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La conferenza di Berlino sulla Libia non si apre con i migliori auspici

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in copertina, foto via Twitter

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Oggi è il giorno della conferenza di Berlino organizzata dalle Nazioni Unite sulla Libia. L’obiettivo, ambizioso, è iniziare a lavorare a una soluzione permanente per chiudere il conflitto nel paese del Nord Africa. Oltre ad al–Serraj e Haftar saranno presenti anche i presidenti di Francia, Turchia e Russia, leader di diversi paesi mediorientali, e Mike Pompeo. (Al Jazeera)

Il summit non si apre coi migliori auspici: i porti controllati da Haftar hanno bloccato l’export di petrolio, tagliando la produzione di circa 800 mila barili al giorno, più di metà della produzione totale del paese. L’azione costituisce una minaccia gravissima all’economia libica — il settore petrolifero è la principale fonte di risorse, e una sospensione prolungata potrebbe gettare il paese in una profonda crisi economica. (Al–Araby Al–Jadeed)

È importante notare che nessuno parla di “pace,” men che meno gli uffici del ministero degli Affari esteri tedesco. Rainer Breul, il portavoce del ministero, si è limitato a dire che “l’obiettivo è far accordare gli attori internazionali su condizioni quadro, in modo da ridurre la loro influenza in Libia.” Russia e Turchia saranno presenti, ma anche solo l’obiettivo di un disimpegno internazionale sembra eccessivamente ambizioso. (DW)

In un’intervista con BBC Radio 4, l’inviato ONU in Libia Ghassan Salamé ha rinnovato la posizione delle Nazione Unite, chiedendo alle potenze internazionali di smettere di armare e finanziare gruppi locali e mercenari. Salamé ha espresso una posizione di dura e pura realpolitik, invitando i paesi a considerare che i loro interessi economici e geopolitici sul paese “possono essere accomodati molto meglio da una Libia pacifica e prospera, piuttosto che da un paese devastato dalla guerra.” (BBC News)

Salamé in questi giorni ha tenuto una specie di press tour — la nostra chiarazione preferita l’ha rilasciata a AFT, dove per spiegare che gli interventi stranieri sono una soluzione solo a breve termine per la salute del paese li ha paragonati a prendere un’aspirina. A Reuters ha detto invece che spera che il blocco del petrolio sia sollevato già oggi. La questione petrolifera, però, è molto complessa. Le forze di Haftar hanno spesso provato a vendere direttamente petrolio — le vendite, e quindi i proventi, sono quasi completamente in mano al governo riconosciuto internazionalmente — ma finora le Nazioni Unite le hanno sempre bloccate. Secondo Salamé una spartizione dei ricavi del petrolio sarà uno degli snodi centrali per qualsiasi soluzione di pace per il paese. (AFP / Middle East Eye)

Non particolarmente interessato a parlare di disimpegno internazionale in Libia è evidentemente Erdogan, che prima di partire per Berlino ha dichiarato che, al contrario, l’Europa dovrebbe sostenere l’impegno militare turco in Libia. In un editoriale pubblicato su POLITICO il presidente turco scrive “lasciare la Libia alla mercé di un signore della guerra sarebbe un errore di proporzioni storiche,” e prosegue minaccioso, spiegando come la Libia potrebbe costituire un contesto dove ISIS e Al Qaeda possono tornare a fiorire. (POLITICO.eu)

E l’Italia? Alla Conferenza saranno presenti Conte e Di Maio, ma la linea che seguiranno non è chiarissima, a parte la richiesta di “far rispettare l’embargo Onu sulle armi.” (Open)

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La seconda morte in un Cpr in meno di una settimana

A neanche un mese dalla sua apertura, il Cpr di Gradisca d’Isonzo in Friuli ha già fatto la sua prima vittima: un ventenne georgiano, detenuto nel centro, è morto ieri pomeriggio all’ospedale di Gorizia. I giornali parlano di “lesioni” in seguito a una rissa a cui il ragazzo avrebbe partecipato martedì scorso, ma le testimonianze raccolte dagli attivisti solidali dall’interno del Cpr raccontano un’altra storia: come testimonia un video diffuso su internet, ieri la polizia in assetto antisommossa è intervenuta per sedare una rivolta nel centro, e avrebbe picchiato violentemente uno dei detenuti. (Rai News / No Frontiere FVG)

In serata, c’è stato un presidio di solidarietà davanti alle mura del centro di detenzione. È la seconda morte di un internato in un Cpr nel giro di una settimana: il 12 gennaio un 34enne è morto all’interno del Cpr di Caltanissetta, ovviamente per “cause naturali.” (Twitter / the Submarine)

“Di quante morti abbiamo bisogno prima di chiudere queste strutture, che provocano solamente violenza?” — si chiede il consigliere regionale della lista di sinistra Open Sinistra FVG Furio Honsell. I Cpr dipendono direttamente dal Ministero dell’Interno, ma su queste morti non troverete nessuna dichiarazione della ministra Luciana Lamorgese — come se fossero qualcosa che non riguarda il suo dicastero. (il Friuli)

Mondo

In Libano la polizia ha aggredito gli attivisti: negli scontri sono rimaste ferite più di 220 persone. Negli ultimi giorni le proteste si sono fatte più aggressive, mentre la crisi economica si fa sempre più grave e continua a non trovarsi una soluzione per formare il governo. In apertura di uno dei tanti cortei che hanno attraversato Beirut c’era uno striscione con scritto “Se resteremo affamati, mangeremo i nostri padroni” (Middle East Eye)

Nel corso della giornata di ieri sono stati pubblicati i due documenti con cui rispettivamente i democratici e gli avvocati di Trump preannunciano le proprie posizioni in vista del processo del presidente al Senato. Il testo della difesa di Trump torna sui due fronti su cui si sono già spesi i repubblicani in questi mesi, semplicemente negando l’illegalità delle azioni del presidente, e attaccando la gestione della procedura di impeachment da parte dei democratici. (CNN)

Intanto, in molte metropoli statunitensi, si è tenuta la quarta Women’s March. La protesta si è concentrata sulla necessità di cacciare Trump dalla Casa bianca: tutti gli argomenti della protesta — la parità di genere, i diritti riproduttivi, ma anche le politiche climatiche e sull’immigrazione — hanno come primo e necessario snodo quello di vincere le elezioni a novembre. (the New York Times)

A Washington le attiviste hanno cantato Un violador en tu camino, l’iconico inno femminista cileno, davanti alla Casa bianca, e poi hanno continuato il proprio percorso oltre la sua conclusione prevista, per andare a protestare sotto il Trump Hotel. (Twitter)

Al 45esimo giorno di sciopero contro la riforma delle pensioni si sono uniti alle proteste anche compagini dei gilet gialli. La giornata è stata segnata da nuovi gravi episodi di violenza di polizia, tra cariche e lanci di gas lacrimogeno. Un video, ripreso da AFP, mostra un ragazzo, con il volto coperto di sangue, che viene arrestato e poi ancora picchiato dalla polizia. In totale gli arresti sono stati 59. (France 24)

Nel Regno Unito continua la deriva autoritaria di Boris Johnson: il Primo ministro ha minacciato i membri del proprio gabinetto di non andare in televisione e di non parlare con i giornalisti, perché “devono concentrarsi” per sviluppare riforme per il Regno Unito post–Brexit. L’ufficio del Primo ministro non fa mistero che la punizione per non essere perfettamente allineati ai piani di Johnson è semplicemente il licenziamento. (the Guardian)

Italia

Niente da fare: le Sardine non sono riuscite a sottrarre alla Lega la piazza principale di Bibbiano, dove il partito di Salvini terrà il comizio conclusivo della campagna elettorale per le regionali in Emilia. Il movimento anti-sovranista dovrà accontentarsi di una piazza vicina, ma lunedì sera ci sarà un’assemblea pubblica per decidere se andare avanti con la manifestazione o fare un passo indietro. (Corriere della Sera)

Intanto, oggi le Sardine si godono il concertone organizzato a Bologna, a cui sono attese 20-30 mila persone. (Vanity Fair)

Intervenendo a Lamezia Terme per gli ultimi giorni della campagna elettorale, Di Maio ha ammesso che “da solo il capo politico non ce la può fare.” Il Movimento 5 Stelle è nel pieno della propria circonvoluzione burocratica per compensare la crisi di leadership e di idee: il 15 marzo si svolgeranno gli “Stati generali” del Movimento, con l’obiettivo di stilare una “carta dei valori” e anche “un’organizzazione più efficace.” (il Fatto Quotidiano / HuffPost)

Ma come dovrebbe essere questa organizzazione? Le indiscrezioni parlano di una leadership allargata a un “comitato,” come si era cercato di fare già tre anni fa con il famigerato Direttorio. Intanto, coerentemente con la strategia del “passo di lato,” Di Maio non sarà più tesoriere del Movimento. (la Repubblica dietro paywall / Corriere della Sera)

Tranquilli, lasciate pure le vostre tende solari al loro posto: il Ministero dell’Economia ha smentito le indiscrezioni sull’esistenza di una tassa sull’ombra di balconi e verande. (Adnkronos)

Milano

Il vecchio proverbio secondo cui l’autobus arriva esattamente nel momento in cui ci si accende una sigaretta per aspettarlo non sarà più verificabile a Milano a partire dal 2030, se, come ha detto il sindaco Beppe Sala, sarà davvero vietato il fumo presso le fermate dei mezzi. Il provvedimento sarà inserito nel Regolamento Aria-Clima, da approvare entro marzo, insieme ad altre limitazioni — per esempio sui fuochi d’artificio o i forni a legna delle pizzerie — dirette a migliorare la qualità dell’aria. (il Giorno)

Cult

I National Archives degli Stati Uniti hanno chiesto scusa per aver censurato alcuni cartelli contro Trump nella foto di una Women’s March del 2017. La foto è stata posta in grande evidenza all’ingresso di una mostra che celebra i 100 anni del suffragio femminile, e così qualcuno si è accorto dei “ritocchi” digitali. (the Guardian)

Ops: durante la visita di Xi Jinping in Myanmar, gli utenti birmani si sono accorti che Facebook traduceva automaticamente il nome del presidente cinese dal birmano all’inglese come “Mr. Shithole,” ovvero “Signor Buco di Culo.” La traduzione è apparsa anche nel post in cui la leader Aung San Suu Kyi annunciava l’arrivo di Xi nel paese. Il social network ha chiesto scusa, dando la colpa a un “errore tecnico.” (Channel News Asia)

È un piccione? No, è un drone con ali dotate di vere piume. (MIT Technology Review)

Musica

Salmo ha annullato la propria partecipazione al Festival di Sanremo, dove avrebbe dovuto esibirsi in qualità di ospite. Non è chiaro se la decisione sia legata alle dichiarazioni sessiste fatte da Amadeus pochi giorni fa. Il rapper ha detto soltanto “non me la sento, mi sentirei a disagio.” (il Post)

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Gif di ARTEfr

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