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Nella settima puntata di Chiamando Eva, le speaker Francesca e Elena affrontano il tema della mascolinità tossica: teorizzata negli anni ’80 e ’90 dallo psicologo Shepherd Bliss, questa “etichetta” viene indicata per distinguere i tratti negativi degli uomini da quelli positivi.

I tratti “tossici” sono ad esempio la necessità — per gli uomini — di evitare ogni espressione emotiva, lo sforzo nel presentarsi come sempre forti, determinati, mai vulnerabili.

L’argomento è tornato recentemente in auge a seguito dello spot della Gillette, causa di grandi polemiche, “Be The Best A Man Can Be,” dove viene proposto un nuovo paradigma: non c’è più l’uomo “che non deve chiedere mai,” che lotta, che afferma il proprio predominio in ogni situazione (dall’ambito lavorativo al tempo libero); l’uomo è finalmente nel giusto a mostrarsi vulnerabile, a evitare lo scontro, a non fare ad ogni costo commenti non richiesti quando passa una donna per strada.

La narrazione dell’uomo sta cambiando di pari passo con il femminismo, prova ne sono gli esempi lodevoli di serie tv come “Sex Education” o il remake italiano di “SKAM.” C’è sempre maggiore bisogno di raccontare storie dove l’uomo si stacca dal modello machista — perpetrato dalla notte dei tempi — ed è libero di mostrare le sue vulnerabilità. Tuttavia, ci sono ancora larghe fasce di pubblico che non accettano questo tipo di narrazione o la accusano di “genderizzare” la violenza.

Come trovare un dialogo? La sfida è tuttora aperta.

Show notes

Lo spot di Gillette secondo Gay Post
Storia della mascolinità tossica
La definizione del New York Times
Le (pazze) reazioni allo spot
Lo spot fa paura anche in Italia
COSE TROPPO FEMMINISTE
Ne volete sapere di più sulla toxic masculinity? Ecco a voi
Vanity Fair sullo spot

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Ai microfoni Elena D’Ali, Francesca Motta
Produzione: Francesca Motta
Redazione a cura di Giulia Pacchiarini

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