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Gli Stati Uniti hanno comprato l’intera riserva di remdesivir

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L’amministrazione Trump ha comprato più di mezzo milione di dosi del farmaco antivirale, l’intera produzione di luglio dell’unica azienda farmaceutica che lo produce

Ieri gli Stati Uniti hanno comprato l’intera riserva di remdesivir, il farmaco contro l’ebola sviluppato dall’azienda farmaceutica Gilead — che ne detiene il brevetto, per cui è l’unica a poterlo produrre. Il remdesivir non si era rivelato molto utile al suo scopo originario, ma invece sembra avere risultati positivi nel trattamento dei pazienti con Covid–19. L’amministrazione Trump ha comprato più di mezzo milione di dosi, ovvero l’intera produzione di Gilead di luglio, e il 90% di quella di agosto e settembre — in pratica, tutti gli altri paesi del mondo dovranno aspettare altri tre mesi per poter somministrare il farmaco. L’azione unilaterale degli Stati Uniti getta ombre profonde su quello che potrebbe succedere quando il vaccino dovesse diventare disponibile.

Dire che “gli Stati Uniti hanno comprato la riserva di remdesivir” non vuol dire però che il trattamento sarà gratuito per i cittadini statunitensi malati. Il prezzo per chi ha un’assicurazione privata è di 3120 dollari per cinque giorni di terapia — 520 dollari a flaconcino, e il primo giorno si prendono due dosi. Per chi fa parte di programmi statali il prezzo è sovvenzionato ad un non molto più accessibile 2340 dollari per cinque giorni di terapia. Il prezzo per chi non è assicurato non è ancora stato reso pubblico. Nel comunicato con cui Gilead ha annunciato i prezzi, lunedì, l’amministratore delegato dell’azienda ha detto che “con il prezzo che abbiamo fissato per il remdesivir e grazie ai programmi statali, crediamo che tutti i pazienti potranno avere accesso alla terapia.”

È difficile trovare un esempio più evidente della necessità di rendere tutte le medicine per il coronavirus — e il vaccino, quando ci sarà — di pubblico dominio.

L’operazione arriva un mese e mezzo dopo lo scandalo internazionale scatenato da Paul Hudson, l’amministratore delegato del colosso farmaceutico francese Sanofi, una delle aziende più grandi nella corsa allo sviluppo del vaccino. Hudson aveva dichiarato a Bloomberg che se il loro vaccino fosse stato il primo disponibile, l’azienda avrebbe dato la precedenza agli Stati Uniti, perché “ha corso il rischio di investire.” Anche in questo caso ci sono investimenti di mezzo — 99 milioni di dollari che gli Stati Uniti hanno investito nelle ricerche di Gilead — ma è evidente che l’azienda abbia intenzione di lucrare ampiamente sulla terapia. Nel caso di Sanofi, lo scandalo aveva raggiunto livelli altissimi: sia Macron che Philippe avevano dichiarato che il vaccino per il Covid–19 deve essere “un bene pubblico mondiale,” e nel giro di due giorni il presidente del colosso farmaceutico, Serge Weinberg, era stato costretto a fare marcia indietro, promettendo che nessun paese avrebbe avuto corsie preferenziali.

Nel frattempo, il numero di nuovi casi negli Stati Uniti continua ad aumentare, con più di 47 mila infezioni confermate nelle ultime 24 ore — il massimo mai registrato dall’inizio della pandemia. Anche il numero delle persone decedute è tornato sopra i 1000, per la prima volta dal 10 giugno, con 1199 morti. Il numero dei positivi ai test indica che i malati sono ancora di più: lo stato messo peggio su questo fronte è l’Arizona, dove il 20% delle persone testate la scorsa settimana è risultato positivo. Per dare una dimensione alla crisi: Stati Uniti ospitano il 4% della popolazione mondiale, ma contano il 25% degli infetti di tutto il mondo.

La capacità diagnostica ha fatto enormi passi avanti in queste settimane, arrivando fino a più di mezzo milione di test al giorno. Ma con l’insorgere del contagio in diverse parti del paese, ora il sistema è di nuovo a un passo dalla rottura. Ritardi nella consegna dei risultati rischiano di rendere più complesso misurare l’andamento della situazione nelle prossime settimane. Quest Diagnostics, una delle principali aziende di test del paese, ha dichiarato che dovrà iniziare a decidere su meccanismi di precedenza: i risultati dei test saranno comunicati entro un giorno solo per i pazienti in ospedale, quelli che devono essere operati d’emergenza, e per gli operatori sanitari sintomatici. Tutte le altre persone dovranno aspettare tra i tre e i cinque giorni per sapere se sono positive al virus.

Testimoniando di fronte al Senato, Anthony Fauci, il massimo esperto di malattie infettive del governo, ha ammesso che la situazione negli Stati Uniti non è sotto controllo, e che di questo passo gli Stati Uniti potrebbero raggiungere anche i 100 mila casi giornalieri. Fauci non ha voluto fare previsioni, però ha dichiarato che la situazione sarà “inquietante,” specificando che anche le parti del paese che ora sembrano andare meglio sono ancora vulnerabili al contagio.


In copertina: foto via U.S. Army

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