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La “tempesta perfetta” che ha travolto l’India

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in copertina, vagoni convertiti in posti letto Covid, disposti nelle città più colpite dal contagio. Foto via Twitter

L’OMS parla di una “tempesta perfetta” di cause che hanno scatenato l’ondata di contagio. Ma mentre molti stati ricchi annunciano aiuti umanitari, non si muove nulla sul fronte dei brevetti, che impediscono al mondo di produrre abbastanza dosi di vaccino per tutt*

La catastrofe in India sarebbe potuta succedere ovunque: “È così in ogni paese del mondo,” ha spiegato il portavoce dell’OMS Tarik Jašarević, “la combinazione del rilassamento delle misure protettive personali, con aggregazioni di massa, e delle varianti più contagiose, mentre la copertura vaccinale è ancora bassa, può creare una tempesta perfetta.” Ieri, per il sesto giorno consecutivo, il numero di nuovi casi è rimasto sopra le 300 mila persone. Parte del problema, spiega Tarik Jašarević, è che la mancanza di buona informazione sulla malattia porta molte più persone a recarsi in ospedale, anche quando potrebbero essere curate a casa, aggravando il sovraccarico delle strutture ospedaliere.

L’OMS ha annunciato che donerà all’India 4.000 ventilatori, e, parlando con con Sky News, ha chiesto a tutti gli stati di condividere le proprie dosi di vaccino. La situazione — ormai siamo familiari con l’andamento di queste crisi — nelle prossime settimane è solo destinata a peggiorare, a causa del progressivo aggravamento di alcuni tra i casi riportati quotidianamente. Il governo di Narendra Modi ha annunciato una serie di disposizioni per cercare contenere la crisi: l’esercito verrà mobilitato per assistere negli ospedali, e le risorse d’ossigeno militari verranno utilizzate per la popolazione civile; inoltre, il governo ha chiesto ai medici in pensione di tornare in servizio.

La situazione è resa ancora più grave dalle condizioni delle infrastrutture. Ieri è scoppiato un altro incendio in un ospedale, questa volta in una clinica privata a Mumbra, nel distretto di Thane. Hanno perso la vita quattro persone, e 20 persone sono state soccorse. La causa dell’incendio non è ancora stata individuata. In tutto il paese c’è scarsità di letti, ossigeno, e anche delle medicine di base che sono utili nel trattare il Covid–19.

Ieri è arrivata la prima spedizione di aiuti internazionali, da parte del Regno Unito, e nelle prossime settimane arriveranno donazioni anche da FranciaIrlandaGermania e Australia. È tuttavia impossibile non vedere questa crisi come diretta conseguenza dell’apartheid mondiale dei vaccini. Ieri in India sono state vaccinate un numero ingente di persone — 2,56 milioni — ma si tratta di un ritmo insufficiente per l’enorme popolazione indiana. Su questo fronte gli stati più ricchi sono silenti, e quando fanno promesse sono un po’ imbarazzanti, come il proclama statunitense di voler donare 60 milioni di dosi di AstraZeneca, di cui ne sono state prodotte finora 10 — una donazione che, al ritmo attuale, vorrebbe dire per l’India copertura per quasi cinque giorni.

Ieri il parlamentare statunitense Ro Khanna è intervenuto a NPR per parlare di cosa possono fare gli Stati Uniti, e di conseguenza gli altri stati più ricchi del mondo, per assistere l’India. Khanna è stato molto chiaro: “La sola cosa che dobbiamo ancora fare è chiedere a Pfizer, Moderna e Johnson & Johnson di dare in licenza le proprie formule per i vaccini, così che possano essere prodotti in India, e francamente, in centinaia di altri paesi che hanno disperatamente bisogno di vaccini.” Contemporaneamente, in Europa, continua la campagna di pressione di Amnesty, che ha accusato la Commissione europea e gli stati membri di aver ignorato completamente la richiesta di sospendere temporaneamente la validità dei brevetti sui vaccini. Negli Stati Uniti, nei giorni scorsi, mentre la crisi in India già si infiammava, si sono tenuti incontri a porte chiuse tra le aziende farmaceutiche e la Casa bianca. Le aziende non hanno trovato buone ragioni per difendere la propria posizione — e i propri brevetti — e secondo un retroscena del Financial Times si sono dovute accontentare di portare alla trattativa la paura rossa: sospendere i vaccini, avrebbero detto all’amministrazione statunitense, permetterebbe a Cina e Russia di sfruttare la piattaforma mRNA che potrebbe essere usata per sviluppare armi pericolosissime — come altri vaccini e terapie per il trattamento dei tumori.

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