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Il mezzo accordo di Malta sulla pelle dei migranti

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Questa è Hello, World!, la nostra rassegna mattiniera di attualità, cultura e internet. Tutte le mattine, un pugno di link da leggere, vedere e ascoltare.

Il mini-summit di Malta sull’immigrazione si è concluso con una bozza d’accordo tra i quattro paesi partecipanti (Francia, Italia, Germania, Malta), che sarà presentata ai ministri dell’Interno degli altri paesi membri il 7 e l’8 ottobre a Lussemburgo. I punti salienti prevedono:

  • Redistribuzione dei migranti soccorsi nel Mediterraneo entro 4 settimane dall’approdo, superando di fatto il trattato di Dublino;
  • Un meccanismo di rotazione volontaria dei porti di sbarco;
  • Anche l’adesione all’accordo è volontaria — il che mina alla radice le sue possibilità di riuscita — ma potrebbero essere previste sanzioni per i paesi che si rifiutano di aderire.

(Internazionale)

Volete leggere il testo completo dell’accordo? Ci dispiace, non c’è:

L’accordo riguarda soltanto i migranti soccorsi dai mezzi militari o da quelli delle Ong, non quelli che arrivano in Italia autonomamente — che sono la maggioranza: il 91% tra giugno 2018 e agosto 2019 — o che seguono altre rotte (Spagna o Grecia). La ministra Lamorgese ha espresso grande soddisfazione: “Da oggi Italia e Malta non sono più sole, c’è la consapevolezza che i due paesi rappresentano la porta d’Europa. Il testo predisposto va nella giusta direzione.” (ISPI / Fanpage)

Più cauto Conte, secondo cui è una svolta “significativa” ma non “definitiva.” Di Maio, invece, ha fatto i complimenti alla collega Lamorgese, ma poi si è sentito in dovere di specificare che la “soluzione” al fenomeno migratorio sono i rimpatri e il blocco delle partenze. (Askanews / il Messaggero)

E gli accordi con la Libia? Lamorgese ha assicurato che restano, commentando che “la Guardia costiera libica sta facendo un gran lavoro.” Meno di una settimana fa, la Guardia costiera libica ha ucciso un migrante sudanese appena riportato a Tripoli. (Adnkronos / Avvenire, 20/09)

È stato un vertice “soprattutto mediatico,” commenta Filippo Miraglia sul manifesto. Il fatto che non si tengano più le navi delle Ong in mezzo al mare è senza dubbio positivo, ma si tratta solo di un “ritorno parziale alla legalità internazionale,” mentre le migrazioni continuano ad essere criminalizzate e trattate come un fenomeno emergenziale. (il manifesto)

In sintesi:

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Mondo

“Vi aspettate di vedere speranza da noi giovani: come vi permettete? Con le vostre parole vuote avete rubato i miei sogni e la mia infanzia — e io sono ancora una dei fortunati. Ci sono persone che soffrono, persone che muoiono. Interi ecosistemi stanno collassando.” Greta Thunberg ha dato una sgridata ai leader del mondo e li ha avvisati: “Vi terremo d’occhio.” (NPR)

Guarda il video del suo intervento.

Ma cosa si è deciso al termine del summit? Il problema è sempre lo stesso: troppe parole sull’azione, troppa poca azione. Gli obiettivi delineati — dagli impegni di 87 grandi aziende private a quelli del settore finanziario, passando per l’impegno a realizzare più velocemente gli accordi di Parigi — sono ambiziosi ma molto vaghi. (the Verge / UN News)

Secondo la direttrice esecutiva di Greenpeace International Jennifer Morgan i leader del mondo “non hanno fatto quello che serviva.” Secondo Morgan “è venuto il momento di discutere del potere delle corporazioni e del loro controllo della politica. È il momento di confrontarci con l’industria del petrolio e con le banche che la finanziano, sfidare la loro onnipresenza soffocante e chiedere che si assumano le responsabilità per l’impatto sui diritti umani della crisi climatica.” (Al Jazeera)

Intanto, dalle Nazioni Unite, i leader di Regno Unito, Francia e Germania hanno firmato un comunicato congiunto in cui indicano che anche secondo loro sarebbe l’Iran il responsabile degli attacchi agli stabilimenti petroliferi sauditi. Nei mesi scorsi i tre paesi europei — in particolare Macron per la Francia — hanno cercato di mantenere vivo l’accordo sul nucleare malgrado lo strappo di Trump. Se Trump decidesse di procedere con sanzioni o cyberattacchi punitivi, qualsiasi operazione sarebbe legittimata dall’implicito supporto europeo. (Vox)

A parte, in un’intervista con NBC Nightly News, Johnson ha dichiarato che serve un nuovo accordo nucleare con l’Iran (OK) e che “l’unica persona” che può ottenerlo è Trump, dato che è così bravo a negoziare. Il Primo ministro britannico apparentemente non era ironico. (NBC News)

Magari il presidente statunitense potrebbe provarci, però: prima di un bilaterale con il Primo ministro pakistano Khan, Trump si è lamentato con la stampa dicendo che avrebbe potuto ricevere un premio Nobel per la Pace “per un sacco di motivi.” Ma il premio è chiaramente prevenuto nei suoi confronti: “Se conferissero (i premi) equamente, ma non lo fanno.” (POLITICO)

L’ondata di arresti in Egitto contro le proteste della scorsa settimana continua: sarebbero ora almeno 500 le persone che sono state fermate dalla polizia. Stanno emergendo online diversi video che ritraggono la polizia reagire con violenza contro i contestatori, e arrestarne interi gruppi. (Middle East Eye)

Al–Sisi, intanto, sta cercando di mettere una pezza alle accuse di corruzione e di placare future proteste: il ministero della Giustizia egiziano ha annunciato che due funzionari — di cui non è stato fatto il nome assolutamente non perché non esistono — saranno processati “rapidamente” per appropriazione indebita di fondi di stato. Ma anche ammesso si tratti di una notizia vera, il caso non avrebbe nulla a che fare con la costruzione di ville presidenziali di lusso — c’è chi sta cercando di farlo chiamare “Palacegate” — che è la ragione scatenante delle proteste. (Al–Araby Al–Jadeed)

Italia

15 agenti della Polizia penitenziaria hanno ricevuto un avviso di garanzia per il pestaggio di un detenuto di origini tunisine nel carcere di San Gimignano, avvenuto nell’ottobre del 2018. Quattro sono stati sospesi. L’accusa è di tortura: gli agenti avrebbero picchiato e umiliato l’uomo, costringendolo a spogliarsi e insultandolo con frasi razziste. L’uomo era così terrorizzato che non ha sporto denuncia: hanno dovuto farlo degli altri detenuti, che non si sono piegati alle minacce degli agenti. A confermare le testimonianze dei detenuti ci sono anche dei video delle telecamere del carcere. (Corriere della Sera)

Gli oltre 400 operai della Whirlpool di Napoli hanno manifestato ieri in città, con il sostegno di altri lavoratori e studenti. Secondo i lavoratori, la cessione dello stabilimento all’azienda svizzera Prs, che produce refrigeranti, è “una fregatura.” In piazza c’era anche il sindaco De Magistris, che ha cantato con i manifestanti “Bella ciao” davanti al palazzo del Comune. (il Mattino)

Secondo i rappresentanti della Rsu (la Rappresentanza Sindacale Unitaria che unisce Fiom, Fim e Uilm), il gruppo dirigente della Whirlpool è “inaffidabile”: disconoscendo il piano industriale del 2008 hanno “isolato Napoli” e poi “messo in difficoltà tutti gli altri siti italiani.” Oggi e domani i lavoratori dell’azienda sciopereranno, mentre per venerdì 4 ottobre è previsto uno sciopero nazionale con manifestazione a Roma. (Varesenews)

Dalla direzione del Partito democratico arrivano i segnali dell’inizio della fase post–Renzi. Lo ha fatto capire Andrea Orlando, aprendo la direzione del partito, rivendicando che il governo Conte bis è stato possibile grazie al riposizionamento del partito da parte della nuova segreteria, e non per merito delle trame renziane. Zingaretti, intanto, rilancia la convenzione delle idee per un “manifesto per gli anni ’20 del nuovo secolo,” a trent’anni dalla Bolognina, e lavora a un contro–evento nei giorni della Leopolda. (il manifesto)

Lorenzo Pregliasco di YouTrend approfondisce l’analisi del valore elettorale ipotetico di Italia Viva, data nei giorni scorsi attorno al 3%. Nei dati pubblicati emerge un livello di fiducia drasticamente inferiore agli altri leader politici (14,6% rispetto al 31,9% di Salvini, il 24,4% di Zingaretti e il 53,4% di Conte) — effetto della poca popolarità anche dentro il proprio partito, prima della scissione. (l’Espresso)

Gif di Portlandia

Qualcuno che si è pentito di aver votato la risoluzione del Parlamento europeo che, con una capriola di revisionismo storico, di fatto equipara comunismo e nazismo, c’è: è Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa eletto nelle liste del Pd, che si è scusato con gli elettori e ha annunciato che cambierà il proprio voto. (la Repubblica / Facebook)

Milano

Non Una di Meno ha organizzato ieri un flash mob davanti alla sede dell’ordine dei giornalisti della Lombardia, per protestare contro la narrazione tossica dei media sui temi del femminicidio e della violenza di genere. Il presidente dell’Odg lombardo Galimberti ha accettato un incontro con le attiviste, per promuovere un aggiornamento del Testo unico dei doveri del giornalista con il Manifesto di Venezia contro la violenza di genere e con il Piano femminista di NUDM. (la Repubblica Milano)

Cult

È emersa una nuova teoria per spiegare gli “attacchi sonici” che hanno colpito dozzine di persone negli uffici dell’ambasciata statunitense a Cuba: secondo questo studio scientifico i sintomi della “sindrome di Havana,” come è stata battezzata, potrebbero essere legati all’uso di insetticidi per combattere le zanzare, che diffondono il virus Zika. (CNN)

Meggie Gates e Elena Bruess sono andate a Slime Bash, in Connecticut, la più grande — forse l’unica? — convention di slime del mondo e noi le invidiamo molto. (the Outline)

Gif di Zita Nagy

Facebook ha acquisito CTRL-Labs, un’azienda che produce un braccialetto che “legge il pensiero,” che per fortuna non legge davvero il pensiero. (the Verge)

Fondo del barile

Annuncio di servizio pubblico: non lasciate uno spray di shampoo secco in macchina, potrebbe esplodere, e se esplode, esplode. A questa ragazza del Missouri ha fatto un buco nel tettuccio della macchina. (Houston Chronicle)

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Gif di Giphy Studios

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