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Il compromesso obbligato dei curdi con Damasco

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in copertina, Mazloum Abdi, via Twitter

Questa è Hello, World!, la nostra rassegna mattiniera di attualità, cultura e internet. Tutte le mattine, un pugno di link da leggere, vedere e ascoltare.

Abbandonate dagli Stati Uniti e dall’Occidente, le forze curde sono state costrette a stringere un accordo con il governo di Damasco. L’accordo tra curdi e Assad segna un punto di svolta per la guerra in Siria: le forze del governo ritorneranno nel nord-est del paese e aiuteranno i curdi a contrastare l’invasione turca. (the New York Times)

“Se dobbiamo scegliere tra il genocidio e il compromesso, scegliamo il nostro popolo”: Mazloum Abdi, comandante in capo delle SDF, spiega le motivazioni dell’accordo in un op-ed su Foreign Policy.

La decisione è stata forzata dall’invasione turca, ma resta estemporanea: soprattutto perché nei mesi precedenti al tradimento di Trump gli Stati Uniti in più di un’occasione avevano tranquillizzato i curdi, malgrado fosse noto che Trump voleva ritirarsi dalla regione, insistendo che non dovevano prendere accordi con Assad e con la Russia, e promettendo che avrebbero continuato a difendere il Rojava. Quando Trump ha annunciato l’accordo con la Turchia, i curdi si sono trovati costretti a trattare con Damasco in condizioni di estrema debolezza, quando un accordo tra le due forze in un contesto non emergenziale sarebbe stato certamente diverso. (the Daily Beast)

Ma, oltre le minacce a caso di “distruggere l’economia turca,” è evidente che agli Stati Uniti in questo momento interessa unicamente ritirare le truppe dalla Siria. Malgrado gli eventi della scorsa settimana il Pentagono ha confermato che ieri Trump ha ordinato il ritiro di 1000 soldati dal paese — praticamente l’intero contingente dell’operazione di terra. Il segretario della Difesa Mark Esper, parlando a Face the Nation, ha parlato dell’accordo tra curdi, Assad e Russia come se si trattasse di uno sviluppo che non è stato causato direttamente dal tradimento statunitense. (Al–Araby Al–Jadeed / Face the Nation)

Un altro effetto del ritiro statunitense e dell’invasione turca è la fuga di centinaia di prigionieri dell’Isis dai campi di detenzione nel nord della Siria: secondo le autorità curde, più di 800 persone sono riuscite a fuggire ieri dal campo di Ain Issa, mentre si moltiplicano gli attacchi compiuti da cellule dormienti dei terroristi islamisti. (Al Jazeera)

Oggi intanto i ministri degli esteri dell’Unione europea si riuniscono a Lussemburgo, e potrebbero decretare un embargo comunitario delle armi ad Ankara. Ufficialmente è d’accordo anche il governo italiano, che però si sta muovendo con i piedi di piombo: secondo indiscrezioni, da Palazzo Chigi filtra contrarietà a uno stop “totale,” a favore di un blocco solo per le nuove licenze. (Bloomberg / HuffPost / la Repubblica, dietro paywall)

Se siete a Milano, oggi alle 18 ci sarà un presidio di solidarietà di fronte al consolato turco. Su Infoaut l’elenco aggiornato delle iniziative in programma in tutta Italia.

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Mondo

Tunisia: secondo exit poll che parlano di una vittoria clamorosa, l’islamista moderato Kais Saied avrebbe vinto il secondo turno delle elezioni presidenziali. Saied avrebbe sconfitto il magnate Nabil Karoui con il 76,9%, ottenendo la maggioranza in tutte le circoscrizioni — con un massimo nella regione di Tataouine, dove ha ottenuto il 97,9%. Saied avrebbe convinto la grande maggioranza delle persone che hanno votato durante un dibattito televisivo con Karoui venerdì scorso — un evento raro nel mondo arabo — dove si è presentato come un candidato competente e con un programma chiaro. (Middle East Eye)

Il partito di estrema destra clericale Diritto e Giustizia ha annunciato la propria vittoria alle elezioni in Polonia. Secondo gli exit poll il PiS avrebbe ottenuto il 43,6% dei voti, abbastanza da raggiungere la maggioranza parlamentare e poter governare da solo. Il principale antagonista del PiS, il partito di centrodestra Piattaforma Civica, avrebbe ottenuto il 27,4%. La formazione di centrosinistra Lewica si sarebbe fermata poco sotto il 12%, permettendo comunque il ritorno in parlamento delle forze progressiste, completamente assenti da quattro anni. (BBC News)

Ungheria. Per la prima volta in quasi una decade, il partito di Viktor Orbán ha subito una sonora sconfitta. Il Fidesz ha perso la capitale Budapest, e le città di Miskolc, Seghedino, e Eger, ed era stato lo stesso Orbán a identificare nelle elezioni una sfida fondamentale per verificare il sostegno al proprio governo. La vittoria dell’opposizione è stata possibile grazie alla formazione di una grande coalizione di liberali, verdi, socialisti e conservatori. Il candidato del Fidesz a Budapest ha commentato la sconfitta, di fianco a Orbán, dicendo che “non c’è molto da dire.” (Politico.eu)

Vi ricordate come i governi britannici e irlandesi avessero presentato l’incontro diplomatico di questo week end come la soluzione alla crisi sulla Brexit, per cui un nuovo accordo sembrava imminente? Il Regno Unito non ha presentato proposte credibili a Irlanda e Unione Europea, e l’accordo non è stato trovato. Secondo l’Ue ormai non c’è più il tempo materiale per trovare un accordo entro il 31 ottobre, e quindi il Regno Unito dovrà chiedere un’ulteriore estensione — oppure uscire senza accordo. (the Guardian)

Ecuador. I leader delle popolazioni indigene hanno ottenuto dal presidente Lenín Moreno la cancellazione del pacchetto di austerità del Decreto 883. L’accordo dovrebbe segnare la fine delle proteste che hanno paralizzato il paese. Il decreto 883, sostenuto dal Fondo monetario internazionale, sarà sostituito da un nuovo accordo realizzato insieme da governo e popolazioni indigene, sempre con l’obiettivo di ridurre il debito pubblico. (CBS News)

La Guardia nazionale messicana ha bloccato una carovana di migranti che cercavano di raggiungere gli Stati Uniti. Il gruppo, attorno al migliaio di persone, era partito da Tapachula durante la notte di sabato. La maggior parte delle persone ha accettato di essere riportata con i mezzi nella città da cui erano partiti, mentre altri hanno provato a ripiegare a piedi, mentre l’esercito li scortava. L’istituto nazionale per l’immigrazione ha commentato l’operazione dicendo che è stata svolta “nel completo rispetto dei diritti umani,” una precisazione che si fa sempre quando si rispettano i diritti umani. (Al Jazeera)

Come sta la democrazia negli Stati Uniti? Tutto bene: durante la conferenza di un’organizzazione pro–Trump, alla quale ha partecipato anche Don Jr., è stato mostrato un video che era un montaggio di diversi meme di estrema destra, tra cui una versione editata sostituendo i volti dei personaggi della scena del massacro in chiesa di Kingsman — Secret Service in cui Trump uccide i giornalisti riuniti nella “Chiesa delle fake news.” (the New York Times)

Aumenta il numero di vittime causate dal passaggio del tifone Hagibis, il più intenso che abbia colpito il Giappone in decenni. Gli ultimi numeri trasmessi da NHK parlano di 166 feriti, 35 morti confermati, e ancora 17 dispersi. Molti sottolineano che a causa del cambiamento climatico tifoni di fortissima intensità come Hagibis potrebbero diventare sempre più comuni. (the Japan Times)

È atteso per mercoledì il terzo discorso annuale alla città di Carrie Lam. La capa esecutiva di Hong Kong non ha saputo in questi mesi gestire il crescente scontento della cittadinanza. Quello di mercoledì sarebbe stato un discorso complesso, a metà mandato — ma il contesto delle continue proteste obbliga Lam a presentare piani ambiziosi, tra cui necessariamente nuove politiche sulla casa. (South China Morning Post)

Italia

Continua lo scontro interno alla maggioranza sulle risorse da trovare per la prossima manovra: Italia Viva vorrebbe abolire del tutto Quota 100, ma secondo la ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia Catalfo la riforma delle pensioni “non si tocca.” In serata è iniziato il vertice di maggioranza per raggiungere una quadra, in vista del Cdm di oggi, in cui dovrà essere licenziato il DPB (Documento Programmatico di Bilancio) da inviare a Bruxelles entro domani. (Quotidiano.net)

Al termine del vertice notturno — durato tre ore — si è parlato di un aumento dei fondi per il taglio del cuneo fiscale (3 miliardi) e di un fondo per la famiglia che “apra la strada per l’assegno unico per i figli.” Tra le ipotesi sul tavolo, anche quella di abolire già nel 2020 i superticket nella sanità. (Rai News)

Tra le misure che sicuramente non ci saranno merita menzione la flat tax al 20% per le partite Iva con reddito tra i 65 mila e i 100 mila euro, il grande favore ai ricchi voluto dal precedente governo, che sarebbe dovuto scattare l’anno prossimo. Previsti dei “correttivi” anche per la flat tax al 15% per le partite Iva fino a 65 mila euro. (Corriere della Sera, 7/10)

Ieri si è svolta la 69esima edizione della Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, organizzata dall’Anmil (l’Associazione mutilati e invalidi). “La sicurezza di chi lavora è una priorità sociale ed è uno dei fattori più rilevanti per la qualità della nostra convivenza. Non possiamo accettare passivamente le tragedie che continuiamo ad avere di fronte,” ha detto il presidente della Repubblica Mattarella. (Quotidiano Sanità)

Il bilancio di morti e feriti sul lavoro continua ad essere drammatico: secondo i dati dell’Inail, nel 2019 le vittime sono state più di 700, 17mila dal 2009 secondo la Cgil di Landini. Proprio ieri un agricoltore di 32 anni è morto dopo essere stato travolto da un macchinario per la raccolta dei fagioli, in provincia di Cuneo. (il Fatto Quotidiano / ANSA)

Com’è andata la seconda e ultima giornata di Italia a 5 Stelle, la kermesse che si è tenuta a Napoli per festeggiare i 10 anni dalla nascita del Movimento? Benone: c’è stata una rissa tra militanti grillini e giornalisti, mentre Di Maio dal palco ha promesso che il Movimento sarà “l’ago della bilancia dei governi dei prossimi 10 anni.” (Fanpage / la Repubblica)

Durante il suo discorso c’è stata un’incursione di un gruppo di attivisti di Fridays for Future che ha chiesto al ministro lo stop alla vendita di armi alla Turchia. Di Maio se l’è cavata con la vaga promessa di chiedere in settimana ai partner europei uno stop comunitario alle armi, poi ha zittito i manifestanti promettendo di dar loro voce più tardi dal palco — promessa ovviamente non mantenuta. (Napoli Today)

Assente “per motivi personali” Alessandro Di Battista, il grande scontento della nuova alleanza di governo, a cui Di Maio, alla fine del discorso, ha mandato “un abbraccio” con tanto di musichetta emozionale di sottofondo. (Corriere della Sera / video)

Achtung sovranisti, i giornali danno notizia della terribile “abolizione del termine Alto Adige,” anche se ovviamente non è proprio così: la modifica — per cui in sede ufficiale si dovrà parlare solo di “Provincia autonoma di Bolzano” — sarà valida solo per i documenti ufficiali europei. (TGCOM 24 / Linkiesta)

Cult

L’Everson Museum di Syracuse ospita una retrospettiva sulle opere di Yoko Ono e solleva una domanda che è impossibile non porsi — com’è successo che le opere dell’artista, ora di 86 anni, con il passare degli anni sono diventate solo più rilevanti, e i suoi messaggi più urgenti? (Hyperallergic)

Missed Messages è una visual novel tra il romantico e l’horror che indaga su come comunichiamo in un mondo sempre più digitale. Sviluppata da Angela He, si gioca in un paio d’ore ed è raccomandata da the Verge come un ottimo gioco per chi non ha tempo per giocare ai videogiochi. È “pay as you want” su Itch.io e gratuita su Steam, ed è disponibile per Linux, Mac, e Windows. (the Verge)

La California è all’avanguardia per lasciare dormire un pochino di più i giovani: da quest’anno sarà illegale per le scuole medie nello stato iniziare prima delle otto, e per le scuole superiori, prima delle otto e mezzo. L’obiettivo è aiutare le famiglie a garantire ai più giovani dieci ore di sonno al giorno. (ABC 7)

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