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Un ragazzo di vent’anni è morto per le lesioni riportate all’interno del Cpr di Gradisca d’Isonzo

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Secondo i giornali, sarebbe stato ferito in una rissa martedì scorso, ma le testimonianze all’interno del centro sostengono che sia stato picchiato dalla polizia. È la seconda morte in un Cpr nel giro di una settimana.

A neanche un mese dalla sua apertura, il Cpr di Gradisca d’Isonzo in Friuli ha già fatto la sua prima vittima: un ventenne georgiano, detenuto nel centro, è morto ieri pomeriggio all’ospedale di Gorizia. I giornali parlano di “lesioni” in seguito a una rissa a cui il ragazzo avrebbe partecipato martedì scorso, ma le testimonianze raccolte dagli attivisti solidali dall’interno del Cpr raccontano un’altra storia: come testimonia un video diffuso su internet, ieri la polizia in assetto antisommossa è intervenuta per sedare una rivolta nel centro, e avrebbe picchiato violentemente uno dei detenuti. Secondo il TGR Friuli, invece, il ragazzo è morto per “arresto cardiaco” in seguito a un malore avuto nella notte. La Procura ha aperto un indagine per chiarire le dinamiche dell’accaduto e ha disposto l’autopsia sul cadavere.

In serata, c’è stato un presidio di solidarietà davanti alle mura del centro di detenzione. È la seconda morte di un internato in un Cpr nel giro di una settimana: il 12 gennaio un 34enne è morto all’interno del Cpr di Caltanissetta, ovviamente per non meglio specificate “cause naturali.”

“Di quante morti abbiamo bisogno prima di chiudere queste strutture, che provocano solamente violenza?” — si è chiesto il consigliere regionale della lista di sinistra Open Sinistra FVG Furio Honsell. I Cpr dipendono direttamente dal Ministero dell’Interno, ma su queste morti non si trova nessuna dichiarazione della ministra Luciana Lamorgese — come se fossero qualcosa che non riguarda il suo dicastero. Il Cpr di Gradisca d’Isonzo, in particolare, in queste settimane è stato spesso al centro delle cronache locali, per tentativi di fuga (in qualche caso riusciti) e casi di autolesionismo. Ma nonostante l’evidente problematicità di queste strutture — che sono un vero e proprio “buco nero” dal punto di vista dei diritti — il governo prosegue con il piano, previsto originariamente dal ministro Minniti, di aprirne uno in ogni regione. Pochi giorni fa è stato inaugurato quello di Macomer, in Sardegna, ricavato da un ex carcere di massima sicurezza. Nelle prossime settimane potrebbe aprire invece quello di Milano, dove prima si trovava l’ex Centro di accoglienza straordinario di via Corelli.

Edit 20/01/2020: a differenza delle prime notizie che sono state diffuse, l’età della vittima — di nome Vakhtang Enukidze — viene riportata ora come pari a 38 anni. Sulla sua morte la Procura di Gorizia sta indagando per omicidio volontario.

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TESTATA REGISTRATA AL TRIBUNALE DI MILANO (N. 162 DEL 11/05/2017)

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