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Attacco al petrolio

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Questa è Hello, World!, la nostra rassegna mattiniera di attualità, cultura e internet. Tutte le mattine, un pugno di link da leggere, vedere e ascoltare.

Un attacco coordinato di dieci droni, rivendicato dai ribelli Houthi yemeniti, ha colpito due stabilimenti petroliferi della Saudi Aramco, l’azienda statale che estrae petrolio in Arabia Saudita. L’attacco ha dimezzato la capacità di produzione di greggio del paese, bloccando secondo ricostruzioni non ufficiali la produzione di almeno 5,7 milioni di barili al giorno, sui 9,8 milioni prodotti dall’Arabia Saudita. (CNN)

L’attacco colpisce l’Arabia Saudita due volte: non solo perché la sua produzione di petrolio sarà minore per le prossime settimane, ma perché arriva mentre sono in corso i preparativi per tentare un’offerta pubblica iniziale per portare l’azienda di stato in borsa. (Al Jazeera)

L’attacco è stato rivendicato dall’esercito degli Houthi in un intervento televisivo sulla loro rete televisiva satellitare al–Masirah, durante il quale il portavoce Yahia Sarie ha commentato che l’attacco alle infrastrutture petrolifere “non sarà l’ultimo,” e che l’unica opzione per la coalizione saudita è quella di interrompere l’aggressione allo Yemen, in corso dal marzo 2015. (the Guardian)

Non è ancora chiaro da dove sia stato lanciato l’attacco, e come le forze Houthi siano riuscite a colpire obiettivi che sono distanti circa 500 miglia dal territorio yemenita. Secondo il segretario di Stato statunitense Pompeo il vero responsabile dell’attacco sarebbe l’Iran, definendolo “un attacco senza precedenti alle riserve energetiche del mondo.” Al telefono con il proprio bff bin Salman, Trump ha condannato l’attacco, e ha offerto il supporto statunitense alla “legittima difesa dell’Arabia Saudita.” (the New York Times)

Il leviatano guerrafondaio statunitense è emozionatissimo, e spera che sia questa l’occasione per scatenare finalmente la guerra contro l’Iran che cerca senza sosta da anni. Il senatore repubblicano del South Carolina Lindsey Graham, vicinissimo a Trump, ha twittato allegramente che bisognerebbe attaccare le raffinerie iraniane, per “rompere la schiena al regime.” (Twitter)

L’attacco Houthi all’Arabia Saudita segna un altro passo nell’inevitabile rottura del fronte della coalizione saudita in Yemen, scrive Ahmed Aboudouh sull’Independent. Per gli Emirati Arabi Uniti, l’operazione è molto vicina al completamento: l’obiettivo non era infatti la sconfitta totale degli Houthi, ma la creazione, di fatto o formale, di uno stato nel sud del territorio, da cui poter espandere la propria influenza nel Corno d’Africa. Per l’Arabia Saudita invece il conflitto in Yemen è una vera e propria guerra per procura con l’Iran, e potrebbe trattarsi di una guerra impossibile da vincere. (the Independent)

Negli scorsi mesi il mercato del greggio è stato relativamente calmo, non facendosi spaventare dalle sanzioni contro l’Iran e nemmeno dal caos nello Stretto di Hormuz. Ma è difficile immaginare che resterà stabile anche dopo l’attacco allo stabilimento di Abqaiq. Lo stabilimento è molto grande, e potrebbe essere in grado di ritornare operativo molto in fretta, ma in caso contrario, si potrebbe aprire un periodo di grave instabilità per il mercato più importante del mondo. (Bloomberg)

Il rapporto tra economia saudita e Saudi Aramco è così stretto che più che chiamarla azienda statale si potrebbe dire che è un’azienda che ha uno stato. La decisione di portare Aramco in borsa è una scelta strategica per l’Arabia Saudita, che, tra scandali politici e crescente pressione politica contro l’uso del petrolio, ha stretta necessità di diversificare la propria economia. Per approfondire, lo scorso febbraio Al Jazeera ha pubblicato un documentario di 50 minuti sull’agenzia, disponibile anche in versione podcast. (Al Jazeera, 02/02/2019 / Apple Podcasts)

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Mondo

In un comunicato pubblicato ieri Trump ha confermato che Hamza bin Laden, figlio del leader di al–Qaeda, è stato ucciso in un’operazione statunitense. La dichiarazione non comunica quando l’operazione avrebbe avuto luogo, ma la stampa statunitense aveva scritto che si vociferava del suo omicidio già il 31 luglio scorso. (CNN)

Oggi si vota in Tunisia, per la seconda volta dopo la rivoluzione del 2011. Da allora il paese è cambiato profondamente, unico dove le promesse della primavera araba si sono avverate: è stata eletta un’assemblea costituente, è stata scritta una nuova costituzione, e si è messa in moto la macchina democratica anche per la rappresentanza locale. Ma l’economia del paese è rimasta nelle condizioni emergenziali che hanno aperto alla crisi della dittatura di Zine El Abidine Ben Ali — e inevitabilmente, anche nel contesto di una democrazia giovanissima, le condizioni economiche difficili stanno alimentando populismo e polarizzazione ideologica. Nelle aree meno sviluppate del paese la situazione è particolarmente allarmante: il dato medio di disoccupazione, 15,5%, sale fino al 30% (!) se si considerano solo i governatorati non costieri. (Al Jazeera)

Particolarmente colpiti dalle difficoltà economiche sono i giovani, che a Tunisi stanno cercando qualsiasi piattaforma possibile per organizzarsi e sensibilizzare ai problemi politici propri coetanei o persone più giovani. France 24 ha incontrato un’associazione che organizza spettacoli di strada per raggiungere quante più persone possibili e aiutarle a non farsi influenzare da semplificazioni ideologiche, e con il co-fondatore di una piattaforma di informazione online rivolta ad un pubblico di giovanissimi. (France 24)

Erdogan è tornato a usare le vite dei rifugiati siriani costretti in Turchia dall’accordo con l’Unione europea come ostaggio nelle proprie trattative con l’occidente. Il presidente ha posto l’Unione europea di fronte a un aut aut: o arrivano nuove risorse economiche (l’Ue finora ha pagato solo 2,2 dei 6 miliardi promessi alla Turchia) o si accetta la costruzione di una nuova “safe zone” controllata dalla Turchia nel nord-ovest della Siria, dove far tornare i rifugiati siriani. (Greek Reporter)

Il governo di coalizione tedesco è finalmente riuscito a mettersi d’accordo su un piano economico per la protezione ambientale. Il governo Merkel dovrebbe annunciare il pacchetto venerdì prossimo, confermando l’impegno di tagliare del 55% le emissioni di gas serra entro il 2030. Secondo fonti del quotidiano tedesco Welt am Sonntag e di Reuters, l’accordo da CDU e SPD sarebbe su un investimento totale di 40 miliardi di euro diviso nei prossimi quattro anni. La decisione di impegnare un investimento così corposo è stata faticosa, ed è arrivata solo grazie alla pressione delle proteste degli scorsi mesi, esplose quando è stato chiaro che la Germania avrebbe mancato i propri obiettivi sulle emissioni per il 2020. (DW)

È facile giudicare le azioni politiche di Boris Johnson come sconsiderate, guardando la crisi politica britannica attraverso lenti europee. Ma i sondaggi raccontano una storia più complicata: al termine di una settimana di vera e propria crisi istituzionale i Tories hanno solo guadagnato consenso, e in questo momento staccano il Labour di 12 punti. Il partito di Boris Johnson arriva al 37%, mentre Corbyn si ferma al 25%. Scendono di un punto i Lib dem, al 16%. Resta invece stabile al 13% il Brexit party, evidentemente identificato da Johnson come bacino elettorale di riferimento, se non futuro alleato di governo. Valutare il consenso di Tories e Brexit party è fondamentale anche per considerare le possibilità che un secondo referendum fermi o meno all’ultimo minuto la Brexit. (the Guardian)

Anche ieri le manifestazioni dei gilet gialli sono sfociate in scontri con la polizia, soprattutto a Nantes, dove sono state fermate 35 persone. I numeri della partecipazione alla mobilitazione restano comunque sensibilmente più basse rispetto ai mesi scorsi. (Franceinfo)

Gruppi di attivisti anti–governo e pro–Cina si sono scontrati per le strade di Hong Kong. Alcuni gruppi di attivisti favorevoli alla Cina si erano organizzati per rimuovere i post-it, i disegni e i messaggi appesi ai “muri di John Lennon” creati dal movimento di protesta nelle scorse settimane. Diversi contestatori anti–estradizione si sono organizzati per proteggere i muri. La polizia è dovuta intervenire per separare le due fazioni. (South China Morning Post)

Italia

Lampedusa è il porto sicuro per la Ocean Viking, ma la nave non potrà entrarci: gli 82 naufraghi stati portati a terra questa notte dalle motovedette della Guardia costiera, per essere reclusi nell’hotspot dell’isola — attualmente quasi vuoto — in attesa della “ridistribuzione.” 24 resteranno in Italia, altrettanti andranno in Francia e in Germania, 8 in Portogallo, 2 in Lussemburgo — non è chiaro con quali tempistiche e senza minimamente considerare la volontà dei migranti stessi. (ANSA)

Non sono gli unici: a Lampedusa ci sono stati ieri anche 4 sbarchi autonomi, per un totale di 202 persone.

La soluzione della crisi in tempi relativamente brevi ha soddisfatto il Pd (per Franceschini è “la fine della propaganda di Salvini sulla pelle delle persone”), mentre Di Maio ci ha tenuto a specificare che il porto sicuro è stato assegnato solo perché è stato raggiunto l’accordo con gli altri paesi europei. Sottinteso: altrimenti starebbero ancora in mezzo al mare. (Fanpage)

“Godeteveli questi porti aperti, perché noi al governo ci torniamo.” Weekend ricco di impegni per Matteo Salvini, che sta cercando di ricostruire il consenso perso con la crisi e cementare il proprio ruolo di leader dell’opposizione. Ieri a Milano ha riunito i governatori leghisti (più Toti), lanciando l’idea di un referendum per abrogare la legge elettorale e tornare al maggioritario. Poi è andato a Pontida per la festa dei giovani della Lega, in vista del raduno di oggi, che dovrebbe essere “il più partecipato di sempre.” (Adnkronos / Huffpost / il Giornale di Lecco)

Il malcontento leghista si misura anche sulle accuse al governo di essere troppo “a trazione meridionale.” Saranno fumo negli occhi per i guerrieri padani le dichiarazioni rilasciate da Conte alla Fiera del Levante sul rilancio degli investimenti pubblici al Sud, anche se per ora non sembra intenzionato a fare passi indietro sull’autonomia differenziata. (la Gazzetta del Mezzogiorno)

Com’è andato il debutto di Gualtieri all’Ecofin? Il ministro ha detto di aver chiarito ai partner europei la contrarietà dell’Italia a una manovra economica restrittiva, all’insegna però di un rapporto aperto e conciliante con il resto dell’Unione — al contrario dello scontro diretto cercato dal governo precedente. Altri temi entrati nella discussione dell’Ecofin: investimenti per la transizione ecologica e disincentivi all’utilizzo del contante. (Quotidiano.net)

Ambiente

Roger Hallam, uno dei co-fondatori di Extinction Rebellion, è stato arrestato per la seconda volta in due giorni, mentre cercava di far volare un drone per bloccare il traffico aereo a Heathrow. In totale sono state arrestate 19 persone in relazione alla protesta, che finora non è riuscita nel suo intento — venerdì e sabato il traffico aereo è stato normale. (the Guardian)

Cult

Valerie Stivers cura una rubrica in cui cerca di riprodurre le pietanze e i piatti citati nei romanzi che legge. In questa puntata si sposta in Sicilia per affrontare la cucina del Gattopardo. (the Paris Review)

Attenzione: qualcuno è riuscito a rubare il gabinetto d’oro di Maurizio Cattelan, esposto al Palazzo di Blenheim, nell’Oxfordshire. Per la rapina è stato arrestato un uomo di 66 anni, ma l’opera d’arte non è stata ancora ritrovata. (BBC News)

Scie chimiche? Perché non scie chimiche arcobaleno, allora. (CNN)

Salute

Non siamo per niente sorpresi dai risultati di questo studio, secondo cui gli adolescenti che passano più di tre ore al giorno sui social network hanno maggiore probabilità di sviluppare depressione, ansia, aggressività e comportamenti antisociali. (MIT Technology Review)

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Gif di WWE

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