Ma cosa hanno fatto le regioni per meritarsi l’autonomia?

https://thesubmarine.it/wp-content/uploads/2019/02/1200px-Piazza_Palazzo_Lombardia.jpg

Lo scopo dell’autonomia regionale è una vera e propria “secessione dei ricchi.” E le regioni, negli ultimi vent’anni, non hanno fatto niente per meritarsi tutto questo potere.

👉🏽 Leggi la prima parte dell’articolo

Nel corso degli ultimi vent’anni le regioni sono stati di gran lunga i corpi medi tra stato e cittadini che più hanno prosperato: hanno espanso le proprie competenze, il proprio giro d’affari, la propria autorità. Non è andata così bene agli altri enti locali: soprattutto alle province, che sono state prima accusate — a torto — di essere la causa di tutti i mali del paese, e poi semi-soppresse. E non è andata così bene nemmeno ai comuni, che più di tutti hanno sofferto i rigori della crisi e dell’austerità. I timori dei comuni riguardo l’autonomia regionale sono stati espressi da Sala in questi termini: “Leggo presidenti delle Regioni che chiedono più autonomie e risorse che dicono che le Regioni del Sud non saranno penalizzate: ma la moneta non si stampa, quindi se non si penalizzano loro a chi toccherà, ai Comuni?”

Questo ruolo sempre più da protagonista nella vita politica del paese è dovuto più alla presenza della Lega al governo per molti anni, prima con Berlusconi e oggi con il M5S, che a effettivi meriti istituzionali. Per la Lega le regioni — o meglio: le regioni controllate da loro — sono state sempre il mezzo preferito per “esprimere le istanze del territorio” e affermare “la propria identità culturale.” La gestione leghista lombarda però è gravemente insufficiente.

Basti pensare alla sanità: nonostante molti esponenti di Lega e Forza Italia si riferiscano al sistema lombardo come “modello Lombardia,” nei fatti si tratta di un sistema discriminatorio, in cui la sanità privata la fa da padrone ed è incoraggiata, nutrita e favorita: un sistema non egualitario, in cui l’accesso alle cure è molto più facile se si è un paziente ricco piuttosto che uno povero. Un sistema, tra l’altro, che è stato al centro di moltissimi scandali di malagestione, che hanno coinvolto figure di vertice come lo stesso ex presidente Formigoni o l’assessore alla sanità della giunta Maroni, Mario Mantovani.

Ma il settore più rappresentativo di quello che potrebbe succedere se venissero realizzate le richieste delle regioni è quello dei trasporti. Le regioni hanno chiesto che le strade statali sul proprio territorio vengano assoggettate alla loro autorità. Ma i progetti su cui, in Lombardia, ha messo mano la regione sono semplicemente un disastro: ad esempio Pedemontana, un’autostrada fortemente voluta da Maroni, che a riguardo si è esposto in modo personale e che oggi versa in uno stato di dissesto finanziario e di incompiutezza. O peggio ancora, a Trenord: un’azienda controllata a metà dalla regione, che ne nomina addirittura l’amministratore delegato, e la cui qualità del servizio è ai minimi storici.

In definitiva, la riforma proposta non parte nemmeno dal presupposto di favorire gli enti più virtuosi o efficaci, ma semplicemente da pregiudizi razziali e discriminazioni decennali, forse secolari, che sembrano ben radicati anche nel cuore del lombardo o del veneto più progressista. Quantomeno, nelle sezioni regionali del Partito democratico, che non solo non si sono opposte al progetto ma anzi, prima del referendum, l’avevano apertamente sostenuto: il candidato del Pd opposto a Fontana, Giorgio Gori sindaco di Bergamo, era a capo del fronte dei sindaci per il sì. A cui fa comunque comodo tenere un po’ di ricchezza sui territori che il partito amministra, come Milano o l’Emilia-Romagna, e far affondare ancora un po’ di più chi è povero — l’esatto contrario di quello che dovrebbe fare un partito di centrosinistra.

È online e scaricabile gratuitamente in formato PDF un ottimo saggio di Gianfranco Viesti, La secessione dei ricchi? edito da Laterza, che abbiamo usato come fonte primaria per i dati di questo articolo. È una lettura importante per capire meglio quella che potrebbe essere una svolta storica — e inquietante — per il paese.

***

In copertina: la piazza sotto il Palazzo della Regione Lombardia, via Wikimedia Commons.

Gif via YouTube.

Segui Stefano su Twitter.

Se ti piace il nostro lavoro e vuoi sostenerci, abbonati alla newsletter di Hello, World, la nostra rassegna stampa del mattino.

Se ti piace il nostro lavoro e vuoi sostenerci, abbonati alla newsletter di Hello, World!, la nostra rassegna stampa del mattino.

Se invece vuoi discutere con la redazione, ci trovi su Ogopogo, il nostro gruppo Facebook.

Share via

 

Ti piace il nostro lavoro? Sostienici!

Abbonati alla newsletter

di Hello, World!

 

Ogni mattina, una rassegna di link da leggere, vedere e ascoltare, direttamente nella tua inbox.