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L’arresto di Julian Assange è un attacco al giornalismo

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in copertina, foto via Twitter

Questa è Hello, World!, la nostra rassegna mattiniera di attualità, cultura e internet. Tutte le mattine, un pugno di link da leggere, vedere e ascoltare.

Dopo sette anni nell’ambasciata ecuadoriana, Julian Assange è stato arrestato ieri a Londra. Da settimane si sapeva che il governo dell’Ecuador era intenzionato ad annullare la protezione umanitaria che gli aveva concesso. Ora il fondatore di WikiLeaks dovrà cercare di evitare l’estradizione negli Stati Uniti, dove rischia 5 anni di carcere. (the Guardian)

Assange non è stato arrestato per aver pubblicato segreti governativi — un capo d’accusa molto debole che avrebbe minato sotto gli occhi di tutti la libertà di informazione — ma per aver aiutato Chelsea Manning a decriptare parte di un codice con cui hanno avuto accesso a una rete militare con il login di un’altra persona. Il governo statunitense può nascondersi dietro la scusa che non si tratti di un’attività giornalistica convenzionale — quando chiaramente i motivi del processo saranno altri. (the New York Times)

Ma la minaccia al giornalismo c’è eccome. Oltre al fine di ottenere il login alla rete militare, l’accusa elenca attività comunissime nel lavoro di qualsiasi giornalista che lavora con fonti confidenziali, come il nascondere l’identità della fonte su documenti riservati e utilizzare piattaforme di condivisione file online. L’accusa inoltre demonizza l’uso di strumenti normali e sicuri come Linux e Jabber. (EFF)

È importante sottolineare che le accuse a Assange di ieri non contengono nessuna novità — il ritiro della protezione ecuadoriana e la richiesta dell’estradizione da parte degli Stati Uniti arrivano interamente per slittamenti politici. L’obiettivo del Dipartimento di giustizia statunitense, legato ad una amministrazione che ha fatto del giornalismo il proprio nemico pubblico numero uno, è quello di criminalizzare la protezione e la garanzia dell’anonimato delle proprie fonti, scrivono Glenn Greenwald e Micah Lee. (the Intercept)

Glenn Greenwald aveva intervistato l’anno scorso l’ex presidente ecuadoriano Rafael Correa, che aveva duramente attaccato come la nuova amministrazione stava gestendo la protezione di Assange, negando al fondatore di WikiLeaks visite e accesso a internet. L’anno scorso il presidente Moreno aveva firmato un accordo di cooperazione militare con gli Stati Uniti — l’accordo era stato inquadrato come necessario per combattere il traffico della droga, ma a quanto pare è stato utile anche per altre cose. (the Intercept, 16/05/2018)

In una dichiarazione di ieri, Moreno ha giustificato la revoca dell’asilo diplomatico ad Assange accusandolo di “essere intervenuto negli affari interni di altri paesi.” (the Daily Beast)

Quella di Julian Assange è una figura altamente controversa, in particolare negli ultimi anni, quando gli effetti dell’alienazione a cui era sottoposto, costretto nell’ambasciata ecuadoriana, si sono fatti più evidenti. Senza dimenticare le sue dichiarazioni misogine e antisemite, non si può perdere di vista la gravità dell’operazione statunitense, scrive James Ball. (the Atlantic)

Poche ore fa è emersa la notizia di un secondo arresto: uno sviluppatore di software, Ola Bini, è stato fermato in Ecuador. Non sono ancora state presentate accuse formali nei confronti di Bini, ma fonti ufficiali hanno dichiarato che farebbe parte di un piano da parte di WikiLeaks e Assange per ricattare Moreno. (Associated Press)

Mondo

I manifestanti in Sudan hanno sfidato il coprifuoco imposto dai militari, che ieri hanno rimosso e arrestato il presidente Omar al-Bashir. Nelle strade di Khartoum si è festeggiato per la fine del suo governo (durato trent’anni), ma i contestatori vedono nell’esercito la prosecuzione dello stesso regime. (BBC News)

Il governo del presidente è stato destituito, e al suo posto annunciato un consiglio militare presieduto dall’ex ministro della difesa del governo, il tenente generale Awad Ibnouf. Il segretario generale delle Nazioni Unite Guterres ha dichiarato la propria speranza che “le aspirazioni democratiche del popolo sudanese saranno realizzate attraverso un processo di transizione appropriato e inclusivo.” (Al–Araby Al–Jadeed)

L’avanzata delle truppe di Haftar sembra essersi fermata, almeno per ora. Al termine di uno scontro con l’esercito del governo di unità nazionale le forze di al–Serraj avrebbero catturato quasi 200 prigionieri. Dall’inizio del conflitto sono morte almeno 56 persone, e 8000 hanno dovuto lasciare la propria casa. (Middle East Eye)

Sembra che la goccia che ha fatto traboccare il vaso nei rapporti tra Casa bianca e dipartimento per la Sicurezza interna sarebbe stata la proposta di Trump di rilasciare i migranti arrestati al confine in “sanctuary city” — le città che non collaborano con il governo federale nella sua caccia xenofoba ai migranti — medie e piccole. Trump sperava che l’operazione mettesse in difficoltà i propri antagonisti democratici, costringendoli ad applicare misure più dure contro i migranti. (the Washington Post, via Outline.com)

Il piano prevedeva di non collaborare in nessun modo con le città, ma semplicemente portare i migranti arrestati e “lasciarli per strada.” La posizione della Casa bianca è così a destra sull’argomento, che in risposta allo scandalo ha pubblicato una dichiarazione che recita: “La posizione dell’amministrazione è che vogliamo deportare i migranti illegali, non liberarli.” (the New York Times)

In un’intervista con CNN il vicepresidente Pence ha confermato che l’amministrazione non vuole ricominciare a separare le famiglie di migranti — la misura che aveva dato così scandalo l’anno scorso — ma ha anche dichiarato che l’obiettivo è fare a pezzi il diritto d’asilo. (CNN)

La European Lesbian Conference, che comincia oggi a Kiev, è stata oggetto di un attacco violento da parte dei manifestanti di estrema destra, che hanno preso d’assalto l’hotel in cui deve tenersi la conferenza, spaccando le finestre e scrivendo minacce omofobe sui muri. (DW)

Italia

Il senatore leghista Simone Pillon è stato condannato a una sanzione di oltre 30 mila euro per aver diffamato Omphalos, un’associazione LGBTQI di Perugia. (il Post)

La Cassazione ha confermato la condanna a 4 anni e 7 mesi per Emilio Fede e a 2 anni e 10 mesi per Nicole Minetti nel processo Ruby bis, per favoreggiamento alla prostituzione. Diventa così definitiva la sentenza dello scorso maggio. Fede dovrà trascorrere qualche mese ai domiciliari prima di poter chiedere l’affidamento ai servizi sociali, Minetti invece potrà subito chiedere l’affidamento. (ANSA)

Ancora nessun porto in vista per la nave Alan Kurdi della Ong Sea-Eye, mentre la situazione a bordo si fa sempre più insostenibile. Oggi è il decimo giorno di navigazione. (Internazionale)

Ieri intanto a Lampedusa sono sbarcati 70 migranti, libici e tunisini, intercettati al largo dell’isola dalla Guardia di Finanza. Salvini si è affrettato a dire che saranno subito rimpatriati (in barba a qualsiasi diritto, come al solito). (Adnkronos)

Nonostante la Cassazione abbia demolito le accuse rimaste in piedi contro di lui, il sindaco di Riace Mimmo Lucano è stato rinviato a giudizio, insieme ad altre 26 persone, dal Gup di Locri. La prima udienza è fissata per l’11 giugno. (la Repubblica)

Nel corso dei lavori del Fmi il commissario Ue agli Affari economici Moscovici ha lanciato nuovamente l’allarme per le condizioni economiche dell’Italia, che sono “fonte di incertezza per tutta l’Eurozona.” Secondo Moscovici “Servono riforme strutturali vere e credibili e misure per la crescita.” (Rai News)

Cult

La bambina di due anni che piange al confine statunitense mentre sua madre viene perquisita dalle autorità di frontiera, immortalata da John Moore, ha vinto l’edizione 2019 del World Press Photo Contest. Guarda tutte le foto dei vincitori. (the Guardian)

Domenica ricomincia Game of Thrones, la soap opera ultraviolenta di HBO. Se non vi ricordate più chi è ancora vivo, una breve guida promemoria di Megan Reynolds. (the Muse)

Disney si prepara all’assalto di Netflix. Il servizio di streaming Disney+, casa esclusiva di film e serie tv Disney, Pixar, Marvel, Guerre Stellari, e National Geographic, sarà lanciato questo novembre e costerà 7 dollari al mese, la metà di Netflix. (Recode)

Spazio

Niente da fare per il sogno lunare israeliano: la sonda Beresheet, che avrebbe dovuto fare la storia in quanto prima missione finanziata privatamente ad atterrare sulla Luna, ha perso il controllo dei motori durante la discesa e si è schiantata sulla superficie del satellite. (Al Jazeera)

Fondo del barile

Il “papa emerito” o ex-papa Joseph Ratzinger ha pubblicato una serie di considerazioni sulla piaga della pedofilia nella chiesa, in cui sostanzialmente dà la colpa al “collasso morale” del Sessantotto (ma dai, che originale!). Il testo — qui la versione integrale in italiano — ha creato un certo imbarazzo in Vaticano, dove si teme possa essere sfruttato dall’ala “conservatrice” delle gerarchie ecclesiastiche, che si oppone alle riforme di Bergoglio. (Corriere della Sera)

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