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Una trattativa “non facile e non piacevole”

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in copertina: un edificio residenziale colpito da bombardamento il 14 marzo nel quartiere Obolon di Kyiv.
Foto: Consiglio comunale di Kyiv

Zelenskyj ha annunciato la “sospensione” delle attività di alcuni partiti finché nel paese resterà in vigore la legge marziale, accusati di essere legati alla Russia

L’assedio della città di Mariupol è “un terrore che sarà ricordato per secoli a venire,” ha dichiarato Zelenskyj nel proprio discorso quotidiano, denunciando come la situazione nella città, da giorni contesa tra i militari russi e quelli ucraini, stia degenerando. Il presidente ucraino ha ripetuto l’importanza della trattativa di pace con la Russia, un processo che ha descritto “non facile e non piacevole.” È ancora difficile immaginare quale potrebbe essere l’accordo di compromesso a cui potrebbero arrivare i due stati — sappiamo che l’Ucraina ha rinunciato a entrare nella Nato, ma ieri il vice capo dello staff di Zelenskyj Andrіj Sibіga ha detto a chiare lettere che al contrario l’ingresso nell’Unione europea non è trattabile. Nel proprio discorso Zelenskyj ha anche annunciato la “sospensione” delle attività di alcuni partiti finché nel paese resterà in vigore la legge marziale, accusati di essere legati alla Russia. Tra questi c’è Piattaforma di Opposizione, un partito centrista apertamente filo-russo, ma anche diverse sigle “socialiste” che guardano con simpatia verso Mosca.

La situazione a Mariupol è effettivamente difficile, anche se fortunatamente il corridoio umanitario per permettere ai civili di lasciare la città ha retto per tutta la giornata di ieri. Secondo dati della Vice prima ministra Iryna Vereščuk ieri hanno lasciato la città altre 4.128 persone. La battaglia per Mariupol, tuttavia, sta rendendo complessi i lavori per estrarre i sopravvissuti al bombardamento del teatro crollato. Finora dalla struttura sono state estratte 130 persone, ma ne restano ancora più di 1.000 sotto le macerie. Il ministero della Difesa ucraino ha ammesso di aver “temporaneamente” perso l’accesso al mar d’Azov, una vittoria strategica importante per la Russia, che da giorni lavora per collegare saldamente la Crimea con le due Repubbliche popolari di Doneck e Luhansk. Nel corso della giornata la situazione è rimasta molto tesa anche a Cherson, dove le truppe russe hanno impedito l’accesso a materiali umanitari, e a Charkiv, che questa notte ha subito ulteriori bombardamenti.

In Italia la copertura della guerra ieri è stata segnata dall’affondo diplomatico di Aleksej Paramonov, importante funzionario diplomatico russo ed ex console in Italia, al ministro della Difesa, Lorenzo Guerini. Guerini è stato definito da Paramonov “un falco” e “ispiratore della campagna anti-russa nel governo italiano” in un’intervista rilasciata all’agenzia stampa statale RIA Novosti. Paramonov ha attaccato Guerini partendo da lontano, e rinfacciandogli l’aiuto fornito dalla Russia nella controversa missione umanitaria a Bergamo nelle prime settimane della pandemia, dopo una richiesta di assistenza che Paramonov sostiene essere arrivata anche da Guerini stesso. Paramonov ha parlato di “conseguenze irreversibili” nei rapporti tra i due paesi se l’Italia, in sostanza, continuerà a seguire la linea europea di massimo attrito ben rappresentata dalle dichiarazioni del ministro francese Le Drian.

Ovviamente Guerini è stato difeso a spada tratta dal governo. Ma quali sono ancora gli interessi economici e le collaborazioni dell’Italia in Russia, a parte quella molto nota e critica della fornitura di idrocarburi? Nel 2016 Putin e l’allora Presidente del Consiglio Matteo Renzi avevano firmato una serie di accordi bilaterali che hanno dato il via ad alcuni legami tra imprese russe ed italiane che oggi, anche con le sanzioni, sono difficili da rescindere. Ad esempio Leonardo, controllata dal ministero del Tesoro italiano, ha un accordo con Rosneft e Russian Helicopters per la fornitura di elicotteri, mentre Leonardo e Russian Helicopters hanno addirittura fondato una joint venture temporanea per l’assemblaggio di alcuni velivoli, HeliVert. Al momento è tutto congelato: secondo la controllata, “le attività di Leonardo in Russia, ormai ferme, restano soggette all’evoluzione dello scenario e l’azienda agisce in linea con le disposizioni definite dai governi dei propri mercati domestici.” Leonardo sostiene che le attività di HeliVert hanno riguardato esclusivamente apparecchi ad uso civile.

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