L’emergenza ignorata del disagio psichico nelle carceri

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un ingresso del carcere di San Vittore. Foto: Daria Signorotto

Il Garante dei detenuti del comune di Milano ha evidenziato il problema: che però è nazionale, e riguarda sia il sovraffollamento delle carceri che il disinteresse del governo per la salute mentale.

Il Garante dei detenuti del comune di Milano, Francesco Maisto, ha scritto una lettera all’assessora regionale al Welfare, Letizia Moratti, chiedendole un incontro urgente per discutere dell’aumento del disagio psichico nelle carceri milanesi. Negli istituti della regione sono detenute 880 persone con patologie di natura psichiatrica. La situazione è aggravata dal fatto che le strutture in cui possono essere accolti autori di reati affetti da fragilità mentali sono pochi, e per questo motivo molti di loro rimangono “temporaneamente” in carcere.

La situazione è critica sia a San Vittore che al carcere minorile Beccaria. Secondo il direttore del carcere di Opera Silvio di Gregorio, è fondamentale che vengano garantite le ore di supporto psichiatrico che, secondo la legge, lo stato dovrebbe erogare alle strutture penitenziarie: almeno venti ore di assistenza ogni cento detenuti. Tra i destinatari di queste cure si annoverano detenuti comuni, minorenni, e in alcuni casi migranti segnati dall’esperienza dei campi di detenzione in Libia, con evidenti segni di stress post traumatico.

La situazione delle carceri in Italia è grave da anni, ma con la pandemia le criticità già esistenti sono peggiorate drasticamente. La scorsa settimana l’associazione Antigone ha presentato il proprio rapporto di metà anno sulla situazione delle carceri italiane, precisando che la violenza, emersa in modo eclatante con la vicenda di Santa Maria Capua Vetere, “non è l’unica emergenza che riguarda il sistema penitenziario italiano.” L’associazione sottolinea in particolare il tasso di affollamento, con il 113% di detenuti rispetto al totale di posti disponibili; la dipendenza da sostanze di un quarto dei detenuti; la sproporzione tra la presenza di un poliziotto ogni 1,6 detenuti e un educatore ogni 91,8.

 La cura della salute mentale gode di poche attenzioni da parte delle autorità pubbliche anche al di fuori del contesto carcerario: il sistema di cura della sanità mentale in Italia raggiunge un deficit del personale necessario che varia dal 25 al 75%, che potrebbe essere superato con l’apporto di circa 1000 psichiatri, 1500 psicologi e altrettanti assistenti sociali. In Italia però la spesa pubblica dedicata alla salute mentale è di competenza regionale e raggiunge in media solo il 3,5% rispetto l’8-15% degli altri paesi del G7, con ampie disuguaglianze sul territorio. Si passa da picchi dell’8% nelle provincie di Bolzano e Trento al 2% di Campania, Marche e Basilicata.

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Durante una visita al carcere di Santa Maria Capua Vetere, dove i detenuti sono stati vittime di gravissimi abusi fisici e psicologici da parte delle forze dell’ordine nella repressione delle proteste dello scorso 6 aprile, Draghi e la ministra Cartabia hanno promesso che si occuperanno della situazione nelle carceri. Nella riforma della giustizia è in effetti previsto un minore ricorso al carcere e un incoraggiamento alle pene alternative. Né Draghi né Cartabia hanno però mai pronunciato le parole “amnistia” o “indulto,” la soluzione più rapida per tamponare il problema del sovraffollamento. Al contrario, il Pnrr va nella direzione della costruzione di nuove carceri, con otto nuovi padiglioni nelle strutture di Rovigo, Vigevano, Viterbo, Civitavecchia, Perugia, Ferrara e Reggio Calabria, che dovrebbero essere ispirati al modello del carcere di Bollate, considerato un esempio virtuoso da seguire. Cartabia si è detta anche a favore di un aumento della sorveglianza “capillare” nelle carceri attraverso l’installazione di videocamere, per ridurre la possibilità di abusi di polizia come quello emerso nelle scorse settimane.

La ministra ha aggiunto che “occorre procedere subito ad assunzioni nel personale delle carceri. Servono più fondi e più impegno nella formazione permanente.” Attualmente, nelle carceri italiane sono recluse circa 53.600 mila persone, a fronte di una capienza totale di 47.445. Secondo Draghi, “i numeri sono in miglioramento, ma il sovraffollamento ostacola il percorso verso il ravvedimento.” La carenza di personale, come già detto, è grave soprattutto dal punto di vista dell’assistenza e del sostegno psichiatrico e psicologico per i detenuti. Ieri la ministra ha chiesto al Dap un rapporto sui suicidi in carcere e sulle loro cause, per “individuare quali interventi possono essere implementati per prevenire i gesti estremi tanto delle persone ristrette quanto del personale della Polizia penitenziaria.”

Se hai bisogno di parlare con qualcuno, o conosci qualcuno che ha pensieri suicidi, puoi contattare gratuitamente il Telefono Amico al 02 2327 2327 (anche via internet) o la Onlus Samaritans allo 06 77208977.

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