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Tutte le volte che Gallera avrebbe dovuto dimettersi

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in copertina, la foto di copertina di Gallera

Dalla spiegazione su come funziona l’indice Rt ai ritardi sulle vaccinazioni, ogni settimana l’assessore al Welfare ne combina una. Ma per qualche motivo sembra impossibile ottenere le sue dimissioni

L’assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera è finito al centro di una nuova bufera per le sue dichiarazioni a proposito delle ferie del personale medico, con cui ha provato a giustificare il ritardo della campagna vaccinale in Lombardia — che al momento è terzultima tra tutte e regioni italiane con solo il 3% di dosi utilizzate. “Ci avevano detto che i vaccini sarebbero arrivati a metà gennaio, poi il 4 gennaio. E noi ci siamo organizzati per quella data. Solo nelle strutture sanitarie pubbliche ci sono 120 mila dipendenti. Non ci si può improvvisare, abbiamo preparato un’agenda. Il 31 era l’ultimo giorno dell’anno, poi ci sarebbero stati tre giorni di festa. Abbiamo medici e infermieri che hanno 50 giorni di ferie arretrate. Non li faccio rientrare in servizio per un vaccino nei giorni di festa.” Gallera ha definito addirittura “agghiacciante” il fatto che qualcuno si sia messo a fare una classifica delle regioni per ordine di vaccinazione, “per non parlare di quelle regioni che hanno fatto la corsa per dimostrare di essere più brave di chissà chi. Noi siamo una regione seria.”

Questa volta anche la Lega Nord — che da tempo si mostra insofferente nei confronti dell’alleato di Forza Italia — ha “scaricato” l’assessore con parole più dure del solito, parlando di “giustificazioni inaccettabili” e “dichiarazioni che non rappresentano il pensiero del governo della Lombardia.” È da almeno due mesi che il titolare dell’assessorato al Welfare viene dato “a rischio” dalle indiscrezioni giornalistiche, ma sembra che sia impossibile rimuoverlo dal proprio posto: già a novembre si parlava della possibilità di un rimpasto di giunta o di un commissariamento di Gallera, chiesto a quanto pare dallo stesso segretario leghista Salvini. Poi non se n’è più saputo nulla, salvo lo spettro di un commissariamento o di una sua sostituzione “entro Natale.” Ma Natale è passato, e Gallera è ancora lì.

“La Lega si dissocia, ma ha avuto almeno tre occasioni formali per dissociarsi quando ci sono stati i voti di sfiducia a Gallera e Fontana,” sottolinea a the Submarine il consigliere regionale del Pd Samuele Astuti. “Che si assumano fino in fondo le responsabilità: che la smettano di fare dichiarazioni, abbiamo bisogno di fatti, e sulla campagna vaccinale non si può sbagliare.” L’assessore al Welfare è passato infatti indenne attraverso diverse mozioni di sfiducia, presentate in consiglio regionale sia dal Pd che dal Movimento 5 stelle — nonostante la lunga serie di gaffe e manifestazioni di incompetenza che l’hanno reso famoso in tutta Italia da poco dopo l’inizio della pandemia. E che, forse, avrebbero reso opportune le sue dimissioni già molto tempo fa.

La lista di motivi per cui Gallera dovrebbe dimettersi è in continuo aggiornamento. Resta ancora da rispondere alla grande domanda: perché l’assessore è ancora lì, se nessuno sembra ormai stimarlo anche tra i suoi alleati e visto che questo elenco di assurdità si allunga regolarmente? Si possono fare solo supposizioni. Tanto per cominciare, c’è qualcuno che ancora è legato a Gallera, ed è il governatore Fontana. Più che dalla vicinanza ideologica, i due sono accomunati dall’aver gestito insieme tutta la pandemia da palazzo Lombardia. Questa vicinanza si traduce anche nel fatto che entrambi sono indagati dalla procura di Bergamo — e in questa prospettiva, sarebbe comprensibile se Fontana non volesse liberarsi di Gallera: l’affondamento dell’assessore, in tal caso, potrebbe essere solo la prima pietra di una frana che rischierebbe di travolgere anche il governatore stesso.

La corsa fuori dal comune

Lo scorso 6 dicembre, Gallera posta alcune foto su Facebook e Instagram con alcuni scorci della propria corsetta mattutina, commentando così: “Oggi 20 km lungo il naviglio martesana – la maratona è maestra di vita – stringere i denti e non mollare mai.” Quel giorno però la Lombardia è ancora in zona arancione e, dunque non è possibile uscire dal proprio comune: mentre Gallera a furia di correre, da Milano finisce a Cernusco sul Naviglio. Spiegazione dell’assessore? “Mi sono distratto.” 20 km fatti senza nemmeno accorgersi della fatica, sinceri complimenti per la forma fisica.

Le mascherine fantasma

“Noi medici di base continuiamo ad acquistare le FFP2 su Amazon.” Così il 5 novembre Roberto Carlo Rossi, presidente dell’Ordine dei medici di Milano, commenta la dichiarazione dell’assessore secondo cui “nel solo mese di ottobre sono stati forniti alle stesse Agenzie per la Tutela della Salute della Lombardia, con destinazione finale gli MMG, 135.750 camici idrorepellenti, 452.500 mascherine FFP2 e altrettante chirurgiche, 271.500 visiere di protezione.” Questa dichiarazione iperbolica di Gallera, tra l’altro, è già una risposta piccata alle lamentele dei medici lombardi che si lamentano della mancata fornitura di materiale adeguato alla nuova ondata. Rossi conclude il dibattito lapidario: “Le 452 mila mascherine Ffp2 e chirurgiche che l’assessore al welfare di Regione Lombardia, Giulio Gallera, ha detto di aver consegnato solo per il mese di ottobre tramite la rete delle Ats, a noi medici non corrisponde alla realtà.” Le disavventure con le mascherine sembrano perseguitare la giunta regionale: a marzo le autorità del Pirellone se la presero con la Protezione civile per le mascherine “non a norma” consegnate nei primi giorni dell’emergenza, e durante una conferenza stampa Gallera provò a indossarne una di fronte ai giornalisti, per testimoniare la loro scarsa ergonomicità. A ottobre però fonti interne di Agi nell’ospedale Sacco hanno accusato la Regione di aver consegnato mascherine “non idonee” che avrebbero contribuito a un cluster di contagi nel reparto di cardiologia — circostanza smentita in via ufficiale dalla dirigenza dell’ospedale.

Le stanze lussuose degli ospedali privati per i “pazienti ordinari”

Non è un mistero che la sanità lombarda sia fatta per favorire i privati. E Gallera, con la sua carica di assessore al Welfare, è proprio la figura politica che si occupa di gestire la sanità regionale. Com’è noto, la principale attività di chi gestisce il sistema sanitario lombardo è elogiarne i presunti meriti senza fare nulla per migliorarlo: nel tentativo di lodare l’imperfettibilesanità regionale, Gallera lo scorso giugno incappa in una frase stupefacente, che rende bene l’idea di come vengono visti i pazienti e i cittadini dal centrodestra: gli ospedali privati, infatti, vanno incensati perché “hanno aperto le loro stanze lussuose a pazienti ordinari, che venivano trasferiti dal pubblico.” Per un sistema sanitario straordinario come quello lombardo, anche i pazienti evidentemente devono essere straordinari.

Quante persone ci vogliono per contagiarmi?

Gallera è sembrato in qualche occasione avere le idee confuse su come funziona in generale il contagio. Lo scorso maggio, quando ormai il peggio della pandemia è passato e tutti sanno che la giunta lombarda non ha brillato per efficienza, si lascia scappare una gaffe che forse più di ogni altra l’ha consacrato: “Siamo a un indice di contagio dello 0,51. Che cosa vuol dire? Che per infettare me bisogna trovare due persone infette nello stesso momento. Non è così semplice.” Non è cosi semplice ammalarsi, intende. Gallera sembra avere in testa un’allarmante confusione tra la statistica e la vita reale: l’indice di contagio R0 infatti quando è pari a 1 significa che ogni contagiato infetta mediamente un’altra persona, sotto l’uno meno di una, ma si tratta semplicemente di un ragionamento statistico. Se in una stanza c’è una persona con il coronavirus e l’assessore, probabilmente l’assessore prenderà il coronavirus. Attenzione.

L’assembramento per l’inaugurazione dell’ospedale in Fiera

È il 31 marzo, e il mastodontico ospedale allestito nei padiglioni della Fiera di Milano è finalmente completo. Per inaugurarlo, Gallera e Fontana convocano una conferenza stampa che si traduce in un notevole assembramento al chiuso. Dall’alto delle proprie solide competenze scientifiche, l’assessore al Welfare mette subito a tacere le critiche: basta indossare la mascherina, e “non è necessario essere a un metro e mezzo di distanza.”

L’autocandidatura a sindaco di Milano

La scorsa settimana, il centrodestra ha finalmente trovato il candidato per sfidare Sala alle prossime elezioni comunali: è Roberto Rasia Dal Polo. Ma per un breve, magico periodo sembrava che il prescelto fosse proprio Gallera. È fine marzo, e non tutti si sono ancora resi conto che l’assessore non è sempre proprio sul pezzo: anzi, Gallera è quotidianamente in televisione e un pubblico nazionale sta imparando a conoscerlo, quasi a sentirsene rassicurata. Quand’ecco che, forse un po’ troppo sicuro di sé, si lancia in una vera e propria autocandidatura alle prossime elezioni comunali, dichiarando che “Sono milanese, sono stato vent’anni al Comune, conosco ogni via della mia città e ne sono innamorato. Mi sono sposato qui, ho due figli al liceo, se servirà candidarmi, non mi tirerò indietro.” L’uscita solleva un polverone, visto che quelli sono forse i peggiori giorni possibili per parlare di progetti di questo tipo, con un paese in stato di shock e centinaia di morti al giorno. Gallera fa un mezzo passo indietro dopo le critiche e della cosa non si parlerà più: ma la vicenda ci ha lasciato in eredità un gruppo su Facebook prontamente allestito dalla macchina morisiana della propaganda, TUTTI PER GIULIO GALLERA.

La delibera per trasferire i pazienti positivi nelle Rsa

Completamente sopraffatta dalla prima ondata della pandemia, la giunta regionale lombarda cerca disperatamente un modo per liberare posti negli ospedali sovraccarichi. Il modo più infelice viene trovato con una delibera, emanata l’8 marzo, con cui si chiedeva di individuare “strutture della rete sociosanitaria (ad esempio Rsa) da dedicare all’assistenza a bassa intensità dei pazienti Covid positivi.” Gallera si è sempre difeso dalle critiche dicendo che si trattava di una richiesta su base volontaria e che i pazienti sarebbero stati trasferiti nelle Rsa solo in presenza di strutture separate da quelle di degenza ordinaria e con personale dedicato. Fortunatamente la delibera viene ignorata da gran parte delle strutture socio-assistenziali lombarde e non risultano molti trasferimenti di questo tipo, che avrebbero rischiato di aggravare la strage che si è comunque verificata nelle Rsa lombarde tra marzo e aprile. “L’abbiamo riletta due volte, non volevamo credere che dalla Regione Lombardia potesse arrivarci una richiesta così folle,” dichiara allora Luca Degani, presidente di Uneba.

La febbre misurata in percentuale

Dai va bene, questo magari è stato solo un lapsus.

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