“Abbiamo voluto chiamarlo ‘Rincorsa’ proprio perché tutte le storie hanno in comune questa affannosa ricerca di qualcosa o qualcuno.”

Dalla costiera amalfitana alla conquista dell’Italia, grazie ad un synth pop fresco e a una buona capacità lirica. Questi sono i Costiera, secondo nome “caldo” della neo-nata Futura Dischi. Abbiamo scambiato qualche parola con loro, in vista dell’uscita del loro primo disco “Rincorsa”.

Come prima cosa mi raccontate un po’ come nasce il progetto “Costiera” e come diventa un disco, passando per Suriani e per Futura Dischi?

I Costiera nascono dal fatto che siamo amici, ci conosciamo praticamente da sempre, e suoniamo insieme sotto varie forme da quasi 10 anni, quindi fare un disco è venuto molto naturale. Abbiamo girato i provini ad Andrea, a cui sono piaciuti molto, e ci si è messo a lavorare con grande passione e professionalità, ci siamo trovati benissimo con lui. Infine, a disco chiuso, è arrivata la proposta di Futura, che da subito ha mostrato di credere tanto nel progetto.

A me piace molto il vostro sound che mescola tante cose, atmosfere più Ottanta e sonorità synth pop più moderne, in cosa affondate le vostre radici, i vostri ascolti e a cosa tendete?

Guarda, tra di noi abbiamo ascolti molto simili e tante cose in comune, ma allo stesso tempo ognuno tende più verso un genere o un altro, quindi il calderone di influenze che ne esce fuori è bello ampio. Di solito comunque quando ci ispiriamo a qualcuno parliamo di artisti internazionali, e la nostra idea è di portare i sound che ci piacciono nel mondo del cantautorato italiano, perché alla fine facciamo canzoni.


Shangai, uno dei vostri primi singoli, mi ha colpito perché ad un certo punto c’è un crescendo, verso i due minuti. Mi aspettavo al primo ascolto un’esplosione classica, un bel ritornellone e invece no, il brano prende una piega decisamente ballabile. Dai vostri live (domani suonerete a Milano per Linoleum) vi aspettate più di vedere gente cantare o ballare le vostre canzoni?

Sarebbe bello se facessero entrambe le cose, ci divertiremmo molto sia noi, che loro.

La vostra realtà è ben presente nelle canzoni pur senza diventare mai qualcosa di didascalico. Descrivete dei momenti, dei pensieri che potrebbero appartenere a qualunque altra realtà di provincia. Questo devo dire mi piace molto, anche io vengo da lì, dalla provincia. Ultimamente invece la musica sembra concentrarsi molto nei grandi centri. Cosa aggiunge e cosa toglie provenire da un posto distante a “dove stanno le cose”, per citare Contessa.

Beh, in provincia la mancanza di stimoli esterni aiuta a guardarsi un po’ dentro.  Questo a volte può tradursi in una musica più introspettiva. Stare fuori da determinati giri priva il processo creativo di tante occasioni di confronto e condivisione ma allo stesso tempo regala a quello che fai qualcosa di forse più sincero e personale. Forse lontano dalle influenze altrui si riesce a concepire qualcosa che risponda in primis a se stessi.

Un altro elemento particolare è quello di essere usciti praticamente subito con un album (eccezione fatta per qualche singolo). Intuisco un’esigenza espressiva che dai vostri testi è molto chiara. È veramente così? Cioè, un disco secondo me è qualcosa di più che la somma di un certo numero di pezzi messi in fila. È comunque un racconto unico, coerente. Voi con “Rincorsa” cosa volevate raccontare?

“Rincorsa” non è un concept album, i pezzi sono emersi in modo totalmente spontaneo, senza la volontà di raccontare un sentimento o una storia specifica, solo alla fine ci siamo resi conto che forse stavamo raccontando storie molto simili tra di loro. Abbiamo voluto chiamarlo “Rincorsa” proprio perché tutte le storie hanno in comune questa affannosa ricerca di qualcosa o qualcuno.Chiudo con un’ultima domanda. C’è un po’ nella vostra attitudine, dalla musica, alle copertine, un certo gusto retro’ romantico. Non trovate che oggi sia fin troppo abusato questo gusto vintage che va a pescare e ripescare negli stessi elementi? E come questo invece può diventare un valore?

Per quanto riguarda la musica e l’attitudine davvero non saprei dirti se c’è realmente questo richiamo retro’. In quello che facciamo cerchiamo di essere il più sinceri possibile, lasciandoci ispirare principalmente da noi stessi, poi è inevitabile che ci siano delle tendenze e che queste influenzino un po’ tutti gli artisti “della scena”. Probabilmente hai ragione ed ultimamente in Italia c’è un abuso in questo senso, ma forse si percepisce come tale solo quando è mera imitazione. La musica, la moda, sono da sempre ricchi di richiami e rielaborazioni; credo che un’artista debba elaborare tutti gli input e trasformarli in un output personale.  Noi non siamo artisti ma proviamo a fare questa roba. Per l’aspetto meramente “grafico” o visivo noi collaboriamo con Nicholas Mottola, che è sicuramente un artista nonché nostro guru e con lui ci confrontiamo su ogni scelta, in generale ti posso dire che quando dobbiamo scegliere qualcosa in quel senso cerchiamo di farlo in maniera coerente con il sound delle canzoni ed a volte è Nicholas stesso a dare la sua “visione grafica” della nostra musica. Fino ad adesso ci sembra sia stata una formula vincente.


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