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in copertina, il commissario Mark Morgan ordina al Border Patrol di reprimere le proteste nella regione di Washington, in una foto che è perfetto simbolo della militarizzazione degli Stati Uniti, via Twitter

A sette giorni dall’inizio delle proteste per l’omicidio di George Floyd, Trump ha minacciato di inviare l’esercito per “ristabilire l’ordine”

Ieri sulla testa delle persone che protestavano a Washington è volato un elicottero, a bassissima quota. È una manovra pensata come “manifestazione di forza” per scacciare e spaventare guerriglie insurrezionali o manifestazioni. Azioni del genere si vedono solitamente in zone di guerra, o in paesi che non consideriamo democrazie. La minaccia sottintesa dalla presenza di elicotteri che volano bassi è che, se l’esercito volesse, potrebbe aprire il fuoco contro i presenti.

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In questo momento, non c’è motivo per aspettarsi che l’esercito degli Stati Uniti inizi a sparare apertamente sui cittadini. Ma le immagini di ieri mostrano nei fatti un’erosione profonda dello stato democratico statunitense.

Qualche ora prima, sempre a Washington, in Pennsylvania Avenue, si stava tenendo una protesta completamente pacifica, quando all’improvviso la polizia ha iniziato a sparare gas lacrimogeno sulla folla per farla disperdere. Non ci sarebbe niente di cui stupirsi, ma questa volta c’era un motivo: Donald Trump doveva attraversare la strada per recarsi dalla Casa bianca alla chiesa di Saint John, la “chiesa dei presidenti.” Trump ha parlato dal giardino delle rose della Casa bianca, per poi recarsi in chiesa, effettivamente, per un servizio fotografico. “Sono il vostro presidente della legge e dell’ordine,” ha detto, prima di annunciare che “tutte le risorse federali, civili e militari” saranno mobilizzate per “fermare le proteste e i saccheggi.” Trump ha sostanzialmente dato l’ordine di trasformare le metropoli statunitensi in occupazioni militari: “I sindaci e i governatori devono stabilire una presenza insostenibile finché le violenze non saranno represse.” Per i governi locali non ci sarà scelta se non agire, perché l’alternativa è peggio: “Se una città o uno stato si rifiuta di fare quello che è necessario per proteggere la vita e la proprietà dei propri residenti, invierò l’esercito a risolvere rapidamente il problema per loro.”

La scenetta dell’elicottero che vola a bassa quota — non rispettando tra l’altro nessuna misura di sicurezza della Federal Aviation — segna un passo importante verso la militarizzazione degli Stati Uniti. Ma Trump può davvero ordinare all’esercito di andare nelle città a “far rispettare la legge”? Una legge che gli permetterebbe di farlo c’è, si chiama Insurrection Act, e prevede confini molto precisi sull’azione dell’esercito sul territorio nazionale, con limiti precisi all’uso della forza sui cittadini.

Specificamente, al di fuori della legittima difesa, i militari possono usare la forza solo se

  • ci sono minacce a “strumenti vitali per la sicurezza nazionle,” come una stazione di comando nucleare;
  • per sequestrare oggetti “inerentemente pericolosi,” come missili, razzi ed esplosivi;
  • per proteggere “infrastrutture fondamentali,” come quelle necessarie alla fornitura di acqua ed elettricità.

Questi limiti dovrebbero garantire che i militari non possano aggredire direttamente chi protesta, ma contribuiranno a rendere la situazione ancora più instabile, e semineranno il terrore.

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Anche senza l’intervento dell’esercito, però, le violenze di polizia stanno continuando in tutto il paese, a una settimana dall’inizio delle proteste per l’uccisione di George Floyd: a Philadelphia un gruppo di contestatori è rimasto imprigionato tra un muro e una nuvola di gas lacrimogeno, e sono di nuovo stati arrestati due giornalisti; da Fort Wayne, in Indiana, arriva la testimonianza di un altro attivista che rischia di perdere un occhio, perché un poliziotto gli ha fatto esplodere una lattina di gas in faccia. A Louisville un’altra persona ha perso la vita, quando la polizia ha aperto il fuoco su un gruppo di persone che tutt’ora non è nemmeno chiaro se stessero prendendo parte alle proteste. L’uomo ucciso, secondo i media locali, era un pericoloso proprietario di un ristorante dove si mangia carne alla griglia.

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Blogger, designer, cose web e co–fondatore di the Submarine.