tutte le foto da “Cultura rigeneratrice,” un progetto di Martina Fabris

La domanda fondamentale da porsi è: perché sono da sostenere i posti occupati a Milano? Per potersi fare un’idea di come rispondere a questa domanda bisogna porsene altre due: sulla storia del tale luogo e sulla gestione di tale collettivo. Alla prima domanda si risponde informandosi, alla seconda vivendo questi luoghi. Qualunque altro giudizio che una persona possa avere è in qualche modo falsato da impressioni e pregiudizi.

Occupare un posto e gestirlo significa dedicarsi giornalmente alla sua gestione allo scopo di farlo rimanere in vita. A Milano ci sono centri sociali attivi sul territorio che aiutano gli stranieri nel loro processo di integrazione, con corsi di lingua e nella ricerca di un lavoro. Alcuni centri sociali particolarmente longevi si sono reinventati con il tempo e con gli sgomberi, imparando a rifare tutto da capo, per un nuovo quartiere; ci sono centri sociali che risolvono o assorbiscono in gran parte le falle nel sistema dell’emergenza abitativa del comune e altri che si occupano dei senza tetto; altri che recuperano luoghi inutilizzati da parte del comune per ristrutturarli e trasformarli in luoghi di aggregazione. L’intento di tutte queste realtà è legato a un concetto di creazione dal basso dei poli culturali della città, accanto al recupero dei vuoti lasciati da malagestione e passato industriale, uniti a un senso di assistenza e vicinanza al prossimo.

In questo quadro complesso si inserisce anche il Centro per le Arti, la Cultura e la Ricerca Macao, che dal 2012 si è impegnato nelle attività relative alla libera espressione delle arti e della cultura, costruendo un luogo di ricerca e sperimentazione ad altissima partecipazione all’interno della bellissima palazzina liberty di Viale Molise 68, ex borsa del macello. Negli anni, Macao è diventato famoso in tutta Europa come una delle realtà più attive e innovative d’Italia grazie a manifestazioni come Saturnalia e non solo.

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Seguendo l’esempio di altri luoghi affini europei — in particolare tedeschi — Macao ha provato due anni fa a comprare lo stabile. Per poterlo fare è stato chiesto l’intervento dell’organizzazione tedesca Mietshäuser Syndikat (Sindacato dei Condomini), nata negli anni ‘80 e specializzata nell’acquisto collettivo di luoghi occupati a lungo termine — grazie a loro 127 progetti in Germania hanno potuto continuare ad esistere. Ma questa idea si è dimostrata irrealizzabile. Nel maggio 2017 Macao ha cercato di avviare un confronto con il Comune, partendo proprio dal progetto Mietshäuser, ma dopo un solo incontro i lavori si sono arrestati.

Nel gennaio 2018 l’effettiva proprietaria dello stabile, la Sogemi Spa, una partecipata del Comune che gestisce tutti i mercati all’ingrosso del capoluogo lombardo, ha ceduto a Palazzo Marino la proprietà dell’immobile per saldare alcuni debiti.

“Il dialogo potrà continuare ora con una linea più diretta,” ci aveva detto allora Luca Gibillini, membro del Gabinetto del Sindaco, incontrato proprio a Macao. “Siamo in ascolto, ci stiamo confrontando e stiamo cercando di capire quali sono gli strumenti che amministrativamente possiamo avere a disposizione per rendere il dialogo effettivo e portare a casa dei risultati per la città.”

Ma quest’estate la palazzina di viale Molise 68 è stata inserita all’interno del Fondo immobiliare II gestito da Bnp Paribas, e destinata alla vendita per un valore di 22,5 milioni di euro — valore calcolato considerando che tutti gli stabili saranno vuoti al momento della vendita.

Cosa che presuppone uno sgombero.

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L’assessore al Demanio Roberto Tasca ha dichiarato che «Si troverà una soluzione prima di metterlo in vendita» e che verrà eseguito lo sgombero in modo soft, per poi cercare soluzioni alternative.

Il collettivo, composto da più di 80 persone, ha risposto tramite un messaggio sul sito di Macao dove si legge “Quello che non digeriamo è che questa Amministrazione (uno dei pochi governi di “sinistra” rimasti in Italia) squalifichi un discorso politico intavolato per anni sulla gestione del patrimonio pubblico come bene comune, sul diritto all’auto-organizzazione e all’auto-determinazione delle persone, derubricandolo in modo paternalistico e provinciale al “bisogno di aggregazione dei giovani”. E che per farlo, finga di stare nel campo neutro del bilancio: il metodo del male minore per cause di forza maggiore.”

La retorica mainstream attorno ai centri sociali è miope e spesso macchiettistica — basta ricordare l’assurda performance della consigliera Sardone, qualche settimana fa, proprio a Macao: spesso vengono descritti come centri di droga e disagio occupati a scopo di lucro, oppure minimizzando l’attività che svolgono come semplice aggregazione giovanile. Tutto questo senza approfondire il lavoro quotidiano che viene svolto per rendere Milano una città migliore, libera, innovativa che risponde alle necessità dei cittadini che siano sociali, culturali o ricreative.

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Per difendere tutto questo è necessario andare in Piazza della Scala, domani alle 19, al presidio contro la vendita dello stabile, i cui dettagli verranno definiti proprio in quelle ore a Palazzo Marino. “Il futuro è morto! Lunga vita al futuro!” è il titolo della mobilitazione, che vuole essere sia una cerimonia funebre della sinistra milanese — il Requiem per la Sinistra Neoliberale — sia un rito collettivo per un nuovo futuro.

Il collettivo ha lanciato l’evento We Insist! (da un album di Max Roach del 1960) per tutto il mese di ottobre, con l’idea di sviluppare una programmazione caratterizzata da una maggiore attraversabilità dello spazio.


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