina diventi una guerra “dimenticata,” e il boicottaggio di ChatGPT
È appena iniziato il quarto giorno di guerra contro l’Iran, e lo scontro sta registrando una escalation rapida e fuori controllo. Lo stretto di Hormuz è ormai a tutti gli effetti chiuso, come dichiarato anche dal comando dei Guardiani della rivoluzione, e il prezzo del petrolio è in rialzo per il terzo giorno consecutivo — lo stretto è il punto di transito del 20% delle forniture petrolifere totali, del 30% delle forniture europee di carburante per l’aviazione e di un quinto delle forniture globali di GNL. Gli attacchi israeliani e statunitensi non si fermano, le IDF hanno anche lanciato un’invasione di terra nel sud del Libano, mentre la controffensiva dell’Iran resta efficace: nelle scorse ore è stata colpita anche l’ambasciata statunitense a Riad — sono state sospese le attività anche nelle ambasciate in Kuwait e in Iraq, dove è stato chiesto a tutto il personale non essenziale di lasciare il paese. L’ambasciata statunitense a Gerusalemme ha avvisato i connazionali nel paese di non essere “nella posizione” (sic) di assisterli nell’evacuazione. (Al Jazeera / the Times of Israel)
In questo contesto di crescente instabilità, gli Stati Uniti non riescono a giustificare formalmente perché si sia deciso di attaccare Teheran sabato: parlando con i giornalisti il segretario di Stato Marco Rubio ha a tutti gli effetti ammesso che il governo Netanyahu VI ha forzato la mano all’amministrazione Trump II — una cosa che, considerate le dinamiche tra i due stati, non ha senso, sulla carta. Rubio spiega: “Il presidente ha preso una decisione molto saggia: sapevamo che ci sarebbe stata un’azione israeliana, sapevamo che ciò avrebbe scatenato un attacco contro le forze americane e sapevamo che se non li avessimo attaccati preventivamente prima che lanciassero quegli attacchi, avremmo subito perdite più elevate.” Sì: l’attacco statunitense sarebbe un attacco preventivo per sventare gli attacchi di ritorsione che ci sarebbero stati in seguito a un attacco israeliano. Secondo Rubio, l’Iran era a “un anno, un anno e mezzo” dalla “soglia dell’immunità,” quando il paese avrebbe avuto “così tanti missili a corto raggio e così tanti droni che nessuno avrebbe potuto farci niente,” e avrebbe “potuto tenere in ostaggio il mondo intero.” Ma se l’attacco è partito a causa di un’imminente operazione delle IDF, chi sta tenendo in ostaggio il mondo intero, invece? (X / dipartimento di Stato statunitense)
Una fonte militare di Ken Klippenstein ha una risposta molto semplice sul perché si sono lanciati gli attacchi di sabato: l’occasione, semplicemente, era “troppo allettante da lasciarsela sfuggire.” Non sarebbero state prese in considerazione le conseguenze dell’attacco, del tutto, perché gli obiettivi “di alto valore” dell’attacco erano troppo preziosi — Khamenei, il capo di stato maggiore dell'esercito, il ministro della Difesa — almeno 40 alti funzionari uccisi in totale. Secondo la fonte di Klippenstein l’attacco era “impossibile da non approvare”: nella ricostruzione, Trump sarebbe “prigioniero di una macchina dell’intelligence costruita nel corso di decenni che ora produce pacchetti di uccisioni così puliti e seducenti da praticamente gestirsi da sola.” (Ken Klippenstein)
Le fonti dell’intelligence statunitense, presentate alla leadership di Washington in modo così allettante, però, spesso sono sbagliate — ma è un problema solo di chi viene ucciso, non di chi uccide. Sul New Republic Edith Olmsted presenta la teoria molto credibile che l’attacco sulla scuola elementare femminile a Minab, in cui sono state uccise 175 persone, sia stato un errore causato da immagini satellitari non aggiornate. La struttura colpita, infatti, appariva collegata a una base navale dei Guardiani della rivoluzione in immagini satellitari del 2013 — di 13 anni fa! — ma già in immagini del 2016 era evidente che fosse stata separata dal resto della struttura con un muro. (the New Republic)
Ma al momento, per la finanza israeliana, la guerra è un vero affarone. Nel frattempo, lunedì — il primo giorno di trading dopo l’inizio degli attacchi — Borsa di Tel Aviv ha chiuso in forte rialzo: l'indice Tel Aviv 35 ha guadagnato il 4,6%, il TA-125 il 4,8%, raggiungendo massimi storici. A guidare i rialzi i settori energetico, finanziario e della difesa. Lo shekel si è apprezzato dell'1,5% sul dollaro, avvicinandosi a un massimo trentennale raggiunto il mese precedente — in controtendenza rispetto alla maggior parte delle altre valute mondiali, che hanno perso terreno rispetto al dollaro nella stessa giornata. Gali Ingber, responsabile degli studi finanziari alla Scuola di studi di management di Rishon LeZion, commenta: “Gli investitori stanno al momento calcolando solo lo scenario più ottimistico: una campagna relativamente breve, con grandi successi e forse persino il rovesciamento del regime in Iran.” (Reuters)
Le disavventure di Tony e Guido
Intanto continua lo shitshow del governo sulla questione iraniana: ieri il ministro degli Esteri, Tajani, è andato in Parlamento dove ha risposto in modo iracondo alle opposizioni che chiedevano conto dell’inutilità sua — e del paese — nel contesto internazionale. Tajani ha attaccato Giuseppe Conte, dicendo in commissione Affari esteri che “Noi come i tedeschi e i polacchi siamo stati informati ad operazione iniziata. I tedeschi sono coloro che abitano in Germania... Per quanto riguarda il rapporto con gli Usa ed il tricolore, onorevole Conte, a me Trump non mi ha mai chiamato Tony, a lei invece Giuseppi.” “Io non sono andato in ginocchio dalla Merkel né da Trump, a dire ‘ci penso io,’ come ha fatto lei onorevole Conte, non mi faccio chiamare Giuseppi. La verità fa male!” La seduta ha dovuto essere sospesa perché i toni si sono accesi troppo. Secondo Conte “Il problema è che non vi chiama proprio…” (ANSA)