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Il patteggiamento di Harvey Weinstein è una sconfitta per il movimento MeToo

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Con un tentativo di patteggiamento da 19 milioni di dollari — pagati dalla propria azienda — Harvey Weinstein spera di lasciarsi alle spalle le conseguenze delle proprie azioni

Lo scorso 24 febbraio Harvey Weinstein era stato dichiarato colpevole da una giuria newyorkese al termine di un processo che lo vedeva accusato di violenza sessuale e stupro. La giuria aveva riconosciuto il produttore cinematografico colpevole di due dei cinque capi d’accusa. 

La decisione della giuria — e la condanna conseguente, dello scorso marzo — erano state celebrate in tutto il mondo come una vera e propria vittoria del movimento MeToo, nonostante le crepe che erano già apparse alla fine di quel caso: Weinstein era stato assolto, infatti, dall’accusa di aggressione sessuale predatoria nei confronti di Annabella Sciorra (Soprano), forse l’accusa più pesante del processo.

Ma le vicende legali di Weinstein non erano finite: l’ex produttore, infatti, è stato accusato di abusi da 105 donne in totale, e deve ancora affrontare una causa civile a New York e un procedimento penale a Los Angeles.

Oggi si chiude un altro capitolo della vicenda: è arrivata la notizia, attraverso un annuncio del procuratore generale di New York, che la Weinstein Company Holdings ha raggiunto un’intesa sulla cifra che l’azienda dovrà corrispondere alle donne che hanno denunciato le violenze e gli abusi che hanno subito da parte del produttore. La cifra sarà effettivamente “messa da parte” in un fondo che mira a risarcire non solo le parti in causa di questo specifico caso, ma anche altre vittime che chiederanno un risarcimento nel contesto di un patteggiamento “riservato.”

Oltre al compenso in denaro, alle donne sarà accordato lo scioglimento degli accordi di non divulgazione, permettendo loro di raccontare la storia delle violenze subite, nel caso lo volessero fare. 

Si tratta, è evidente, di una giustizia azzoppata. Lo hanno dichiarato anche Douglas H. Wigdor e Kevin Mintzer, i due avvocati che rappresentano le vittime di Weinstein che non hanno preso parte al patteggiamento. I due avvocati hanno detto che nell’accordo “Weinstein non accetta nessuna responsabilità per le proprie azioni” — sottolineando anzi che a creare il fondo sarà l’azienda, e non il produttore, che non avrà quindi nemmeno danni economici. Dopo la condanna a 23 anni di carcere, che Weinstein sta scontando, la linea d’azione della difesa dell’ex produttore è diventata principalmente quella di trovare accordi pecuniari con cui chiudere tutte le vertenze rimaste aperte. Già lo scorso dicembre era arrivata sulla stampa la notizia di un tentativo di patteggiamento collettivo che chiudesse effettivamente la vicenda, per un totale, allora, di 25 milioni di dollari.

Il patteggiamento, comunque, non è ancora stato approvato dal giudice della corte federale di Manhattan responsabile, per cui i piani della difesa di Weinstein potrebbero essere costretti a cambiare di nuovo. Restano ancora aperti, nel frattempo, la causa civile e il procedimento penale di Los Angeles

in copertina, grab via YouTube

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