A ostacolare la sospensione dei brevetti sui vaccini è rimasta solo l’Unione europea

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in copertina, elaborazione da foto cc Marco Verch

Gli Stati Uniti sosterranno la sospensione dei brevetti dei vaccini, una decisione importantissima per arrivare a una soluzione che garantisca vaccini per tutto il mondo. Ma gli stati europei e la Svizzera restano contrari, e il G7 non ha ancora trovato un accordo sulla questione

In una decisione inaspettata — soprattutto dopo le dichiarazioni rilasciate lunedi da Anthony Fauci al Financial Times — la rappresentante al commercio degli Stati Uniti Katherine Tai ha annunciato il supporto degli Stati Uniti alla sospensione dei brevetti per i vaccini contro il Covid–19, in un testo pubblicato su Twitter. “Questa è una crisi globale, e le circostanze straordinarie della pandemia richiedono misure straordinarie. L’amministrazione sostiene con forza la protezione della proprietà intellettuale, ma allo scopo di finire la pandemia, sostiene la sospensione di queste protezione per i vaccini per il Covid–19.” Tai non promette che sarà una soluzione rapida, e ammette che i negoziati per portare a termine la sospensione “richiederanno tempo,” a causa della struttura del WTO e della “complessità dei problemi da affrontare.” Si tratta, comunque, di un passo avanti enorme.

La dichiarazione è stata accolta con entusiasmo dal direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus, che ha dichiarato che si tratta un momento “di importanza colossale” nella lotta contro il virus. Tedros ha aggiunto di non essere però sorpreso dalla decisione, perché “era quello che si aspettava dall’amministrazione Biden.” Dichiarazioni altrettanto positive sono arrivate da Amnesty International. Il direttore esecutivo di Amnesty USA Paul O’Brien ha dichiarato che la decisione è fondamentale per garantire che tutte le persone del mondo possano accedere al vaccino e alle cure, al più presto possibile. “Ribaltando la posizione della precedente amministrazione,” ha commentato O’Brien, “il presidente Biden ha messo in chiaro che gli Stati Uniti danno la priorità alle vite umane, e non ai profitti delle aziende farmaceutiche.”

Entusiasmo — giustificato — a parte, la strada per una sospensione dei brevetti sui vaccini è ancora lunga. Molti gli stati mettono ancora i profitti delle aziende farmaceutiche davanti alle vite umane: in primis, i paesi membri dell’Unione europea e la Svizzera. Due giorni fa, nella riunione del G7 a Londra, i ministri degli Esteri non hanno trovato un accordo sulla sospensione dei brevetti e hanno rinnovato il proprio supporto a Covax, il meccanismo di distribuzione dei vaccini dell’ONU, che regolamenta anche i trasferimenti di tecnologia e di licenze su base volontaria delle aziende — le quali finora hanno largamente fatto finta che non esistesse. Il sostegno per il meccanismo Covax è importantissimo — il contributore più importante alla produzione di vaccini per i paesi meno sviluppati era l’istituto Serum, che però non può più inviare dosi, essendo sottoposto al bando degli export imposto dal governo indiano, per accelerare le vaccinazioni e limitare, almeno in parte, l’impatto della durissima ondata di contagio nel paese.

Non è chiaro se il sostegno degli Stati Uniti si estenda anche ad altri brevetti: la proposta originaria avanzata da Sudafrica e India infatti non riguardava solo i vaccini, ma tutti i dispositivi medici e le tecnologie utili per contrastare il contagio e trattare i malati. La notizia di oggi è stata raccolta, in particolare dai media internazionali indiani, come una manifestazione di supporto alla proposta originale, ma il testo di Tai menziona solo i vaccini. È una differenza sostanziale: se arriverà, la sospensione dei brevetti dei vaccini non si tradurrà immediatamente in un’espansione della disponibilità di dosi, perché le filiere dovranno essere adeguate alle nuove esigenze. Molti dispositivi sanitari e medicinali sono di produzione meno complessa e la loro produzione potrebbe invece iniziare immediatamente, garantendo rapido sollievo all’India e a tutti i paesi meno ricchi e che stanno combattendo contro il contagio.

Nonostante si parli di tempi ancora lunghi, lo sviluppo è particolarmente importante in vista delle prossime fasi della pandemia. Innanzitutto perché la copertura mondiale è lontanissima — un obiettivo considerato credibile prima degli sviluppi di ieri era di finire le vaccinazioni nei paesi meno ricchi il 2024 — ma interessa anche i paesi più benestanti: proprio oggi Moderna ha annunciato che i primi test della formula aggiornata del proprio vaccino stanno trovando risultati incoraggianti contro le varianti B.1351 e P.1, identificate rispettivamente la prima volta in Sudafrica e in Brasile. La somministrazione di un terzo richiamo garantisce una produzione rapida di anticorpi, che proteggono anche dalle varianti. In vista di future ulteriori inoculazioni, la possibilità di poter produrre agilmente in tutti i paesi permetterebbe una risposta finalmente adeguata alle necessità del mondo.

In Italia, ieri sono stati segnalati 10.585 nuovi casi, a fronte di circa 327 mila test. I ricoverati in terapia intensiva sono calati di 55 unità, mentre sono stati registrati 267 decessi. È arrivato il momento, dopo più un anno di pandemia, di chiedersi se la strategia della convivenza con il virus sia stata quella giusta. Dettata soprattutto dalla rinuncia a una sua eradicazione completa tramite una quarantena ancora più dura ma breve in nome della tutela dell’economia, sta lasciando il paese con un grave bilancio di decessi, stress psicologico e — paradossalmente — danni economici, e con una popolazione in calo drammatico.

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