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Viviamo una vita fatta di piccoli momenti, anche se questi momenti sono molto diversi da quelli che vivevano i nostri genitori.

Nessuna nostalgia di sorta eh? La vita va avanti, la società si evolve e noi siamo pur sempre figli (nel bene o nel male) del periodo storico che ci ospita. L’arrivo del Black Friday con i suoi milioni di spesa previsti non ha fatto altro che sottolineare il fattore chiave di questa generazione: come il digitale, ormai entrato nella nostra pelle, abbia cambiato radicalmente le nostre abitudini quotidiane.

È cambiato il modo di approcciare le informazioni e non solo, perché anche le decisioni d’acquisto vengono influenzate dal web. Dal web e dagli smartphone, visto che oggi ci si connette quasi sempre in mobilità: tant’è che apriamo il cellulare fino a 150 volte al giorno per scervellarci e capire se un dato prodotto fa davvero per noi. Google ha ribattezzato queste abitudini come “micromoments”.

Cosa sono i micromoments

Dal Moment ai micromoments: Google s’è fatta venire il mal di testa pur di trovare un’etichetta adatta per rappresentare queste micro-azioni quotidiane e hi-tech. Per micromoment s’intende quel piccolo e fugace momento durante il quale prendiamo lo smartphone e cerchiamo in rete un’informazione su un prodotto o servizio. Si tratta di momenti fugaci e sporadici, quasi fulminei: ci regaliamo questi micromoments quando facciamo una pausa dallo studio, quando camminiamo per strada, persino quando andiamo in bagno.

Come le tessere di un puzzle, i micro-momenti si sommano fra loro fino ad influenzare pesantemente le nostre abitudini d’acquisto. In realtà non tutti i micromoments sono uguali, perché ne esistono di diversi tipi, dipendenti dai nostri scopi. Ad esempio, il “want-to know” è un momento che ci spinge a cercare info sul prodotto, mentre il “want-to go” ci spinge a cercare dei punti vendita nelle vicinanze. Il “want-to do” scatta invece quando intendiamo capire come si fa una certa cosa, e il “want-to buy” quando approcciamo la rete con la chiara volontà di comprare. Le aziende, dunque, si sono dovute adattare a questo nuovo modus operandi votato all’informazione e al mercato online.

Vendite online: la moda la fa da padrona

Cambiano le abitudini e si adattano le aziende: volano infatti gli acquisti online nel 2018, con una crescita in termini di valore degli e-commerce pari al +13,6%. Già nel 2017 il 68% della popolazione aveva speso online ben 384 milioni di euro, dunque quest’anno non ha fatto altro che confermare un trend già sulla cresta dell’onda.

Il settore che più di tutti ha goduto di questo boom in termini di vendite? La moda, ovvero il comparto preferito dai consumatori che sfruttano i micromoments per comprare. Non solo vestiti, perché anche il settore degli accessori ha vissuto un anno memorabile: oramai sono sempre più numerose le persone che cercano e comprano le proprie borse da donna online su siti di grandi rivenditori, informandosi prima sul web e poi valutando i prezzi. E sapete chi lo fa di più? Ovviamente i Millennials, dato che è soprattutto per merito loro che questo settore ha avuto un incremento pari al +25% in questo ultimo anno.

Con vite ormai sempre più dominate dai nostri smartphone, compiamo decisioni e ci muoviamo in questo mondo un micromoment per volta, con la consapevolezza che sono proprio le nostre nuove abitudini a spingere le aziende ad adattarsi ed evolvere in un mondo improntato alla crescita digitale.

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