L’amore dimenticato tra Frida Kahlo e Lev Trockij

Negli anni ’30, il navigato rivoluzionario russo e l’ancora sconosciuta pittrice messicana vissero una breve quanto intensa storia d’amore.

Nel 1937 Frida Kahlo dipinge un noto ritratto di Lev Trockij, l’esule sovietico giunto in Messico nello stesso anno. Quella tela non è un semplice omaggio. Nasconde dietro di sé un vero rapporto amoroso, rimasto nascosto tra le pieghe del tempo.

Il 9 gennaio 1937, dopo 21 giorni di traversata, attraccò al porto di Tampico, in Messico, la petroliera norvegese Ruth, con a bordo un personaggio tutt’altro che anonimo: Lev Trockij. Il fondatore dell’Armata Rossa era stato espulso dal partito nel 1927 e dall’Unione Sovietica nel 1929, a causa delle sue idee politiche contrapposte a quelle di Stalin. La maggior parte dei Paesi si rifiutava di accoglierlo, temendo una reazione da parte dell’URSS, e per tale motivo Trockij era stato costretto a viaggiare senza tregua da un posto all’altro.

In Messico, ad accogliere il rivoluzionario russo, la moglie Natal’ja Sedova e il nipotino Seva (gli unici superstiti della famiglia), si erano radunati i suoi pochi seguaci messicani, tra le cui fila spiccava la figura di Frida Kahlo.

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La pittrice — come anche il marito, il popolare muralista Diego Rivera — era una fervente comunista, come raccontato anche nel film biografico Frida, uscito nel 2002. Nel 1928 Rivera, un anno prima del matrimonio, aveva ritratto Frida nel ciclo di affreschi murali nelle gallerie del cortile centrale del Palazzo Nazionale di Città del Messico, che rappresenta la storia del Paese dal 1520 al 1930. Nel dipinto Ballata della Rivoluzione proletaria Frida indossa una camicia rossa e distribuisce armi al popolo assieme ad altri volti famosi, come Tina Modotti, fotografa, attivista e attrice originaria di Udine con cui la Kahlo allacciò una forte amicizia (sconfinata anche in un rapporto d’amore), l’esule cubano Julio Antonio Mella e il pittore muralista David Alfaro Siqueiros.

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La dedizione di Frida alla causa messicana era così appassionata che lei stessa si presentava come nata nel 1910, anno dell’inizio della Rivoluzione Messicana, piuttosto che nel 1907, data reale della sua nascita. Si definiva “una figlia della rivoluzione,” marciava con il popolo sostenendo gli ideali di Karl Marx. Si tesserò, con il marito, nel Partito Comunista Messicano, da cui però entrambi furono espulsi senza troppi complimenti quando si opposero alla linea stalinista dominante, preferendo la corrente di pensiero di Trockij e passando al servizio della Quarta Internazionale. Per questo, quando l’ex rivoluzionario russo si trovò sballottato tra vari Paesi europei, costantemente in fuga dai sicari stalinisti, la coppia gli offrì asilo politico nella propria dimora, la famosa Casa Blu a Coyoacán, quartiere di Città del Messico.

All’epoca Trockij aveva 58 anni, una dura vita alle spalle, fatta di lotte e sacrifici, a causa dei quali aveva anche perso i quattro figli, finiti uccisi dalla polizia o suicidi. La freschezza dei 30 anni e l’aura esotica che emanava Frida lo colpirono e lo conquistarono.

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Frida, se da un lato era affascinata dalla personalità “importante” del rivoluzionario, dall’altro voleva anche trovare in lui un modo di riscattarsi da tutti i tradimenti subiti da Diego Rivera, famoso per essere un indomabile libertino. Georgij Černjavskij, autore della biografia di Trockij, scrive: “[Frida] tentava, attraverso il tradimento con il maestro’ del marito, di distruggere Diego, di vendicarsi per i molteplici tradimenti di lui.” Come un ragazzino, Trockij la rincorreva per il patio; probabilmente una corsetta scherzosa, giacché Frida non era nella condizione fisica di potersi muovere con agilità – un’incidente l’aveva quasi uccisa qualche anno prima. Lei si lasciava prendere e lo accompagnava nella sua camera, in cui troneggiava un grande letto ortopedico, inizialmente solo per fargli ammirare i suoi dipinti.

Anche Trockij, dal canto suo, sembrava travolto dal sentimento; in una lettera scriveva a Frida:

“Mi hai restituito la giovinezza e tolto la ragione. Quando sono con te, mi sento come un ragazzetto di diciassette anni.”

Il tradimento era reso ancor più piccante dalla presenza della moglie di Trockij, non solo nella stessa abitazione in cui avvenivano gli incontri galanti, ma spesso addirittura allo stesso tavolo dove si riunivano per mangiare. La conversazione avveniva sempre in inglese, lingua sconosciuta alla beffata Natal’ja, che assisteva ignara a dichiarazioni d’amore scambiate proprio sotto il naso.

Natal’ja, Frida e Trockij

Natal’ja, Frida e Trockij

Per poter passare del tempo in piacevole compagnia, i due spesso si incontravano segretamente nella casa della sorella di Frida, Cristina, in Calle Aguayo. Il turbinoso susseguirsi di dichiarazioni d’amore nascoste tra i libri che Trockij faceva avere alla sua musa tramite i sorveglianti o la segretaria, gli incontri segreti e le rischiose allusioni al tavolo conviviale si protrassero per qualche mese, fino a quando Natal’ja, ormai al corrente di tutto e bruciata dal tradimento, trovò il coraggio di affrontare il marito. Dopo una furibonda lite tra i coniugi, Trockij se ne andò a vivere in una fattoria a circa 120 km dalla Casa Azzurra, come riportato in Natalja Sedova Trotsky (1862-1962) Per una biografia ancora da farsi di Diego Giachetti.

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Tutta l’adrenalina data dalla segretezza del rapporto si sgretolò assieme al presunto “amore” nei confronti della pittrice messicana; Trockij, nel luglio del 1937, già supplicava la moglie di perdonarlo e riprenderlo con sé tramite una lettera che purtroppo non si è conservata. Natal’ja accettò e Trockij poté tornare a Coyoacàn. Decise di lasciare Frida, spiegandole accuratamente il proprio punto di vista e chiedendole di rendergli tutte le lettere che le aveva dedicato, per evitare che finissero nelle mani sbagliate. Frida pare tuttavia aver reagito con indifferenza. L’ondata di passione anche da parte sua era già scemata, poco tempo prima aveva rivelato ad un’amica di essere “stufa del vecchio.”

Entrambi, di comune accordo e pacificamente, tornarono alle rispettive vite coniugali.

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Nel 1937 Frida regalò all’ex amante un suo dipinto, Autoritratto dedicato a Lev Trockij. Chiamato anche Between the curtains, è intriso di simboli che richiamano il mondo russo contemporaneo dell’epoca: le tende, simili a quelle di un palcoscenico, sono bianche, colore ben poco utilizzato nei quadri di Frida, che qui la pittrice vuole contrapporre al rosso della fazione opposta a Trockij. La gonna riprende i motivi floreali tipici dell’arte russa. Tra le mani, la donna, con sguardo fermo e fiero, tiene un mazzo di fiori e una lettera che recita: “Para Leon Trotsky con todo cariño, dedico ésta pintura, el dia 7 de Noviembre de 1937. Frida Kahlo. En San Angel, México.

Per il rivoluzionario, tuttavia, la storia d’amore con la pittrice era ormai così lontana che, quando arrivò il momento di traslocare dalla Casa Blu, addirittura dimenticò di prendere con sé l’opera (altre fonti suggeriscono sia stata Natal’ja e a pretendere che il dipinto venisse lasciato sul posto).

La scappatella comunque non passò senza conseguenze per l’esuberante pittrice messicana. Dopo l’omicidio di Trockij per mano di Ramón Mercader (zio di Christian De Sica) nel 1940, Frida fu interrogata dalla polizia e incarcerata con il sospetto di aver partecipato al delitto per motivi di natura personale. Riuscì a tornare in libertà solo grazie all’intervento del presidente del Messico, Lázaro Cárdenas del Río.

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