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Con “Ep 6” Qveen Herby ha aumentato l’aspettativa per il primo disco   

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Il 3 maggio è uscito per Checkbook Records Ep 6, il nuovo lavoro di Qveen Herby, la cantante e rapper statunitense che finora ha pubblicato 6 EP in due anni facendo lievitare l’hype nell’attesa del suo primo disco solista.

Non mi sorprende che al nome di Qveen Herby molti possano aggrottare la fronte e domandarsi chi sia.

Un aiuto potrebbe giungere ripensando ai Karmin, duo elettronico di qualche anno fa diventato famoso con “Brokenhearted” e con le cover di pezzi più o meno famosi e più o meno recenti, tutti arricchiti da parti rap “spittate” da una ragazza pallida e con un gusto retrò nel vestire.

La rapper fenomenale in questione è l’artista che adesso lavora come solista —ed è sposata con il suo ex compagno di duo —e spopola su YouTube con un remix di “No Limit” di GEazy e Cardi B e con “Busta Rhymes”, il suo singolo di esordio, dove tocca velocità nell’articolazione delle parole tanto che viene da chiedersi appunto “How you doin’ that, Busta Rhymes?”

Qveen Herby ha inaugurato questo mese con il suo sesto EP chiamato proprio Ep 6, riducendo sempre di più i tempi di pubblicazione di un suo lavoro discografico (il quinto EP è stato pubblicato giusto tre mesi fa). Anche questa volta compaiono cinque tracce, tutte compatte e al di sotto dei 3 minuti e 20 secondi, beat semplici ed estremamente ballabili. La novità rispetto al precedente lavoro è l’ingresso di una collaborazione giusto a metà EP, “Mozart”, a cui partecipano Blimes e Gifted Gab (due rapper che vengono dall’underground ).

È proprio con “Mozart” che la rapper lancia il suo nuovo lavoro, con un video rilasciato il giorno stesso dell’uscita dell’EP. In “Mozart” ritroviamo le classiche caratteristiche che Qveen Herby riporta nei suoi pezzi: sicurezza di sé e consapevolezza che il duro lavoro passato ripaga costantemente. Lo si legge in tutte e cinque le tracce, da “New Bitch” dove l’artista è una persona nuova, più sicura e capace di scegliere e non essere scelta, a “Mint” dove alla padronanza di sé si aggiunge anche una sicurezza economica. Fino a qui tutto tipico di qualsiasi altra rapper sulla scena, sia essa più o meno famosa, anzitutto tipico del panorama hip hop degli ultimi anni. Ma Herby ha molto altro da dire, i suoi pezzi non sono solo rappati ma anche cantati con grande precisione e articolazione; i beat come detto prima sono semplici, le armonie non sono articolate, proprio per quel labor limae ricercato, dalle copertine degli EP dove compare sempre sola in figura media al loro contenuto sempre di 5 canzoni e sempre con un’unità di temi trattati. I temi stessi non sono sempre i grandi classici dell’hip hop, Ep 4 — gli album di Qveen Herby si chiamano tutti “Ep” seguiti dal numero di successione — è molto più malinconico e con sguardi anche piuttosto profondi alla noia esistenziale (come in “Alone” e “Beverly Hills”) e lo status quo raggiunto e decantato è sempre accompagnato dalla fatica per arrivarci, con la capacità di trasformare “a passion into a paycheck”.

La consapevolezza di sé e la sicurezza che si sentono nei dischi di Qveen Herby sono sempre una certezza “positiva,” frutto di body positivity e amore per se stessi, una consapevolezza mai presuntuosa e antipatica, la stessa BDE (big dick energy ndr) cantata nella track dall’omonimo titolo di Ep 5. Tirando le somme, quest’ultimo EP è un gran lavoro, nonché l’ennesima conferma della grandezza artistica di Qveen Herby. Con questo disco uscito dopo neanche quattro mesi dal precedente, che a un giorno dall’uscita era già primo in classifica Hip Hop/R&B su iTunes con una valutazione di 5 su 5, possiamo aspettarci da un momento all’altro — finalmente — un album di esordio di Qveen Herby.

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