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Al via oggi la prima edizione di FEMI, il festival dedicato all’editoria e alla musica indipendenti organizzato da LUME – Laboratorio Universitario MEtropolitano: una due giorni di libri e musica aperta al quartiere di P.ta Venezia e all’intera città di Milano.

Abbiamo fatto due chiacchiere con Luca, uno dei ragazzi dietro il progetto e l’evento.

Luca, cos’è FEMI e da dove l’idea di organizzare questo mini-festival? Qual è l’obiettivo?

FEMI è una due giorni dedicata alla cultura indipendente: ci saranno tre presentazioni e tre artisti al giorno che esporranno e presenteranno i propri lavori o si esibiranno sul palco di LUME. L’obiettivo è unire pubblico della scena indipendente musicale milanese a quello che è il pubblico tipico invece dell’editoria indipendente in senso più stretto. Ci saranno anche mostre fotografiche che diventeranno permanenti, forse persino una futura collaborazione con Cesura. L’obiettivo dietro il festival e l’evento è un tentativo di combattere il sistema canonizzato di eventistica milanese, che promuove ormai una cultura che si limita a preservare sé stessa, scevra della sua funzione fondamentale: essere specchio critico interno ed esterno della società in cui vive. FEMI nasce quindi con l’intento di esporre la catena del libro, che è fatta di soggetti vari e vivi, e svelare al pubblico di non essere un soggetto passivo all’interno della catena, ma parte stessa di essa e del libro, oltre che del dibattito che il libro veicola.

Qual è dunque la funzione ultima del libro?

Il libro deve mettere in crisi a livello autobiografico, ma anche collettivo, e in questo senso FEMI serve a far capire quanto la figura del lettore sia fondamentale: senza editoria non si avrebbero nuovi contenuti per fare istruzione, nuova formazione, nuovo dibattito. La dinamica per cui si finisce con l’attaccare l’editoria indipendente restringendo gli spazi di mercato – mi riferisco alla questione copyright e economie dei grandi colossi – porterà sul lungo periodo alla morte dell’editoria indipendente, già agonizzante e strozzata da questo sistema chiuso. Per questo FEMI tenta di salvare l’editoria indipendente – o almeno darle respiro – tramite l’aiuto del pubblico, attore imprescindibile di questa catena, aiutandolo a capire come essa funzioni, e come l’editoria indipendente cerchi di sopravvivere, tra tutte le difficoltà che si trova ad affrontare.

Ci sono dei progetti in questo senso, oltre al festival che si svolgerà in questi due giorni?

Booklet, ad esempio, è progetto di rete che cerca di aggredire la grande distribuzione, progetto finanziato da Mimesis, Meltemi, Pigreco, Iuvans, Res Gestae, Albo Versorio, Ghilbi e Bipress: da tre anni si impegna per mettere in contatto diretto editori indipendenti e librerie indipendenti, attraverso condizioni di vendita più vantaggiose per i librai. L’obiettivo è in qualche modo far girare l’economia dell’editoria indipendente, soffocata da copyright e grandi distribuzioni, e privilegiare la bibliodiversità, ovvero l’insieme dei progetti vivi che compongono la catena libraria, garantendo una più ampia varietà e offerta.

Ma cos’è in definitiva l’editoria indipendente?

L’editoria indipendente è resistenza culturale, è lotta per la pluralità di pensiero, un tentativo di evitare l’omologazione culturale dettata dai meri principi economici. Il rischio che temiamo per il futuro è una generazione di nativi digitali che non avrà gli strumenti necessari per analizzare criticamente la realtà e la società in cui vive, che si troverà a tradurre e decodificare mai dall’esterno, solo dall’interno. Se scomparissero le figure fruitrici dell’editoria indipendente ci troveremmo di fronte a una povertà intellettuale e culturale permeante tutta la società del futuro.

Qual è il programma?

Ci saranno presentazioni di lavori di autori di case editrici diverse: reportage fotografici, come quello sulla Palestina, reading musicali, riflessione politica e dibattiti su vari temi, banchetti dalle 15 alle 22 e tanta musica indipendente, senza etichette: il ragionamento sul diritto d’autore è trasversale. Saranno anche allestite due mostre, una sugli scali ferroviari e una a tema migrazione, organizzate proprio da Lume.

Perché partecipare?

Il nostro obiettivo è pragmaticamente politico: siamo convinti che sia necessario guardarsi in faccia, e capire che la parola comunità non è una dimensione solo web, non sono sacche di like e condivisioni. Comunità abbraccia una dimensione strettamente fisica, fatta di relazioni che si creano, di persone che scambiano e condividono momenti, contenuti, saperi, esperienze. Da qui per noi passa la vera resistenza politica e sociale: dalla resistenza culturale.

FEMI inizia questo pomeriggio. Ci saremo anche noi. Qui trovate maggiori dettagli, insieme al programma dettagliato del festival. Vi aspettiamo!


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