in copertina e nell’articolo, foto cortesia Color Photo

In occasione della prima serata al Magnolia del ciclo di eventi organizzati da Wow — Roba fresca a Milano, abbiamo incontrato il magico synth duo, Sem&Stènn per scoprire le loro ispirazioni e aspirazioni, attraverso il loro modo di essere performativi in maniera trasversale, tra musica ed esibizione. Una dimensione artistica che riesce a far proprie le iconografie di San Sebastiano, il sound delle notti milanesi e gemme di cultura pop d’annata.

Stasera suonate in casa, a Milano: qual è il vostro rapporto con la città?

Sem: Noi siamo innamorati follemente di Milano; io da piccolo già sognavo di venire qui e l’avevo inquadrata come la mia città. Ci vivo da otto anni ed è una città che mi stimola tanto, sotto moltissimi aspetti, dall’ambiente musicale, a quello artistico, al clubbing. Milano è forse la città più europea qui in Italia.
Stènn: Abbiamo vissuto molto la Milano night life, quindi abbiamo iniziato a vivere la città più di notte ed è sempre stata una fonte d’ispirazione molto forte per quello che facciamo, quindi sì, Milano nel cuore.

Il vostro sound è molto particolare, va dai Joy Division a Christina Aguilera e copre tre decenni musicali. Con chi vorreste duettare degli anni ’80, ’90 e 2000?

Sem: Sarebbe una lista lunga, comunque anni ’80 per quanto riguarda una collaborazione di produzione, i Pet Shop Boys. Se invece penso a un duetto, io avrei amato Cindy Lauper: mi immagino proprio Sem&Stènn feat. Cindy Lauper!
Stènn: Anni ’90, Grace Jones, direi. Invece anni 2000 ci sono gli MGMT, che sono nel nostro cuore, e Robyn che io amo molto, come anche tutta la scena elettronica nord europea che secondo me è molto figa.
Sem: E magari per gli anni ‘10, Tove Lo?

Cantate in inglese e anche le cover che proponete — come Let’s Go to Bed dei Cure e The Dope Show di Marilyn Manson — sono sempre in inglese. Vi sentiremo mai in italiano?

Stènn: In realtà, sì. Ci abbiamo ragionato un po’ in questo periodo, e credo ci siano delle cose che abbiamo voglia di dire e che siano più forti qui in Italia dette in italiano. Io credo che la forza del linguaggio sia molto più efficace in questo modo.  L’inglese a volte filtra certi messaggi che vogliamo veicolare, nel senso che nei nostri testi parliamo davvero di un sacco di argomenti. Nelle recensioni che riceviamo del disco notiamo che non ci si sofferma molto sul contenuto dei testi.
Sem: A noi piace essere espliciti e diretti, quindi la lingua italiana ci aiuterà solamente a esserlo di più.

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Parlando di linguaggi e di veicoli dei messaggi, possiamo includervi anche la creazione dei video dei vostri singoli, nei cui credits è onnipresente il tuo nome, Sem.

Sem: Sì, un po’ Lory Del Santo (ride).

Tutti con una narrazione e una sceneggiatura visiva che richiamano agli anni ‘80 e ‘90: da dove trai l’ispirazione e come nascono i video in questo processo creativo?

Sem: Fino ad ora abbiamo avuto la possibilità di fare video su pezzi totalmente diversi, quindi con concept diversi. Nel video di “Bravo” riprendiamo un po’ il quiz show anni ‘90, quindi abbiamo incluso dei riferimenti visivi vicini a Non è la Rai, che è un programma della nostra prima infanzia. Nell’ultimo video uscito, quello di “You, your friend and another guy” il concept è la figura di San Sebastiano. Sono anni che ci siamo appassionati ai dipinti e alle iconografie di questo Santo e volevamo a tutti i costi citarlo in un nostro lavoro, finalmente questa era l’occasione giusta. Tra l’altro abbiamo rivisto di recente Sebastiane del 1976, con la colonna sonora di Brian Eno, siamo entrati un attimo in quel vortice e vista anche la situazione attuale, per le ultime dichiarazioni (omofobe) del Papa, il tutto è concorso per stimolarci a dire la nostra a riguardo.
Stenn: Poi in generale quando scriviamo una canzone ci viene un riferimento visivo, quindi dopo tradurlo in video è molto più semplice in realtà, nasce già con la canzone.
Sem: Magari siamo solo alla bozza di un pezzo, solo un synth e la linea di basso…
Stènn: …e già abbiamo un’idea per il video, ci figuriamo scene e immagini possibili.
Sem: “Bravo” è forse il video che più di tutti è nato così!

Parlando di “Bravo,” nel video le ragazze di Non è la Rai sono interpretate da youtubers e instagramers. Questa voleva essere solo una citazione tingendo dall’attuale, o aveva anche un intento ironico?

Sem: Mi ricordo che a tre anni i miei miti erano quelle ragazze della tv del pomeriggio, adesso i bambini di tre anni seguono un pò le influencers. Tra quelle del video vi sono molte nostre amiche e secondo me era carino riproporre tutto in chiave moderna, senza essere troppo nostalgici.
Stènn: Poi io lo trovo un video molto estivo, ideale per il periodo di uscita del singolo. Le magliette, i colori…
Sem: …tra l’altro tra le ragazze, c’è un ragazzo coi capelli lunghi che nessuno nota! In realtà era il ragazzo super serio e nerd di una delle ragazze che aveva questi capelli lunghi stretti in una coda. Allora gli abbiamo sciolto i capelli e, figurandocelo in un gesto di slow motion, abbiamo pensato immediatamente “No, tu devi andare in scena!”.
Stènn: C’è quindi un elemento queer, se vogliamo!

Sia nei live shows che nei video, c’è molta carnalità. Deriva soltanto dal fatto che state insieme anche nella vita, oppure l’avreste fatto comunque come scelta di estetica, di iconicità?

Stènn: Lo facciamo perché ci piace, a prescindere. Poi noi siamo molto affascinati da quei personaggi un po’ controversi che magari fanno cose che scuotono un po’ le coscienze, sono i nostri riferimenti di sempre. Quando è stato il momento di farlo noi, è venuto naturale riprendere quello che si ha nella testa e dire: “OK, io voglio essere quello, voglio assomigliargli/le artisticamente”.
Sem: È successa la stessa cosa musicalmente. Ascoltiamo davvero di tutto, qualsiasi cosa, quindi quando abbiamo cominciato a produrre non sapevamo davvero cosa potesse uscire fuori.
Stènn: Quello che ascolti è poi quello che abbiamo macinato facendo i dj, quindi si fa una selezione ed è entrato tutto nelle canzoni, come anche delle performance.

Questo si sente ed è stato fatto in maniera magistrale. Non è un’accozzaglia di cose senza senso, ma è tutto ben amalgamato.

Sem: Per noi la performance è una cosa a 360°, quindi anche visiva. Ci sono mille modi per farla, e il nostro è questo, non potrei immaginare un modo diverso per esibirci!
Stènn: Qui in Italia, manca un po’ questo elemento bad, manca l’idea innanzitutto di performance e di performance bad! Non c’è una bad girl, ad esempio, trovo che siano tutte molto polished, o le tipiche ragazze della porta accanto.
Sem: Storicamente l’Italia è stata pioniera delle bad girls. Pensiamo a Patty Pravo, a Raffaella Carrà, a certi tratti di Mina: erano tutte molto controverse.
Stènn: È vero, un tempo erano più sfacciate. Sempre prendendo per esempio Patty Pravo, lei parlava di orge.
Sem: “Pensiero stupendo” è una hit, ma parla di un rapporto a tre nel ’77!

Siete una coppia sul piano artistico, ma anche su quello sentimentale. Un vantaggio e uno svantaggio di vivere e lavorare in coppia.

Sem: Il vantaggio è che tenendoci molto attivi sul lavoro, la musica e tutto, non abbiamo tempo di litigare! Vorremmo litigare, ma non possiamo! Lo svantaggio è che quando non possiamo vederci, abbiamo bisogno di un attimo per tornare lucidi e metterci lì con la testa… però forse anche questo può rivelarsi un vantaggio.
Stènn: In realtà è come coltivare qualunque rapporto. C’è sempre qualcosa che magari non va, la cosa difficile è che dobbiamo affrontare i problemi e le questioni subito, perchè non puoi allontanarti o dire “Ok, non ci vediamo più!”. Però alla fine anche dallo scontro che abbiamo su certe cose, poi nascono le cose migliori, perchè tutti e due riflettiamo sulla stessa cosa, e troviamo il modo migliore per farla in modo che piaccia a tutti e due.
Sem: Spesso partiamo con due idee diverse, totalmente opposte. Però è giusto, perchè almeno riusciamo a vedere la cosa da più punti di vista.

Per quanto riguarda Offbeat, che ormai è uscito da sei mesi, siete dove vi aspettavate di essere con questo album e in generale col vostro percorso

Sem: Allora, l’album è uscito quest’anno e penso che avrà ancora modo di esplorare nuovi territori, infatti uno dei nostri obiettivi è quello di partire all’estero, per un tour che stiamo programmando. Poi arriveranno nuovi pezzi, però Offbeat rimane il nostro biglietto da visita, di cui andiamo super fieri.
Stènn: Abbiamo scelto questo titolo apposta, perchè sapevamo che in realtà andavamo contro tutte le tendenze che comunque di avrebbero avvantaggiato. Il fatto della lingua inglese, o anche la scelta del sound, o di mostrare noi stessi per quello che siamo, che a volte che ci ha spesso tagliato le gambe, per cui molti ci hanno sbattuto la porta in faccia. Quindi sapevamo che era una scelta azzardata, ma come dice Sem, avrà tempo e modo di trovare il suo spazio.
Sem: Siamo comunque orgogliosi di quello che abbiamo fatto. Come del tour, con più di 20 date. Abbiamo avuto la possibilità di suonare a dei bei festival, su bei palchi, abbiamo collaborato con Manuel Agnelli, ma anche con Popolous e abbiamo aperto strade anche per altre collaborazioni che verranno a venire. Siamo molto felici anche di tornare al Magnolia…
Stènn: …dove abbiamo aperto i The Garden, l’anno scorso!
Sem: Sì, un anno e mezzo fa facevamo la nostra prima apertura ai The Garden, qui: loro sono una coppia di fratelli, gemelli, che noi amiamo, ed è stata una delle date più belle dei nostri esordi.


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