in copertina: Olimpia Fortuni, Fabio Artese

Da vicino nessuno è normale si propone come riferimento culturale per la zona non solo per i giorni del festival, ma per costruire qualcosa di stabile.

Scrivo ad un tavolo del bar ristorante Jodok prima dell’apertura. I camerieri apparecchiano mentre una voce maschile canta a squarciagola: “sei tu il mio re e io la tua regina”. Sono ad Olinda, all’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini, a due passi dalla stazione di Affori FN. 

L’associazione Olinda onlus prende il nome da una delle città invisibili di Italo Calvino. Mentre nelle altre città i nuovi quartieri crescono fuori dalla cerchia delle vecchie mura, “a Olinda no: le vecchie mura si dilatano portandosi con sé i quartieri antichi, ingranditi mantenendo le proporzioni su un più largo orizzonte ai confini della città; essi circondano i quartieri un po’ meno vecchi, pure cresciuti di perimetro e assottigliati per far posto a quelli più recenti che premono da dentro”. Olinda è quindi il desiderio di una città che si rigenera a partire dal centro, che non si degrada crescendo nelle sue zone periferiche.

Fin dal 1996 gli obiettivi principali dell’associazione sono due: la riconversione degli spazi dell’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini, situato nella periferia nord-ovest di Milano, e l’inclusione sociale di persone con problemi di salute mentale. La sfida è affrontare le due cose insieme, vedendo la rigenerazione urbana e la rigenerazione umana come due facce della stessa medaglia. Tra le pareti dell’ex manicomio si sperimentano nuove forme di welfare comunitario che mirano a tenere insieme strategie riabilitative e politiche sostenibili di sviluppo locale. Come? “Facciamo torte, salute, cultura, cocktail, errori, relazioni, feste, formazione, riunioni (tante), bilanci, calcio, contratti di lavoro a tempo indeterminato, laboratori di teatro, ristrutturazioni e non nascondiamo di avere paura che il cielo possa caderci sulla testa.”

Non–scuola © Luca del Pia

Non–scuola © Luca del Pia

L’area dell’ex ospedale Paolo Pini oggi è uno degli spazi urbani interessato dai processi di rinnovamento più interessanti di Milano, dopo un passato nero comune a tanti ospedali psichiatrici, come quello non molto distante di Mombello. Il territorio dell’ex ospedale, di fatto, consiste in alcuni edifici immersi nel verde, che si sono trovati quasi per caso a costituire un’oasi in mezzo alla città. Nelle stagioni estive è tra i luoghi di Milano più adatti ad ospitare eventi e festival, per esempio quello di Radio Popolare la scorsa settimana.

Le imprese sociali sviluppate dall’associazione sono infatti il bar ristorante Jodok, il BistrOlinda al Teatro Elfo/Puccini, Fiore-cucina in libertà a Lecco, OlindaCatering, l’OstellOlinda e il TeatroLaCucina. Presso quest’ultimo, chiamato così perché nato nelle ex cucine dell’ospedale immerse nel parco del Pini, si tiene ogni estate il festival di teatro Da vicino nessuno è normale.

TeatroLaCucina

TeatroLaCucina

Da vicino nessuno è normale si propone come riferimento culturale per la zona non solo per i giorni del festival, ma anche — in prospettiva — per costruire qualcosa di stabile in un’area di Milano che, secondo gli animatori del festival, ne ha bisogno. Del resto questo è un problema comune a molte aree della città, come abbiamo fatto notare qualche tempo fa per i centri di aggregazione giovanile.

Il festival è ora nel bel mezzo del suo svolgimento, e propone spettacoli di teatro e danza, letture, concerti — qui il calendario dei prossimi eventi. Oh no simone Weil! di e con Milena Costanzo in scena il 30 giugno: un lavoro per tentare di aderire alla difficilissima ascensione verso l’alto che Simone Weil aveva condotto e testimoniato nei suoi ultimi pensieri L’ombra e la grazia. L’esito del laboratorio teatrale Non-scuola in scena il 3 e il 4 luglio: un modo di assistere a come il Teatro delle Albe di Ravenna lavora anarchicamente con gli adolescenti per sudare, vivere e sformare testi classici; i due soli Soggetto senza titolo e Fray di Olimpia Fortuni, giovane esponente della danza d’autore prodotta dall’associazione Sosta Palmizi, in scena il 6 luglio. 


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