Ascolta Wett Cream in anteprima e leggi la chiacchierata che abbiamo fatto nei giorni scorsi con DayKoda, che il prossimo novembre sarà tra i protagonisti del Linecheck Festival e alcuni paragonano già a Bonobo.

Andrea Gamba, meglio noto come DayKoda, è uno dei nomi più freschi e interessanti della scena elettronica milanese.

Il 24 ottobre pubblicherà per Stay Cool il suo nuovo singolo, Wett Cream, che sarà contenuto nella compilation “Altogether, Part Three”, in uscita in cassetta limited edition e digital il prossimo mercoledì.

Ti va di raccontarci com’è nato il brano?

Wett Cream è nata per gioco: ero a casa di amici quest’estate e mi ero portato tutto il necessario per far musica. Una notte particolarmente “hyped” ho iniziato a fare un beat e nella concitazione generale è uscito questo!

Il brano verrà pubblicato ufficialmente mercoledì 24 ottobre e sarà contenuto in una compilation che uscirà per Stay Cool, un’etichetta inglese. Come vi siete incontrati? È stata una scelta tua quella di pubblicare con una label straniera oppure è stata una “necessità”?

Avevo già collaborato con Sean (fondatore di Stay Cool n.d.r.). Prima di essere una label Stay Cool è stato inizialmente un programma radiofonico (su Radar Radio) e dopo un podcast (ho fatto anche io un mixato, lo recuperate sul mio soundcloud). Un giorno Sean mi scrisse dicendomi che cercava artisti per un beat tape/various artist internazionale, così mi è sembrato potesse essere una figata lasciargli Wett Cream. E lui se n’è subito innamorato.

L’anno scorso quando è uscito “Hard Times and View Points”, il tuo primo EP, ti hanno paragonato a Bonobo, oppure a Shigeto o a Teebs. In “Lucid Dreams”, il tuo ultimo disco uscito ad aprile, i riferimenti dove possono essere trovati?

Gli artisti che hanno ispirato “Lucid Dreams” sono davvero, davvero troppi: Flying Lotus, Mndsgn, Lapalux, Elaquent, Baths, Bibio… Sono abituato a raccogliere ispirazioni e spunti da tutto quello che ascolto, probabilmente tra le fonti d’ispirazione maggiori di “Lucid Dreams” ci sono artisti e tracce della cui importanza non sono nemmeno io tanto sicuro e certo. (ride)

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Uno dei brani più belli di quel disco è Dream Yoga. In quel caso le atmosfere rilassanti, chill dei tuoi suoni si fondono magnificamente con la voce di HÅN. Cosa ci puoi raccontare di quella collaborazione e del brano?

Beh, HÅN all’epoca era la mia fidanzata, quindi la collaborazione, nata più o meno un paio di anni fa, prese forma abbastanza facilmente. Fu effettivamente una stesura molto veloce e “superficiale”, quella della voce, ma mi piacque fin da subito. Il brano invece si è sviluppato con calma, ho pensato bene al mood che volevo creare e agli stacchi che volevo, nonché alla scelta dei suoni.

C’è una collaborazione che sogni per il futuro?

Diciamo che tutti gli artisti citati prima rappresentano i miei sogni di collaborazione. Poter far musica con Flying Lotus o con Bibio sarebbe wow!

Sulla pagina Facebook di Stay Cool leggo: “A monthly collection of vibes from around the globe”. Quali sono le vibes che influenzano le tue canzoni?

Ce ne sono davvero troppe, di vibes. Ed è quasi impossibile descriverle come si deve. Sono emozioni, sensazioni che capti a fior di pelle ma che finiscono per scuoterti il cervello, ti fanno chiudere gli occhi e viaggiare con la mente. Nessuna distinzione di genere, solo le vibrazioni date dalla musica come forma di espressione.

Un pregiudizio difficile da abbattere è quello che vede i produttori di musica elettronica (ma penso anche ai dj) come dei mancati musicisti, o in ogni caso come persone con una scarsa cultura musicale. Ho letto che frequenti il conservatorio quindi ti chiederei di aiutarmi a sfatare questo luogo comune. In che misura gli studi che fai entrano, e orientano, il processo di produzione musicale?

Sono il primo a voler sfatare il luogo comune perché assolutamente non vero.

Il conservatorio mi ha aiutato a comprendere concetti e tecniche del mondo della musica elettronica che prima non consideravo, argomenti che magari da “home producer” non consideri così fondamentali (anche molto banalmente la definizione ed il funzionamento di un compressore o di un mixer, ad esempio). Mi ha soprattutto aiutato ad allargare lo spettro delle mie conoscenze musicali, facendomi di conseguenza apprezzare mondi della musica che prima consideravo poco o addirittura non conoscevo. Ma chi produce musica elettronica, a tutti i livelli, non può essere considerato meno pratico dell’argomento solo per il genere che fa, a priori.

Qual è il valore aggiunto, se pensi ci sia, dato dall’avere una cultura musicale classica, o comunque più tradizionale e strutturata, rispetto all’essere magari un autodidatta?

I valori aggiunti che può dare la musica classica possono essere in primis una cultura più ampia sul mondo della musica e sulla sua storia, e la conoscenza approfondita della teoria musicale (armonia, solfeggio etc.), ma sinceramente altro non mi viene in mente, io stesso sono un autodidatta. (ride)

Ho saputo che stai lavorando ad altro materiale che uscirà prossimamente, puoi anticiparci qualcosa?

In realtà, la novità più fresca e vicina all’essere realizzata è che lancerò questo weekend il mio radio show su Radio Raheem… E poi va beh, credo di potervelo dire: sto lavorando ad un nuovo disco sul quale ho speso e sto spendendo molte energie. Sinceramente non vedo l’ora di farvelo ascoltare.

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Invece cosa dobbiamo aspettarci dai live? A novembre sarai uno dei protagonisti del Linecheck Festival. Come saranno strutturati i concerti?

Al momento il mio live è strutturato con un batterista, Matteo Gualeni aka Baransu. Riarrangiamo i pezzi usciti come DayKoda in questi anni in chiave elettro-acustica, mantenendo quindi la componente elettronica dei pezzi ma suonando in “acustico” con chitarra elettrica e, appunto, batteria acustica. Sono parecchio eccitato per il live al Linecheck Festival e non vedo l’ora di suonare.

Tu però in realtà una data l’hai già fatta, questo week end, con i ragazzi di Happy Few e Jazz:Re:Found allo Spazio Hydro a Biella. Com’è andata? Raccontaci un po’.

È stato un ottimo evento, organizzato molto bene e che ci ha dato una volta di più la possibilità di ricevere feedback rispetto al “drum live”. E fortunatamente, come è successo a Giugno con i ragazzi di Eleva Festival e a Forlì con i ragazzi di Diagonal, i pareri sono tutti entusiastici, è una grande soddisfazione per noi. Se poi a dirti “Hey, siete forti!” è gente come quella di Happy Few e Jazz:Re:Found, che lavora da anni allo sviluppo e alla crescita del movimento nu soul/R&B/jazz/elettronico portando peraltro nomi di spicco quali Bonobo, Moodymann o Tony Allen, non possiamo che essere felici.

In più, sabato sera abbiamo avuto modo di conoscere e — sorpresa — esibirci in un’esclusiva jam improvvisata con il Maestro pianista Luigi Ranghino, un “manico” delle tastiere che collabora attivamente da anni con artisti del calibro di Max Loberbauer e Ricardo Villalobos. Matteo alla batteria, io all’elettronica e Luigi con il suo Rhodes… È stato pazzesco!

 DayKoda live al Diagonal

A proposito di concerti, tra poco ci sarà il Club To Club, uno degli eventi con più hype e importanza degli ultimi anni in ambito di elettronica. Ci sei già stato in passato? Ci andrai quest’anno?

Purtroppo non ho mai avuto occasione o possibilità di andarci e probabilmente non riuscirò nemmeno quest’anno, ma i nomi chiamati hanno sempre spaccato quindi un salto sicuramente prima o poi lo farò.

Prima di salutarci ti va di lasciarci tre brani che secondo te dovremmo assolutamente ascoltare?

Certo! Cold Dead di Flying Lotus, Glitch di Kaelin Ellis (feat. Lexus) e Already There di Taylor McFerrin feat. Robert Glasper & Thundercat.


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