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Così si muore nei campi di detenzione alle porte dell’Europa

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in copertina foto di Ilhab Abassi, MSF, via Facebook

Questa è Hello, World!, la nostra rassegna mattiniera di attualità, cultura e internet. Tutte le mattine, un pugno di link da leggere, vedere e ascoltare.

Una donna afghana e suo figlio sono morti in un incendio scoppiato nel campo per rifugiati di Moria, sull’isola di Lesbo in Grecia. Alcune fonti riportano che gli incendi sono stati appiccati dagli stessi migranti per protesta, altre che la protesta è scoppiata proprio in seguito all’incendio, per l’intervento tardivo dei vigili del fuoco. La polizia ha represso violentemente la rivolta, sparando lacrimogeni contro i migranti all’interno del campo. (Keep Talking Greece / BBC News)

Secondo Medici Senza Frontiere, si tratta di una tragedia annunciata:

Il campo di Moria potrebbe “ospitare” fino a 3000 persone, ma attualmente i reclusi al suo interno sono più di 12 mila. Una situazione condivisa con molti altri campi sparsi per le isole dell’Egeo, dove in totale sono intrappolate circa 24 mila persone, in condizioni perlopiù disumane. “Il livello di sofferenza è semplicemente indescrivibile,” raccontava al Guardian pochi giorni fa una rappresentante di MSF. “Faccio fatica a trovare le parole giuste, perché nessuno può far capire la miseria e la disumanità di una situazione che, in Europa, è francamente incredibile.” (the Guardian)

Il 12 settembre, inaspettatamente, il governatore del campo di Moria si era dimesso, adducendo “motivi personali.” (InfoMigrants)

Lo scorso 5 settembre Medici Senza Frontiere aveva pubblicato un comunicato stampa in cui condannava le condizioni in cui i migranti sono costretti sulle isole greche. La Ong denunciava come i bambini fossero in condizioni particolarmente vulnerabili, con casi di autolesionismo e tentati suicidi. Le indicazioni di MSF per risolvere la crisi erano semplicissime: bisogna evacuare le persone più in difficoltà e aumentare il personale medico. Ma la soluzione, sottolineano gli autori, è porre fine alle politiche di “contenimento” di migranti e rifugiati. (MSF, 5 settembre 2019)

La scorsa settimana un reportage di Marianna Karakoulaki per Open Migration descriveva condizioni davvero emergenziali, “al di sotto di qualsiasi standard umanitario.” La vita delle persone è trascorsa in fila: per mangiare, per andare in bagno, per bere. L’accesso all’elettricità è raro, quando non impossibile. In una singola tenda possono vivere anche dieci persone. (Open Migration, 24 settembre 2019)

Su questo contesto disumano si innesta il piano per la gestione delle migrazioni del nuovo governo di Kyriakos Mitsotakis. In un’intervista a I Avgi il direttore di Amnesty International Greece ha descritto i piani del nuovo governo dicendo che “ignorano gli obblighi basilari del paese e presentano seri rischi di abusi di diritti umani e malfunzionamenti ancora più gravi del sistema dell’asilo politico.” (I Avgi, in greco, 6 settembre 2019)

Tra le proposte del governo c’è l’abolizione del diritto d’appello al giudice di secondo grado per le domande di asilo politico — una norma che costituirebbe una rottura grave dalle leggi europee e internazionali, in Italia già introdotta nel 2017 dal decreto Minniti-Orlando. (Greek Refugee Council, in greco / Internazionale, 12 aprile 2017)

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Mondo

Sono più di 110 le vittime causate dalle violente alluvioni che da 4 giorni stanno colpendo alcuni stati dell’India, in particolare Uttar Pradesh e Bihar. La capitale di quest’ultimo, Patna, è stata praticamente sommersa dalle piogge, con situazioni di emergenza dovute agli allagamenti anche negli ospedali. (the Times of India / India Today)

In una conferenza stampa trasmessa in tv su al–Masirah i ribelli Houthi hanno confermato di aver catturato 2000 prigionieri, tra cui molte forze saudite, in un’operazione militare il 25 agosto. Il portavoce militare dei ribelli Yahya Saria ha mostrato un video che ritrae centinaia di persone catturate come prova delle proprie dichiarazioni. Interrogati dalla telecamera, alcuni combattenti ammettono di provenire dall’Arabia Saudita, e uno dichiara di essere stato costretto ad arruolarsi. (Al–Masirah / Middle East Eye)

In un’intervista a 60 Minutes il principe saudita bin Salman ha dichiarato che, nonostante condanni Teheran per gli attentati alle centrali petrolifere del paese, non vuole la guerra con l’Iran. Secondo bin Salman un conflitto porterebbe al “collasso totale dell’economia globale,” con i prezzi del petrolio che raggiungerebbero “cifre inimmaginabilmente alte.” (Al Jazeera)

Secondo un sondaggio CBS News la maggioranza dei cittadini statunitensi supporterebbe il procedimento di impeachment contro Trump. Ma il sondaggio sottolinea che il pubblico non sappia ancora come valutare le azioni di Trump, con un terzo degli intervistati che descrivono la telefonata con Zelensky come “scorretta, ma legale.” (CBS News)

Nel corso della notte l’uragano Lorenzo ha raggiunto l’intensità di una tempesta di categoria cinque, prima di rallentare e tornare in categoria tre. Lorenzo è l’uragano più forte mai registrato così a nord-est dell’Atlantico, e nei prossimi giorni dovrebbe schiantarsi contro le isole Azzorre. (CNN)

L’ex cancelliere austriaco Sebastian Kurz è uscito vincitore dalle elezioni anticipate rese necessarie dallo scandalo che aveva travolto anche il proprio partito, che ha raggiunto il proprio massimo dal 2002, arrivando al 37.1%. Gli elettori austriaci sembrano aver punito solo l’estrema destra del partito della Libertà del Heinz-Christian Strache che era apparso in un video pubblicato lo scorso maggio in cui offriva contratti pubblici lucrativi in cambio di supporto in campagna elettorale ad una donna che credeva essere la nipote di un oligarca russo. Le elezioni segnano un’importante vittoria anche per i Verdi, che sono balzati 14% — il loro miglior risultato di sempre. In flessione di socialdemocratici, che restano comunque il secondo partito con il 21,7% (the Guardian)

24 mila persone hanno protestato a Mosca per chiedere la liberazione dei 1000 arrestati nel corso delle manifestazioni contro l’esclusione dei candidati dell’opposizione dalle elezioni amministrative. Nelle ultime settimane le corti hanno iniziato a lasciar cadere le accuse nei confronti di almeno una persona — ma in precedenza i giudizi contro gli attivisti arrestati erano stati durissimi, arrivando a sentenze anche di quattro anni. Questa volta la polizia si è tenuta lontana dalla manifestazione. (BBC News)

Attivisti e polizia si sono di nuovo scontrati per le strade di Hong Kong, nella diciassettesima settimana consecutiva di manifestazioni. Le proteste violente di ieri si sono sostituite a quelle pacifiche di sabato. La risposta della polizia — che ha ammesso di aver sparato colpi di avvertimento — è stata di nuovo particolarmente violenta, dando di nuovo fondamento alle richieste degli attivisti che chiedono si aprano vere indagini sulla repressione poliziesca. (NPR)

Da segnalare tra le altre, la denuncia della Hong Kong Journalists Association, secondo cui la polizia ha di nuovo colpito specificamente i giornalisti che stavano seguendo le proteste sul campo. Veby Mega Indah, una giornalista indonesiana di Suara Hong Kong News, è stata colpita al volto da un proiettile di gomma mentre trasmetteva in diretta su Facebook. Indossava un gilet con bande catarifrangenti e un casco che indicava fosse parte della stampa. (Hong Kong Free Press)

Italia

Sulla rotta mediterranea continua la sistematica omissione di soccorso orchestrata dai governi europei, con la complicità della Guardia costiera libica. Ieri, l’ennesima imbarcazione in difficoltà contattata da Alarm Phone, questa volta in acque maltesi: l’ultimo contatto è avvenuto ieri pomeriggio, poi niente. Le autorità maltesi non hanno risposto alle segnalazioni. (Mediterraneo Cronaca / Twitter)

Intanto, a ennesima riprova che non esiste nessun “pull factor” diverso dalla presenza stessa del continente europeo, a Lampedusa continuano ad arrivare autonomamente piccole imbarcazioni di migranti: in meno di 24 ore sono sbarcate più di 200 persone. Altri sono sbarcati in Sardegna e nel Trapanese. (la Repubblica)

Quattro ore di vertice notturno a Palazzo Chigi tra Gualtieri, Conte e i capi delegazione dei partiti non sono bastati a raggiungere un’intesa sul Def: il nodo da sciogliere è quello delle risorse da trovare per evitare aumenti dell’Iva, anche selettivi, su cui sia Di Maio sia Renzi hanno posto il veto. La maggioranza lavora per trovare una quadra entro il Cdm previsto per le 18.30, che dovrebbe licenziare la nota di aggiornamento al Def. (la Repubblica)

“Abbiamo il conto del Papeete da pagare,” ha detto scherzando il ministro Gualtieri, ospite a “Mezz’ora in più,” per sintetizzare le difficoltà sulla via della manovra. Il ministro ha specificato che sarà un provvedimento da 30 miliardi e che non saranno rimessi in discussione quota 100 e Reddito di cittadinanza. (ANSA / AGI)

Sempre timoroso di allontanarsi troppo dall’ombra di Salvini, Di Maio ha parlato della legge sullo ius culturae dicendo che non è “la priorià,” e ha annunciato entro la settimana “nuovi provvedimenti per accelerare il rimpatrio dei migranti.” (La7 / ANSA)

Nessuno mette in dubbio che lo ius culturae non sia una priorità per Di Maio, ma lo è per i circa 800 mila italiani senza cittadinanza, che da anni si battono per una riforma della legge 91/92. Nel 2017, in pieno dibattito sullo “ius soli,” abbiamo raccolto le loro voci.

Anche dentro il Pd, però, ci sono voci contrarie alla legge: secondo Alessia Morani, sottosegretaria al Mise, “lo ius culturae è un principio sacrosanto ed una legge di grande civiltà ma riprendere ORA il dibattito sull’approvazione di questo provvedimento è un errore.” (Adnkronos)

Gif di Sam Gurry

Per evitare un’emorragia verso Italia Viva, i vertici del Pd umbro hanno stabilito che chi lascia il partito dovrà versare una penale di 30 mila euro. A molti però non piace l’idea: secondo Orfini “la scelta di inserire il vincolo di mandato con tanto di multa è qualcosa al di fuori della cultura politica democratica e spiace davvero che qualcuno non se ne renda conto.” (HuffPost)

Milano

Due persone sono rimaste ferite dal crollo del controsoffitto di una sala del cinema Ariosto, durante la proiezione delle 19.15. In sala erano presenti circa 120 spettatori. (il Giorno)

La Milano Green Week si è chiusa con l’inaugurazione di un nuovo intervento di “urbanistica tattica” su una piazza periferica della città: è Piazza della Cooperazione, in zona Quarto Cagnino, rivoluzionata con cassoni per gli orti, tavoli da ping pong, panchine, postazioni per il book crossing e una nuova pavimentazione colorata. (Corriere della Sera Milano)

Cult

Documenti ottenuti da Yeganeh Torbati, per ProPublica rivelano che le autorità statunitensi avrebbero usato Google Translate e altri strumenti di traduzione automatica, per valutare i contenuti dei post sui social media dei richiedenti asilo. Google stesso sottolinea che Translate non è un servizio sostitutivo di traduttori umani, e il suo uso è sconsigliato persino per necessità scolastiche — figurarsi per decidere del futuro di una persona. (ProPublica)

A che cosa serve una grande parata militare se non c’è un pubblico per guardarla? Secondo Xinhua, il governo cinese si è preparato alle celebrazioni di domani per il settantesimo anniversario della Repubblica popolare cinese donando tv LCD da 32 pollici a 620 mila famiglie che altrimenti non avrebbero potuto ammirare tutti i missili, i droni e le altre meraviglie della tecnica su cui il governo ha sprecato risorse che potevano essere usate per assisterli. Anche a noi non dispiacerebbe una tv nuova per il prossimo 2 giugno, però. (Quartz)

È online il primo trailer di the War of the Worlds la miniserie BBC prevista per questo autunno — ma ancora senza data — che per la prima volta promette di ambientare la storia nel proprio contesto storico originale, l’inghilterra edoardiana. Il trailer promette una produzione cinematografica, scene aesthetic, e molto probabilmente lo stesso finale che abbiamo visto negli altri innumerevoli adattamenti, che a ogni revisione si fa meno creativo e più banale. (YouTube)

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