GSxFkIiXwAIflqs
foto via X @Europarl_EN

Il Parlamento europeo ha eletto Ursula von der Leyen per altri 5 anni di presidenza della Commissione europea. Alla fine l’elezione è stata meno patita del previsto, con 401 voti a favore su 360 necessari — all’elezione per il proprio primo mandato, von der Leyen era stata eletta per soli 9 voti. Per la rielezione è stato chiave il voto dei Verdi, che all’ultimo minuto le hanno confermato il proprio supporto. Gli europarlamentari di Fratelli d’Italia, invece, alla fine hanno votato con l’opposizione, nonostante il lungo e patito avvicinamento tra von der Leyen e i Conservatori europei. Confermato il supporto sia del Consiglio che del Parlamento, ora von der Leyen potrà procedere a formare la propria nuova Commissione: la presidente chiederà a tutti gli stati membri di inviare due possibili candidati, un uomo e una donna, con l’eccezione dei paesi che intendono confermare il proprio candidato. Von der Leyen condurrà interviste con i candidati a metà agosto e i candidati dovranno passare anche al Parlamento europeo — l’obiettivo è avere una nuova Commissione entro il primo novembre.

Prima del voto, von der Leyen ha tenuto un discorso delineando le proprie priorità politiche per i prossimi 5 anni, chiedendo il voto in un momento di “estrema polarizzazione delle nostre società”: “Non lascherò mai che demagoghi ed estremisti distruggano il nostro stile di vita europeo,” ha dichiarato, ripetendo di voler lavorare con “tutte le forze democratiche” del Parlamento. Von der Leyen ha promesso ai popolari misure comunitarie per favorire le piccole imprese, mentre ha promesso a socialisti, democratici e Verdi “un nuovo accordo per l’industria pulita” che dovrebbe essere presentato entro i primi 100 giorni del suo secondo mandato. Von der Leyen ha anticipato che ci sarà una nuova commissaria o un nuovo commissario responsabile di garantire il diritto alla casa, per combattere affitti e prezzi sempre più alti delle case.

La promessa di un nuovo piano industriale “clean” è inevitabilmente guardata con sospetto dai gruppi ambientalisti — negli scorsi mesi la leadership europea è apparse sempre più fredda nei confronti delle necessità imposte dalla crisi climatica. Anouk Puymartin, di BirdLife Europe, sintetizza in modo efficace: “La sua concentrazione sulla competitività europea e i piani per la ‘semplificazione’ rischiano di aprire le porte a chi vuole arricchirsi con la crisi, invece di risolverla.” Il direttore di Greenpeace EU Jorgo Riss sottolinea: “Ursula von der Leyen non ha buttato in mare il Green deal, ma ha presentato un programma per il proprio secondo mandato che manca di qualsiasi misura concreta e di nuove iniziative importanti.”

Con il voto per von der Leyen gli europarlamentari hanno cercato di difendere un minimo di stabilità — o forse meglio dire, di prevedibilità — di fronte a quelli che saranno altri 5 anni estremamente difficili. Sono in tanti a non essere fan di von der Leyen: la presidente conduce infatti la Commissione in modo molto poco trasparente, consultandosi solo con un ristretto gruppo di consiglieri, quasi tutti tedeschi, e che si mantiene molto isolata — al livello di dormire nel proprio ufficio nella sede della Commissione. Ma di fronte al rischio molto probabile di altri 5 anni di Trump, e con le leadership di Francia e Germania molto fragili, von der Leyen avrà bisogno di costruire nuove alleanze e di essere più trasparente per combattere l’avanzata dei “populisti” — all’estero sì, ma anche in Unione europea.


Sostieni l’informazione indipendente di the Submarine: abbonati a Hello, World! La prima settimana è gratis

Blogger, designer, cose web e co–fondatore di the Submarine.