L’ennesimo sgombero a Milano, nonostante il blocco degli sfratti

Questa mattina in via De Stael a Dergano sono state sgomberate un centinaio di persone — alcune senza che venisse offerta loro nessuna soluzione abitativa alternativa. Il blocco degli sfratti, infatti, non protegge dagli sgomberi

foto Marta Clinco, testo Stefano Colombo

Questa mattina in via De Stael a Dergano sono state sgomberate circa 40 persone — alcune senza che venisse offerta loro nessuna soluzione abitativa alternativa. Il blocco degli sfratti, infatti, non protegge dagli sgomberi

Nella mattinata di oggi le forze dell’ordine hanno sgomberato lo stabile occupato in via De Stael a Dergano, nella zona Nord di Milano. L’occupazione risaliva a circa 3 anni fa, e le condizioni sanitarie nello stabile si erano deteriorate fino a diventare molto precarie. Nello stabile, dismesso dal 2011, avevano trovato dimora più di cento persone, comprese donne sole con figli e intere famiglie.

Al momento dello sgombero – ancora in corso a metà mattinata con la messa in sicurezza dell’edificio – gli occupanti erano circa 40.

A quanto emerge, alle famiglie presenti sarebbe stata offerta l’opportunità di una sistemazione alternativa, mentre gli uomini soli e in possesso di documenti sono stati semplicemente sfrattati con una denuncia per occupazione abusiva. Non è chiaro invece il destino di chi non è abbastanza fortunato da avere tutte le carte in regola, numerosi nello stabile.

Lo sgombero è la prova che nonostante il teorico blocco degli sfratti – sancito dalla proroga prevista dall’emendamento al decreto Rilancio varato lo scorso 19 maggio – le operazioni giudiziarie non si fermano nemmeno in tempo di Covid. Le persone coinvolte nell’occupazione e nel successivo sfratto hanno bisogno di solidarietà e supporto per condurre un’esistenza dignitosa in una realtà urbana resa ancora più ostile ai più svantaggiati da crisi economica e pandemia attuali – emergenze che portano con prepotenza al primo posto la necessità di vivere prima di tutto in condizioni igieniche decorose.

Eravamo stati in via De Stael lo scorso settembre, all’inizio della seconda ondata. All’epoca erano già state tagliate luce ed acqua, e la situazione di molte famiglie era davvero difficile. “È un vecchio palazzo di uffici, dismessi da una decina d’anni,” ci aveva spiegato Cesare Mariani, un volontario del Naga. “L’occupazione – almeno, questa — risale a circa 3 anni fa. Inizialmente era organizzata e sostenuta da collettivo Ci siamo, ma a un certo punto credo che non riuscissero a gestire più la situazione. Ogni tanto, però, qualche singolo membro del collettivo gli dà ancora un supporto.”

Come tutte le realtà più svantaggiate di Milano e del paese, le famiglie occupanti sono state colpite in modo particolarmente grave dal disagio sociale causato dalla fase acuta della pandemia. Un gruppo di volontari, in collaborazione con Emergency, si è occupato nei mesi scorsi della consegna di pacchi alimentari.

Una versione precedente di questo articolo riportava non correttamente il numero di persone che sono state sgomberate oggi in via De Stael e le consegne di pacchi alimentari alle famiglie occupanti. Ci scusiamo per le imprecisioni.

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